Perché gli europei amano tanto Drake?

Il Boeing 767 di proprietà di Drake è atterrato a Milano, e molti fan italiani non stanno più nella pelle. Dopo anni di attesa, il rapper canadese ha calcato il palco dell’Unipol Forum di Assago. Una serie di concerti che sono parte integrante del suo tour estivo “Something Special 4 UK & EU”.

A distanza di sei anni Drake ha rimesso piede in Europa, nel momento forse più difficile della sua carriera, ricevendo in cambio un’ondata di amore incondizionato da parte dei suoi molti fan che abitano nel “vecchio continente”. Il dissing con Kendrick Lamar ha infatti messo a rischio l’aura che circondava il rapper di Toronto agli occhi del pubblico statunitense. Questo non sembra essere accaduto dalla nostra sponda dell’oceano atlantico. Il legame affettivo tra Drake e l’Europa, luogo di ripartenza ma anche fonte di stimoli artistici, non è facile da spiegare, eppure ci sono diversi fattori che lo hanno reso possibile.

La carriera di Drake ha attraversato diverse fasi. All’inizio si è imposto come un artista non convenzionale, rispetto alla narrativa tipica del rap nordamericano. I suoi primi dischi avevano un tono intimo e introspettivo, lontano dall’immaginario ipermascolino e di strada che dominava il genere. Drake appartiene alla prima generazione di rapper esplosi grazie a internet: mixtape, forum, blog. Un background che lo ha reso naturalmente aperto alla sperimentazione e alla ricerca di nuovi trend musicali. Con il successo è arrivata anche l’adozione di atteggiamenti più tipici del rap mainstream americano, ma senza mai perdere quella tensione verso nuove direzioni artistiche. È qui che Drake si distingue: a differenza di molti colleghi statunitensi, non ha mai avuto un atteggiamento naif verso il pubblico e le scene europee. Anzi, ha costruito ponti, cercato collaborazioni e ampliato il proprio immaginario: una scelta che gli ha permesso di consolidarsi come artista globale. La sua vocazione internazionale resta infatti uno dei segreti della sua longevità.

Per costruire il suo legame con l’Europa, Drake è partito da Londra. La capitale britannica lo ha in qualche modo “adottato”: qui il rapper canadese ha stretto rapporti solidi con gran parte della scena locale. Nel 2016 collabora con Dave nel brano Wanna Know e, nello stesso anno, sale sul palco con Skepta durante il concerto londinese dello storico gruppo Section Boyz. Due anni più tardi, con More Life, Drake consolida definitivamente il suo rapporto con la scena britannica: Giggs compare in due tracce del disco, Skepta lascia il suo marchio in uno skit su un beat grime, mentre Jorja Smith e Sampha hanno spazio da protagonisti rispettivamente in Get It Together e 4422. Negli anni successivi arrivano le collaborazioni con J Hus, Headie One e, più recentemente, con Central Cee, che Drake ha introdotto a un pubblico globale con la performance nel format On The Radar.

Questa relazione privilegiata con Londra ha avuto un forte impatto in tutta Europa, dove spesso si percepisce una certa distanza, se non un vero e proprio snobismo, da parte dei rapper nordamericani. Drake, invece, ha mostrato interesse verso diverse scene locali, anche se non sempre con successo: celebre è il rifiuto del duo parigino PNL, che nel 2019 declinò l’invito a collaborare con lui.

Drake ha dunque consolidato un rapporto di fiducia e stima con il pubblico europeo, che si sente realmente preso in considerazione dal rapper canadese. Ma non è solo una questione di attenzione artistica. C’è anche un tema identitario.

Drake nasce da un contesto ibrido: padre nero, madre ebrea, cresciuto in una famiglia borghese in Canada, una società meno ruvida di quella statunitense. Prima ancora di sfondare nella musica, diventa popolare con una serie televisiva, un background che lo ha reso un outsider agli occhi di una parte del pubblico rap americano, in particolare di quello nero. Non per niente il dissing con Kendrick Lamar si è concentrato proprio sulla sua appartenenza etnico-razziale e sulla sua “autenticità” all’interno della scena.

A questo si aggiunge la sua tendenza a sperimentare con diversi generi e sottogeneri musicali, flirtando anche con stili apparentemente lontani dal rap come il raggae o la dancehall: un atteggiamento che negli Stati Uniti è stato alcune volte bollato come appropriazione culturale. In Europa, invece, queste critiche pesano molto meno. Qui le scene rap sono già ibride e multiculturali, figlie di diaspore provenienti da diverse aree del pianeta, e la figura di Drake non genera la stessa diffidenza che incontra oltreoceano.

Infine, esiste una sorta di cortina che separa l’opinione pubblica americana da quella europea: non tutte le notizie hanno lo stesso risalto e l’immagine di Drake cambia radicalmente a seconda dei contesti. Il dissing con Kendrick Lamar non nasce per caso: da anni il rapper canadese era al centro di polemiche sempre più pesanti, che hanno creato un clima ostile e di isolamento attorno a lui, offrendo a Kendrick l’occasione perfetta per colpirlo senza rischiare conseguenze.

Il turning point arriva con il disco Views. Negli Stati Uniti, Drake passa dall’essere percepito come il rapper sensibile che parla d’amore al modello di maschio alfa problematico: le accuse di aver difeso R. Kelly, i messaggi ad artiste allora minorenni come Billie Eilish, il gioco d’azzardo compulsivo. Già nel 2019 la sua popolarità era in calo, come dimostrano i fischi al Camp Flog Gnaw e la crescente ironia online sulla sua credibilità. In Europa, invece, tutto questo ha avuto scarsissima risonanza: la fanbase è rimasta compatta e fedele, pronta a sostenerlo anche in quello che forse è il momento più complicato della sua carriera.

Una delle barre più taglienti di GNX, l’ultimo album di Kendrick Lamar, è anche la prima del disco: «Yesterday, somebody whacked out my mural / That energy’ll make you niggas move to Europe».

Rilette oggi, mentre Drake cerca una via di rinascita nel contesto europeo, quelle parole assumono un significato chiarissimo. Oggi Drake esce ridimensionato dal dissing, e l’Europa rappresenta un terreno più sicuro dove rigenerarsi: al riparo dalle critiche e sostenuto da un pubblico fedele che nel vecchio continente non lo ha mai abbandonato.