Off-White: dieci icone secondo dieci creativi

Off-White nasce nel 2013 da una premessa tanto semplice quanto dirompente: “Question Everything”. Quest’anno il brand rivolge quella stessa domanda verso se stesso con “Off-White 10×10: Icons Reimagined”, invitando 10 creativi internazionali a confrontarsi con 10 delle sue icone più riconoscibili trattandole come tele bianche: punti di partenza per interpretazioni personali, sperimentazione e una ribellione consapevole.

Attraversando discipline, prospettive e comunità differenti, il progetto sostituisce le regole prestabilite con punti di vista individuali. I lavori che ne derivano non sono omaggi, ma continuazioni: nuove idee costruite a partire da codici esistenti, che aprono l’archivio alla trasformazione e permettono alla sua eredità di evolvere.

Il culmine del tutto sarà a Milano con “IMAGINARY PALACE”, un’espressione collettiva sviluppata all’interno di 10 stanze con gli oggetti finali che convivono con riferimenti, materiali e ambienti che hanno portato alla loro creazione. Insieme a conversazioni e workshop interattivi, l’esperienza invita i visitatori non solo a osservare i lavori, ma a entrare nei diversi universi creativi che li hanno generati.

Ecco allora che Renell Medrano trasforma l’eyewear in un’indagine sul guardare, sull’essere osservati e sulla prospettiva, mentre Scott Mescudi riporta la sneaker Out Of Office alle sue radici sportive. Ava Nirui trasforma invece la t-shirt in una piattaforma sociale e Guillermo Andrade affronta il denim come un archivio di memoria, costruzione e di ciò che è venuto prima. E poi ancora, Veneda Carter utilizza il concept Meteor nelle calzature, Yuta Hosokawa ricostruisce la hoodie attraverso stratificazioni, proporzioni e tracce della sua identità precedente, Bafic porta lo spazio fondativo tra il bianco e il nero nel territorio dell’esperienza vissuta, Raul Lopez trasforma la borsa Jitney attraverso scala, forma e prospettiva, A$AP Nast ricostruisce l’orologio per mettere in discussione il concetto stesso di tempo e Stéphane Ashpool rielabora la varsity jacket.