Rick Rubin ha riportato il suo Festival of the Sun in Toscana

Anche quest’anno Rick Rubin ha deciso di festeggiare il solstizio d’estate con un festival organizzato sui colli di Siena.

Se nel 2024 è stata una novità, quest’anno il Festival of the Sun è stato una conferma. Se la prima volta si teneva tutto a Casole d’Elsa, con poche esibizioni aperte al pubblico e molte riservate a pochi, quest’anno tutto quanto si è tenuto in piazza a Colle Val d’Elsa, con accesso garantito ai residenti e a coloro che erano riusciti a prendere i biglietti gratuiti disponibili su DICE. 

Non è una novità: ormai da anni Rick passa lunghi periodi in provincia di Siena e un giorno di un paio di anni fa ha deciso di celebrare il solstizio d’estate invitando artisti e amici da ogni parte del mondo. Non troppi però: quelli giusti per metter su due giornate che sarebbero rimaste nei ricordi di molti, tra questi James Blake.

Quest’anno ha deciso di farlo di nuovo, accogliendo le critiche del primo anno che lo avevano considerato troppo elitario e chiuso rispetto a quello che ci si aspettava. Di fatto questa volta, a parte la prima giornata che non era stata annunciata, si è svolto tutto quanto in piazza, distribuendo le esibizioni in vari luoghi della provincia di Siena.

Nessun evento propriamente chiuso, quindi, e neanche nomi così famosi a livello internazionale. L’obiettivo era chiamare artisti “semplicemente” molto bravi, che potessero portare qualcosa di nuovo, ma che soprattutto sposassero il tema del festival. Ovvero la capacità di vedere oltre il quotidiano e credere nell’energie che noi come persone siamo capaci di trasmettere. E poi trasmetterle, di fatto. Creando un’onda d’urto che potesse propagarsi da persona a persona. 

È un po’ come se fosse un battito d’ali, questo festival. Una celebrazione che parte dalla natura e torna alla natura, passando per le persone e per un luogo che per gran parte dell’anno vive nella semplicità della provincia. È qui che Rick Rubin ha voluto portare tutto ciò che di creativo e di spirituale conosce, senza poi voler fare neanche troppo rumore – per quanto il suo nome lo faccia a prescindere.

Probabilmente, infatti, se il festival viene così poco comunicato – dalla sua esistenza, agli eventi che ne fanno parte – è proprio per evitare di creare quel caos assurdo di chi andrebbe a vederlo solo per dire di esserci stato. Qui invece le comunicazioni sono arrivate appena due giorni prima, e nessuno fino al giorno stesso sapeva che cosa sarebbe successo o quale artista avrebbe suonato. Tutto veniva scoperto soltanto nel momento in cui lo si vedeva davvero. Ed è forse proprio qui che sta la magia. Nella non necessità di dire tutto e nella voglia di fidarsi per scoprire solo mano a mano ciò che accade. Di fatto, il segreto di Rick Rubin è sempre stato questo. 

Chi ha partecipato, quindi non doveva essere lì per i nomi, bensì per celebrare davvero la luce, il sole e le energie che questo inizio emana. Le esibizioni erano tutte in funzione di questo.

Il live di Devendra Banhart, il talk della filosofa dell’università di Oxford Victoria Trumbull, Joep Beving che ha suonato il pianoforte al tramonto. La celebrazione in stile Sunday Service di Pitt Greig, la cantautrice americana Ganavya accompagnata dall’arpa in un piccolo anfiteatro all’aperto. E poi un’intera giornata di esibizioni live in piazza: Yann Tiersen, Jolly Mare, Cosmo Gonik, Oumou Sangaré, la 2Nice Crew, M.I.A. e anche La Niña del Sud. Mentre nel frattempo, all’interno di una cripta sotterranea, si esibiva l’artista giapponese Hatis Noit e si faceva meditazione con il maestro di fama internazionale Jack Kornfield.

Senza dimenticare poi uno degli incontri più assurdi: Jack Dorsey, fondatore di Twitter, che ha intervistato in collegamento Edward Snowden, la celebre “gola profonda” del Dategate, anticipando la proiezione del documentario dedicato a Julian Assange e WikiLeaks, The Six Billion Dollar Man.

La verità, alla fine, è che questo un festival non è. Si tratta più di una celebrazione fatta per riportarci ogni tanto con i piedi per terra, per ritrovarsi e ritrovare le cose vere, muovere persone, e probabilmente per Rick Rubin anche dare qualcosa indietro al luogo in cui vive per gran parte del tempo.

Foto di
Nicolò Marcheschi e Mindbox