Negli ultimi mesi Tom Cruise è comparso con una certa frequenza sulla scena internazionale. È stato alla cerimonia di chiusura dei Mondiali di calcio, ha indossato diversi costumi per una serie di video promozionali legati alla competizione e si è fatto fotografare mentre impugnava una vanga di dimensioni spropositate – uno dei simboli di Digger, il nuovo film del regista messicano Alejandro González Iñárritu, di cui è protagonista. Questi e altri episodi rientrano proprio nella campagna promozionale di Digger, uscito il primo ottobre, all’inizio di quella stagione cinematografica in cui gli studios concentrano i titoli con maggiori ambizioni nella corsa agli Oscar. Nel film Cruise interpreta un milionario che, dopo aver provocato un disastro, si ritrova a dover salvare il mondo dalle conseguenze delle proprie azioni. Il film è una commedia satirica, ma il ruolo di Cruise sembra costruito intorno ad alcuni degli elementi che più spesso attirano l’attenzione dell’Academy: una trasformazione fisica evidente, con Cruise truccato per apparire anziano, e una certa dose di mortificazione dell’attore, in modo da scrollarsi di dosso l’immagine da divo che ha costruito in decenni di carriera. Tutti ingredienti che sembrano indicare una direzione precisa: portare Tom Cruise, per la prima volta, verso il premio Oscar come miglior attore.
L’ultima candidatura agli Oscar di Tom Cruise risale a 27 anni fa, con Magnolia di Paul Thomas Anderson. Eppure, tra gli anni Ottanta e Novanta, Cruise ha lavorato con un numero elevato di grandi registi, come Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Stanley Kubrick, Steven Spielberg e Brian De Palma, tra i tanti. Tuttavia, in oltre quarant’anni di carriera ha ottenuto solo tre candidature agli Oscar, senza mai vincerne uno. Nel 2025 Cruise ha ricevuto un Oscar alla carriera, un riconoscimento però considerato minore rispetto alla vittoria di un premio competitivo. Con Digger, quindi, Cruise punta al suo primo vero Academy Award. Le intenzioni sono diventate evidenti già dal trailer del film, composto per circa due terzi da spezzoni delle sue interpretazioni più note, assemblati in una sorta di celebrazione della sua carriera. A questo si aggiunge la presenza di Iñárritu alla regia, che ha già vinto l’Oscar per Birdman e The Revenant e che, almeno sulla carta, rende Digger un candidato naturale per la stagione dei premi. Anche Warner Bros., lo studio che ha prodotto il film, sembra intenzionato a promuovere Digger come uno dei titoli di punta della stagione. La strategia dovrebbe essere simile a quella adottata per Una battaglia dopo l’altra, che all’ultima edizione degli Oscar ha vinto, tra gli altri, i premi per miglior film, regia e sceneggiatura. Come il film di Paul Thomas Anderson, anche Digger non passerà da un grande festival internazionale e seguirà una distribuzione pensata per traghettarlo direttamente verso la stagione dei premi.
Thank you for spending the day with me and sharing in our mutual love of cinematic storytelling on the legendary Warner Brothers Lot.
— Tom Cruise (@TomCruise) July 12, 2026pic.twitter.com/ufQGBs0wYQ
Per Cruise l’occasione più concreta di vincere un Oscar fu nel 1990, quando venne candidato come miglior attore per Nato il quattro luglio di Oliver Stone. Era esattamente il tipo di interpretazione che l’Academy tende a premiare: Cruise interpretava un veterano del Vietnam rimasto paralizzato, in un ruolo che richiedeva una radicale trasformazione fisica e psicologica. Dopo quella e altre delusioni, Cruise finì per allontanarsi progressivamente dalla corsa agli Oscar. A partire dal 2005, inoltre, la sua immagine pubblica subì un contraccolpo importante, soprattutto a causa delle sue dichiarazioni pubbliche su Scientology, mentre gli incassi dei suoi film cominciarono a risentirne. Per un periodo sembrò persino che la sua carriera fosse quasi del tutto finita. Cruise, però, iniziò a puntare sulla propria immagine di star: nei quindici anni successivi si concentrò quasi esclusivamente su grandi produzioni d’azione, costruendo intorno a sé un cinema sempre più spettacolare e lasciando in secondo piano la componente drammatica e autoriale che aveva caratterizzato la sua carriera precedente. Nel frattempo Cruise è diventato uno dei principali “ambasciatori” di Hollywood, esponendosi cioè pubblicamente per difendere il cinema in sala e l’industria che lo ha reso celebre. È anche per questo che la campagna di Digger non sembra voler promuovere soltanto la sua interpretazione nel film, ma anche il suo percorso all’interno dell’industria cinematografica nordamericana. E non sorprende che per Digger l’attore abbia già raccolto il sostegno di alcune delle personalità più importanti di Hollywood.