La collezione autunno/inverno 2026 di GROSSI riflette un momento preciso della vita: quella soglia intorno ai trent’anni in cui non si è più davvero ragazzi, ma si sta ancora imparando a diventare uomini. Ispirandosi a questa fase piuttosto ambigua, Andrea Grossi trasforma infatti il menswear in uno strumento per interrogare identità, ruoli e costruzioni sociali.
Per il designer, considerato uno dei nomi più promettenti del panorama fashion emergente, il concetto è tanto importante quanto il prodotto. In questo caso, il punto di partenza è il gioco, dinamica attraverso la quale da bambini impariamo a immaginare chi potremmo essere e che con il passare del tempo viene traslata nell’utilizzo del proprio guardaroba.
A livello di costruzione, i look restano profondamente radicati nella tradizione, anche se lane e tessuti sartoriali vengono manipolati attraverso trattamenti presi in prestito dal mondo del workwear, con finiture che conferiscono ai materiali una superficie quasi lucida, simile alla pelle. Per quanto riguarda invece le stampe, una serie di personaggi illustrati chiamati Sbarbi compaiono sulle t-shirt rappresentando quasi un ricordo caricaturale d’infanzia, ma anche una metafora della crescita.
Tra i punti più interessanti della stagione emerge il PizzEroticus, un motivo decorativo sviluppato tramite incisione laser su tessuti tecnici che prende spunto dai disegni erotici del fumettista italiano Andrea Pazienza. In pratica è una rilettura contemporanea del pizzo, che, sebbene sia storicamente associato alla femminilità, entra nell’immaginario maschile con un’attitudine ironica e provocatoria. Non meno degni di nota sono i capi realizzati con capelli umani intrecciati alla lana sviluppati in collaborazione con l’artista Anthony Mongin, che cancellano il confine tra corpo e abito e suggerendo una riflessione quasi antropologica sul rapporto tra identità e materia.
Con “L’Uomo per Gioco”, il giovane stilista ci propone dunque un’idea di moda che non celebra la mascolinità tradizionale, ma la osserva, la smonta e la ricostruisce per definire un’identità ancora in costruzione.
















