Come scrive Il Sole 24 Ore, fa sempre un po’ paura ammettere la crisi di un settore ma forse la moda ha raggiunto, dopo già anni di cali e problemi, il punto in cui vanno trovate vere soluzioni.
«Le pressioni macroeconomiche e l’aumento dei prezzi hanno spinto i consumatori di moda ad adottare comportamenti più attenti ai costi».
McKinsey State of Fashion 2025
Alcuni ci stanno già provando, puntando su settori diversi come l’hospitality (tra hotel, bar, ristoranti e lidi) e rispondendo così alle nuove abitudini dei clienti. Come spiega ampiamente il report annuale di McKinsey, i consumatori sono attenti ai costi e preferiscono spendere in esperienze piuttosto che in prodotti di lusso. Le recenti aperture o rifacimenti di locali, stabilimenti balneari e hotel soddisfano la ricerca di quelle che Il Sole 24 Ore chiama “revenue streams”, ovvero fonti di ricavo alternative alla vendita al dettaglio che possono riflettere l’estetica e l’universo di un brand anche fuori dal tessile.
«C’è ancora resistenza, quasi paura, nella moda, alto di gamma compreso, a usare la parola crisi. Ma il calo di vendite di abiti e accessori è innegabile e non è più attribuibile “solo” a un crescente divario tra disponibilità economiche dei consumatori».
Giulia Crivelli, Il Sole 24 Ore
La moda è un settore unico nel suo stare a metà tra economia e creatività. Quando però uno dei due lati vacilla, l’altro segue a ruota e non è automatica la risalita. Negli ultimi anni, un po’ di danni del settore sono stati involontariamente autoinflitti con il sovraffollamento di collezioni, la troppa offerta, la velocità da fast fashion e l’omologazione ai trend, facendo tutto con le migliori intenzioni e pensando di andare nella direzione giusta. Dall’altra parte però si è anche forse perso un po’ “il momento” della moda stessa, con meno riflettori puntati.
Cercare quindi di spostare le proprie community verso nuovi luoghi è l’unico modo che i brand hanno per non perdere di rilevanza continuando a fare qualcosa di bello. La «crescita garbata» di cui parla Cucinelli è forse da impostare tutta da zero, va ripresa la moda e trattata con calma e rispetto — ben lontano dagli scandali delle indagini sul made in Italy che invece rischiano di demonizzare l’industria tutta.
