Sarah Toscano sa farsi le domande giuste

Quando si parla di arte, la noia è spesso un elemento fondamentale. Anche se apparentemente ci ferma, in realtà smuove anima e corpo alla ricerca di qualcosa di diverso. Tanto che uno dei problemi di oggi sembra essere proprio questo: non ci annoiamo più, abbiamo sempre qualcosa da fare, viviamo nella frenesia di impegni incastrati a forza in orari strettissimi e se mai capitasse che abbiamo un momento libero, sarà sicuramente occupato dallo scrolling al telefono. Per questo la creatività sembra finita, perché non abbiamo tempo di annoiarci e dare quindi vita a cose nuove.

Nella vita di Sarah Toscano, però, il problema non è la noia. La sua spinta parte da tutt’altro, forse dalla voglia estrema di vivere e scoprire e sperimentare. Che sia l’eccezione che conferma la regola? Oppure forse quella della noia è solo una scusa che ci diamo per riempirci di cose da fare e alla fine non cambiare niente?

Le cose che Sarah fa e che ha fatto in soli 20 anni sono tantissime – e tutte per giunta bene. È sempre stata una sportiva, facendosi discreta strada nel tennis, canta da quando è bambina e il suo percorso non è da spiegare, ha recitato in uno dei film più discussi di recente e lo ha fatto trattando un tema estremamente sensibile. Tutte cose che riguardano ambiti molto lontani tra loro, e se di solito siamo abituati a sceglierne uno e portarlo avanti nella speranza che vada bene, Sarah ha deciso di farli tutti insieme.

«È la curiosità e la voglia di fare, che mi spinge. Sono una persona molto curiosa e mi piace sempre provare cose nuove, fin da quando sono piccola. Mi piace provare, sperimentare. Poi sono giovane e ho tanta, tanta voglia di fare, quindi mi piace esplorare mondi che sento miei. La passione del canto ce l’ho da quando sono nata. Vengo da una famiglia di musicisti che suonano il piano e che amano la musica, cantano e ballano. Quindi ce l’ho sempre avuto nel sangue. Ho iniziato effettivamente a studiare dopo il percorso di Amici. Prima non avevo mai fatto lezioni di canto, però è sempre stata una cosa che mi ha accompagnato da quando scrivevo le canzoni al pianoforte a casa mia».

A volte basta poco per innescare una reazione a catena di cose che possono cambiarti la vita, e a Sarah Toscano sembra bastare pochissimo. Per questo la prima domanda che le ho fatto è stata proprio per cercare di capire da dove partisse questa voglia e questa spinta. Perché è vero che a 20 anni sembra avere tutto il tempo del mondo, ma alla fine neanche così tanto, soprattutto se tutte queste cose le fai a un certo livello. 

«Non mi annoio mai, anche perché di momenti morti ne ho ben pochi, ti dico la verità. Ormai si tratta più di andare a incastrare cose nuove. L’anno scorso, quando ho girato il film, non è stata una passeggiata a livello di tempistiche. Avevo in mano il singolo estivo, un tour che stavo preparando, un album che stavo scrivendo e tutta la promo estiva. Ho passato mesi in cui non dormivo. Magari facevo after, andavo da Bologna a Torino e non avevo dormito», mi racconta. «Spesso mi dicono “cavoli hai vent’anni, stai facendo un sacco di cose, magari non è un po’ troppo?”, ma io credo sinceramente di no».

E di questo Sarah ne è convinta. Non che non si ponga il problema, sa benissimo che cosa significa finire in burnout, ma l’importante probabilmente è conoscersi e sapere dove sono i propri limiti. «Fino a che ci sei, fino a che hai la testa, fai», gli ha detto sua zia in una conversazione sul tema che dice averla fatta riflettere mentre parlavamo. «Mia zia è stilista e mi ha raccontato che Yves Saint Laurent aveva 17 anni quando è entrato nel mondo della moda, e poi a 21 anni ha preso in mano la direzione di Dior. E quindi mi ha detto “io sono super pro a quello che fai, perché sei giovane, hai energia, hai voglia di fare, fai, fai più che puoi”. Più che puoi, chiaramente tenendo sempre in primis la salute mentale e fisica».

Testa sulle spalle, quindi. Un messaggio che Sarah ha mandato a tutti quando è stata ospite all’ONU. Al di là del fatto che sia stata proprio lei ad essere chiamata, in realtà è il modo in cui si è presentata e ciò che ha detto a fare la differenza. Nonostante si trattasse di un momento decisamente importante e pieno di aspettative, Sarah si è presentata in modo estremamente umano, parlando di errori, che lei ancora oggi fa spesso, e di domande da porsi. E soprattutto, quando vediamo il percorso di una persona che sembra che stia facendo tutto giusto, è estremamente umano ricordare che ognuno continuerà a fare errori sempre.

«Che la vita è la tua alla fine», mi risponde quando le chiedo qual è il più importante insegnamento che ha imparato dagli errori fatti nell’ultimo anno. «La carriera è nostra, non degli altri. È giusto circondarsi di persone di cui vogliamo il parere, ovviamente se si stimano, ma alla fine l’ultima decisione deve essere la nostra, perché se poi vai avanti nel tempo, ma anche banalmente di mesi, e una decisione non l’hai presa veramente tu, non va bene, perché poi te ne penti. Ed è meglio pentirsi di una scelta che hai fatto tu, piuttosto che pentirsi di una scelta che ti hanno fatto fare gli altri, seppur in buona fede. Forse questa è una delle cose che in questo momento sento di più», afferma. «La strada è la tua, quindi è giusto chiedere aiuto, chiedere un consiglio, ma se non sei convinto di una cosa, non si fa».

Eppure perdersi è semplice, e mantenere la mente concentrata su ciò che si vuole non è scontato, soprattutto quando intorno si ha tutta questa confusione. Ma forse il segreto di Sarah è proprio quello di non cercare il tempo per pensare ma pensare facendo. Come se tutto ciò che fa fosse una diretta conseguenza di ciò che accade, tutto in base alla voglia che ha o meno di fare qualcosa. Senza rimuginarci troppo, e senza pretendere da sé stessa troppe risposte, che spesso e volentieri non ci sono neanche. Ad essere importanti sono infatti le domande, perché senza quella giusta è facile smarrirsi. Che poi a quest’età come si fa a sapere qual è la domanda giusta da farsi?

«Io ogni giorno mi domando “sei felice? Sei contenta di quello che stai facendo?” Fino a quando la risposta sarà sì, andrò avanti per la mia strada. Penso che avere vent’anni e una carriera avviata sia una cosa molto bella, ma allo stesso tempo anche molto rischiosa, perché quando sei giovane non sai tanto del futuro. Quindi l’importante per me è essere felice di quello che stai facendo oggi».

La sua risposta mi fa venire in mente la tanto discussa scena dell’ultima serie di Zerocalcare, quando sua madre a un certo punto gli dice che vorrebbe una sola cosa nella vita da lui: che fosse felice. Una richiesta per lui totalmente inaspettata e spiazzante, come se mai prima di allora non ci avesse pensato. Probabilmente perché troppo difficile, o forse addirittura impossibile. Come si fa ad essere sicuri ogni giorno di ciò che stiamo facendo nella vita? Per alcuni è una cosa che non si arriva a pensare mai, Sarah invece se lo chiede tutti i giorni.

«Ogni giorno i miei genitori mi chiedono se sono felice. Per me è giusto concentrarsi sul lavoro e sui tuoi obiettivi di vita, ma è importante anche avere una base solida al di fuori di quello. Che sia la famiglia, che siano gli amici, che siano delle serate del cavolo che ti fai a casa, al cinema, qualunque cosa che aiuta a mantenere anche una stabilità mentale, secondo me è fondamentale».

Se la musica è sicuramente tutto ciò che vuole fare nella vita, non è comunque soltanto questo ciò che ha fatto nell’ultimo anno. Dopo aver partecipato ad Amici e poi a Sanremo, si è cimentata per la prima volta nel cinema con il film “Non abbiam bisogno di parole”. Non una storia qualunque, bensì quelle poco raccontate, che parla della storia di una ragazza figlia di sordi – e Sarah interpreta proprio quest’ultima. Un ruolo che non solo tocca un argomento estremamente sensibile, ma che porta con sé un certo livello di responsabilità. Soprattutto per chi per la prima volta si presenta in questo mondo.

«Sicuramente mi sentivo tanta responsabilità addosso, perché volevo rappresentare al meglio quello che potesse essere il mondo dei sordi. La mia insegnante di LIS nel film era una coda, ovvero una figlia di sordi, quindi mi ha insegnato tanto e sono stata molto fortunata. Non è un mondo di cui si parla nelle scuole, o al telegiornale, non succede quasi mai. E invece quelle persone esistono, come tutti noi. Sono esseri umani come tutti noi, hanno una vita come tutti».

Sarah ciò che fa lo prende a cuore, e di questo film era sicura fin dall’inizio, ci dice. Forse anche perché «è bello quando si insegue la propria strada, ma è bello anche che si illumini quella degli altri», ci dice. «È come se in fondo al tunnel vedessi una luce, ma non te la so descrivere questa luce, la vedo là in fondo, che un passo alla volta si avvicina sempre di più. Forse non si raggiungerà mai, magari rimarrà sempre là. È la voglia di scoprire, di conoscermi, di conoscere e di poter condividere». 

In tutto questo, è molto divertente chiederle che cosa diceva alla maestra quando domandava che cosa avrebbe voluto fare da grande e sentirsi rispondere «Vuoi saperlo veramente? La mia risposta era che volevo fare la capa del mondo. Oppure la gelataia, o la cassiera».

Fotografo
Christian Zoratto
Stylist
Lorena Ciotta
Hair Stylist
Jury Mangone
MUA
Selene Tessera Guffanti