La notizia del ritorno di Kris Van Assche con la sua etichetta eponima a undici anni dalla sua chiusura ha fatto riemergere sui social una quantità sorprendente di immagini del suo periodo da Dior Homme. Prodotti, advertising e vecchie sfilate hanno così ricominciato a circolare, quasi come se la sua visione per la maison fosse improvvisamente diventata un riferimento da riscoprire.
Il designer belga è arrivato alla guida della linea uomo del brand nel 2007, raccogliendo un’eredità un po’ complicata, ovvero quella dell’acclamato Hedi Slimane, che nei primi anni Duemila aveva trasformato il menswear in uno dei simboli della nuova estetica indie sleaze e rock. Invece di provare a replicarla, però, lui fece qualcosa di molto diverso, con uno sguardo più interessato al contrasto che alla rottura netta.
Il suo Dior era sartoriale, ma non voleva essere esclusivamente elegante. Era giovane ed eclettico. Guardava allo skate, alla New Wave, all’hip-hop e allo sportswear, mettendoli continuamente in dialogo ed è proprio questo mix che oggi sembra particolarmente interessante.



Se oggi sentiamo il bisogno di studiarlo, è perché per molto tempo la sua direzione creativa è rimasta “schiacciata” tra due figure molto più facili da raccontare: prima Hedi Slimane, appunto, e poi Kim Jones. Van Assche si trovava invece nel mezzo, inserito in un periodo in cui la moda maschile stava cercando di capire cosa sarebbe arrivato dopo lo skinny tailoring e prima dell’esplosione definitiva dello streetwear.
Lui abbinava il tuxedo alle sneakers, storpiava il nome del marchio con provocazione e trasformava i codici della couture in qualcosa che potesse essere indossato da una generazione cresciuta tra musica, skateboard e cultura street. Oggi non sembra più una scelta particolarmente radicale, ma all’epoca lo era eccome.
Uno dei momenti più interessanti del suo mandato è arrivato con le collezioni del 2016, quando lo skateboarding diventò una delle ispirazioni principali. Per la stagione F/W ’16, la passerella venne infatti trasformata con half-pipe e rampe, mentre le immagini di Willy Vanderperre mostravano gli stessi modelli muoversi e ballare sullo sfondo.
Lo stesso approccio avrebbe poi trovato spazio anche nella collaborazione con Larry Clark e nella BMX realizzata insieme a Bogarde.



Al contempo, le campagne coinvolsero personalità molto diverse tra loro, da A$AP Rocky a Rami Malek, passando per Boy George. Attenzione però, non era soltanto una questione di celebrity endorsement: lo scopo era quello di osservare ed entrare in relazione con volti capaci di rappresentare mondi e generazioni differenti.
Il rinnovato interesse per il suo lavoro non ha strettamente a che fare con la nostalgia per la moda degli anni Dieci. È soltanto che oggi abbiamo gli strumenti necessari per capire meglio quello che Kris Van Assche stava facendo e finalmente possiamo riguardare il suo archivio con occhi diversi.



