Tre mostre da vedere assolutamente a luglio

Che si tratti di una rigenerante sessione di shopping o del classico ed irrinunciabile aperitivo con gli amici, a tutti piace mettere il naso fuori di casa senza che la meta da raggiungere sia necessariamente il banco di scuola, l’università o il lavoro. Se poi ci si trova tra le vie di una città il divertimento è assicurato, poiché la proliferazione di luoghi e attività per passare il proprio tempo libero permette a ognuno di trovare ciò che più si addice ai propri gusti e interessi. Non mancano, però, musei e gallerie, spazi che da sempre popolano le nostre città rendendole significative anche dal punto di vista culturale. Dunque, se siete alla ricerca di un posto dove il tempo libero incontra la conoscenza e amate l’architettura, il design o l’arte, vi suggeriamo tre mostre che non potete perdervi a Milano, Torino e Filicudi durante il mese di luglio.

Sony World Photography Awards 2025

Dal 12 giugno al 28 settembre 2025, il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano ospita la tappa italiana dei Sony World Photography Awards, il prestigioso concorso internazionale giunto alla sua 18ª edizione.

Curata da Barbara Silbe, la mostra raccoglie 141 opere di 52 autori provenienti da tutto il mondo, offrendo uno sguardo potente e sfaccettato sulla fotografia contemporanea.

Tra gli scatti in esposizione spicca The Antropocene Illusion di Zed Nelson, premiato come Photographer of the Year, un’indagine visiva sull’ambiguo rapporto tra uomo e natura attraverso ambienti artificiali. Accanto a lui, i lavori di altri autori d’eccellenza, tra cui l’italiana Chantal Pinzi, vincitrice della categoria Sport con il progetto Shred the Patriarchy, e i connazionali Giovanni Capriotti e Alessandro Gandolfi, anch’essi premiati.

Alfred Eisenstaedt

Dal 13 giugno al 21 settembre 2025, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino ospita una grande mostra inedita dedicata ad Alfred Eisenstaedt, tra i più iconici fotografi del Novecento. A trent’anni dalla sua scomparsa e ottanta dal celebre V-J Day in Times Square – l’immagine del bacio tra un marinaio e un’infermiera diventata simbolo della fine della Seconda Guerra Mondiale – l’esposizione, curata da Monica Poggi, presenta oltre 150 fotografie, molte delle quali mai esposte prima.

Il percorso ripercorre l’intera carriera del fotografo tedesco naturalizzato americano: dagli inquietanti ritratti dei gerarchi nazisti nella Germania degli anni Trenta, alla vitalità degli Stati Uniti nel dopoguerra, fino ai reportage dal Giappone e all’Italia del secondo dopoguerra. Accanto a questi, anche i ritratti di figure storiche e culturali come Einstein, Oppenheimer, Sophia Loren, Marilyn Monroe e Marlene Dietrich.

La mostra racconta a pieno lo stile di Eisenstaedt: un linguaggio fotografico a metà tra documentazione e poesia visiva, dove la precisione del reportage si intreccia con tocchi di ironia surreale e citazioni pittoriche. Una rara occasione per riscoprire, per la prima volta in Italia dal 1984, lo sguardo profondo e umanissimo di uno dei grandi narratori del XX secolo.

Ettore Sottsass

Fino al 26 luglio 2025, Studio Casoli presenta a Filicudi una mostra dedicata a Ettore Sottsass, maestro del design e fondatore del gruppo Memphis. Allestita nel borgo di Pecorini, la mostra si sviluppa come un percorso per suggestioni, dove oggetti, fotografie e materiali dialogano con la luce e il paesaggio dell’isola eoliana che tanto ha significato per Sottsass e per la moglie Barbara Radice.

Non si tratta di una semplice retrospettiva, ma di un racconto definito esperenziale: tra mobili iconici come la Superbox Torno Subito (1966) e la consolle Tartar (1985), specchi Dionisolampade progettate per Artemide e le celebri ceramiche Shiva, il confine tra arte, design e pensiero si dissolve in una narrazione fluida e simbolica.

A completare l’allestimento, una serie di fotografie in bianco e nero scattate da Sottsass stesso sull’isola, stampate appositamente per l’occasione. Immagini essenziali, fatte di pietre, ombre e muri che restituiscono la sua visione pittorica e la relazione profonda con la luce mediterranea. Come ricorda lo stesso Sottsass: «In realtà la luce non illumina, la luce racconta». Proprio in questo racconto prende forma in mostra: un omaggio poetico e silenzioso, in cui ogni oggetto diventa rito, memoria e presenza.