Vent’anni sono un traguardo che, per un brand, può essere raccontato in molti modi. Si può per esempio guardare all’archivio, ripercorrere le collezioni che hanno segnato la propria storia e costruire una retrospettiva capace di mettere in ordine l’evoluzione. Oppure si può scegliere di fare qualcosa di diverso: prendere uno dei propri capi più riconoscibili e affidarlo a una serie di creativi lasciando che siano loro a immaginare cosa possa diventare. È proprio quest’ultima la strada scelta da Parajumpers per celebrare il suo ventesimo anniversario.
Al centro del progetto c’è la Gobi, la giacca con cui il marchio ha iniziato il proprio percorso nel 2006 e che ancora oggi rappresenta una delle sue icone più riconoscibili. Ispirato all’equipaggiamento del 210th Rescue Squadron di Anchorage, in Alaska, il capo nasce da un’idea profondamente funzionale dell’outerwear, legata alla protezione, alla resistenza e all’esplorazione. Per celebrare i suoi due decenni, però, viene portata fuori dalla sua dimensione originaria, invitando un gruppo di 20 artisti e designer internazionali a reinterpretarla attraverso linguaggi completamente diversi.
Tra le interpretazioni c’è quella di Alessandro Gomiero, che attraverso l’intelligenza artificiale generativa e l’animazione fotorealistica porta il capospalla in scenari impossibili. Chul-Yong Choi lavora invece sul denim grezzo, concentrandosi su forma, struttura e materia, mentre Cosma Frascina trasforma la superficie attraverso una base calcarea ed elementi metallici, dando vita a un vero e proprio paesaggio scultoreo. E poi ancora, la Gobi cambia nelle mani di Gionata Malagodi e Armando Carastro, che la imprimono sul legno dopo averne ricoperto la superficie di colore.
L’iniziativa si muove anche verso territori più sperimentali: Helena Elston utilizza il micelio per intervenire sul cotone e creare motivi unici, Isaac Sellam porta sulla Gobi la propria ricerca sulla pelle e Trapos Finos insieme a Yulissa Aranibar creano una sorta di mappa personale composta da oggetti raccolti durante diversi viaggi in Perù.

Persino la musica entra nel racconto. Il compositore Romain Azzaro ha creato una composizione originale pubblicata su vinile in edizione limitata e Frédéric Lagrange torna al paesaggio che ha dato il nome alla giacca con una fotografia realizzata nel deserto del Gobi utilizzata anche come copertina.
Tutte le interpretazioni saranno riunite per la prima volta a Milano con un evento in Via Tortona 58 che debutterà il 23 settembre. Dopodiché l’iniziativa proseguirà in Corea del Sud, Germania e Francia con attivazioni sviluppate in relazione alle diverse comunità locali.













