Se sei stanco del MacBook sei stanco della vita

Qualche giorno fa al Coachella è andata in scena una delle rappresentazioni più fedeli della contemporaneità.

Da una parte migliaia di fan, carichi di lacrime e di emozione, fissavano il palco attraverso lo schermo del proprio smartphone. Di fronte a loro, su uno dei palchi più importanti al mondo, Justin Bieber ricambiava il loro amore frapponendo davanti ai suoi occhi lo schermo di un MacBook Pro. A casa, sparsi per il mondo, milioni di spettatori si godevano lo spettacolo filtrato dal display di un telefono o dallo schermo di un pc. Mentre Bieber faceva scrolling tra i suoi vecchi video YouTube i fan presenti all’evento comunicavano con lui attraverso una chat. Il resto del mondo, intanto, guardava in streaming, proprio su YouTube. 

Ovviamente lo show ha fatto discutere: da una parte c’è chi ha problematizzato sul suo cachet e sulla natura stessa dell’esibizione, dall’altra c’è chi ne ha sottolineato la coerenza rispetto al suo percorso mettendo l’accento sul gesto artistico, decisamente minimalista e quindi in netta contrapposizione rispetto al tipico show del Coachella. La verità è che, nonostante i black mirror che hanno riempito l’Empire Polo Club, l’esibizione della popstar canadese ha centrato il punto: ha saputo emozionare. E lo ha fatto trasformando un MacBook grigio in un archivio emotivo dalle mille sfumature. 

Deadmau5 lo problematizza

Sul ruolo del MacBook come strumento scenico o strumento musicale si è discusso molto negli anni passati. Lo si è fatto soprattutto negli anni ’10, in concomitanza all’emergere dell’ondata di dj legati al mondo EDM e all’elettronica. Celebre la polemica scatenata da un’altra superstar canadese un po’ di tempo fa. Nell’ormai lontano 2012 il dj e produttore Deadmau5 pubblicò sul suo profilo tumblr un post intitolato “we all hit play” nel quale, fondamentalmente, sosteneva come il mercato della musica live dell’epoca si reggesse su una truffa: secondo Deadmau5 il ruolo dei dj, incluso sé stesso, all’interno dei live set era pressoché inutile. L’esibizione, dal suo punto di vista, si esauriva in, appunto, premere un pulsante sul proprio pc.  

Nel corso di questi 15 anni la pervasività della tecnologia è aumentata a dismisura in ogni aspetto dell’esperienza umana. E, come dimostra l’esibizione di Justin Bieber, il focus nel corso del tempo si è spostato: da che il pc era usato in sostituzione di uno strumento musicale o come scorciatoia nella performance, a che si è trasformato in un oggetto non solo visibile e scenico, ma vivo e palpabile. Tre artisti in particolare incarnano bene questa trasformazione che dice molto di noi, e dell’evoluzione del nostro rapporto con la tecnologia nel corso degli ultimi 10 anni. 

Kanye west lo monumentalizza

Come spesso accade, l’evento sliding door è opera di Kanye West. Si tratta del lancio di The Life Of Pablo, il suo settimo album ufficiale pubblicato nel 2016. Ye – all’epoca al picco massimo della sua influenza sul mondo della musica e della moda – fu il primo a trasformare un evento privato, fino a quel momento riservato agli addetti ai lavori, in uno show al quale si poteva accedere acquistando un biglietto. La tanto chiacchierata epopea dei listening party di Kanye – di cui si è parlato molto nel nostro paese dopo il suo passaggio a Milano in occasione dell’uscita di Vultures 1 – nasce proprio al Madison Square Garden dieci anni fa. L’immagine di Kanye di fronte a 20.000 spettatori paganti – attorniato da rapper, modelle e collaboratori – mentre schiaccia play sul suo MacBook è emblematica, oltre che lungimirante. Il pc di Kanye non è più uno strumento, ma il centro della performance.  

Fred Again lo umanizza

L’evento culmine che ha segnato il picco dell’utilizzo della tecnologia è avvenuto durante il Covid. Nei primi anni ’20, rinchiusi dentro casa tra dubbi incertezze, abbiamo scaricato tutta la nostra emotività all’interno di smartphone e pc. Ed ecco che questi strumenti si sono trasformati in qualcosa di ancora più grande, rivelandosi dei partner emotivi con cui sfogare la nostra frustrazione e a cui confidare la nostra intimità. Tra l’emergere di rapporti parasociali sempre più profondi con streamer e content creator, chi è stato in grado di cogliere questo rinnovato significato attribuito alla tecnologia è stato Fred Again. Il dj e producer inglese ha trasformato il suo MacBook in uno strumento in grado di raccogliere e filtrare emozioni, esattamente come uno strumento musicale

Fred Again in quegli anni è riuscito ad intercettare una necessità profonda traducendola in musica. Non è un caso che il suo successo sia passato attraverso un brano manifesto di quel periodo storico come Marea (We’ve Lost Dancing) e attraverso i video TikTok che lo ritraevano in compagnia esclusiva del suo fedele computer. Il produttore inglese è stato in grado di unire frammenti di vita reale, tratti dalla sua esperienza personale, alla freddezza tecnologica. Di fatto umanizzando il MacBook e i nostri piccoli schermi, diventati enormi contenitori di emozioni durante l’isolamento del Covid. 

@fredagainagain #newmusic #electronicmusic #livemusic #ontour ♬ original sound – Fredagainagain

Travis Scott lo distrugge 

Passata la sbornia tecnologica e con il rientro progressivo alla normalità, abbiamo dovuto cominciare ad occuparci delle scorie lasciate dalla pandemia. Il boom dei concerti e degli eventi dal vivo seguito al Covid ben rappresenta la profonda stanchezza di ognuno di noi. A ciò abbiamo risposto con la disperata ricerca di contatti umani. Il sentiment delle persone verso il mondo tecnologico ha iniziato a cambiare forma. Ed ecco che, mentre i live ricominciavano a riempirsi, diventano virali i video di Travis Scott intento a distruggere MacBook in console. Con quel gesto il rapper di Houston stava inconsapevolmente facendo due cose: da un lato nobilitando definitivamente il MacBook a strumento musicale vero e proprio, come un moderno Jimi Hendrix. Dall’altro rappresentando il nostro mutato sentimento nei confronti della tecnologia: dal provare amore nei suoi confronti, perché meritevole di avvicinarci agli altri, a provare rabbia e risentimento, perché colpevole di averci isolato. 

@hiphop__10 #travisscott ♬ original sound – user4158704783140

Justin Bieber lo usa come memoria collettiva 

Ed eccoci tornati allo show di Bieber al Coachella dove la tecnologia cambia nuovamente forma. La popstar canadese, del resto, è il simbolo di un’intera generazione cresciuta sul web: quella dei cosiddetti late millenial o early Gen Z. Per capirci, i suoi coetanei nati tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni ‘2000, primi testimoni inconsapevoli di una trasformazione antropologica avvenuta sottopelle. 

Il MacBook sul palco non ci fa più discutere, lo diamo ormai per scontato. Siamo già passati attraverso la monumentalizzazione operata da Kanye West, l’umanizzazione realizzata da Fred Again e la distruzione compiuta da Travis Scott. Al massimo discutiamo del nuovo utilizzo che Bieber ne fa su quel palco: quello di un grosso archivio digitale a portata di mano del mondo intero. Un album di ricordi pubblico, a disposizione di chiunque ne voglia usufruire e in grado di comunicare ogni tipo di emozione umana. Ci disorienta magari, perché a pensarci sembra assurdo che dentro a un MacBook possa essere rinchiusa un’esistenza intera. 

Ma a pensarci meglio, non è così per ognuno di noi? Ecco perché se sei stanco del MacBook sei stanco della vita.