In un’intervista del 2006 Miuccia Prada sosteneva che, dal suo punto di vista, la gonna è esattamente come la t-shirt: una tela bianca, un elemento perfetto per esprimere la propria creatività.
Le gonne, soprattutto quelle a pieghe, sono certamente uno degli elementi distintivi di Prada e non c’è da stupirsi se la collezione donna per la primavera/estate 2027 andata ieri in scena a Milano si concentra proprio sull’analisi di questo singolo capo universale attraverso variazioni proteiformi.
Progettata per la libertà, al tempo stesso autonoma e interdipendente dagli abiti che la circondano, la gonna è infatti una vera e propria ossessione per la maison. La sua silhouette grafica definita, lineare e modernista offre l’unico parametro fisso per la proiezione di idee.
Finalità e uso rappresentano non a caso un linguaggio estetico proprio del brand. Il velcro in colorazioni a contrasto viene allora utilizzato come base per i ricami in cristalli, senza perdere l’intrinseca funzione di chiusura che permette alle gonne di adattarsi, modellarsi, cambiare forma ed effetto visivo con le decorazioni di volta in volta svelate o nascoste. I grandi bottoni a pressione in metallo sono al contempo impreziositi da gioielli, mentre la componente interna in crinolina diventa uno strato decorativo o un guscio protettivo.
In tutto questo i materiali trasformano direttamente la percezione, sfidando e sovvertendo il linguaggio formale consolidato. I tessuti industriali sono illogicamente declinati in plissé, il cotone viene trattato per somigliare alla pelle o al camoscio.
Il messaggio è: la bellezza intrinseca risiede nell’osservazione di ciò che è familiare, nel chiedersi quante forme possa assumere una cosa conosciuta, quante diverse possibilità racchiuda al suo interno.



















