Nana è la storia di due giovani ragazze omonime. Da un lato Nana Komatsu, detta Hachi, insicura, caotica, modaiola, i cui outfit – vestitini girly e tonalità neutre – sono in linea con la moda mainstream della Tokyo di inizio secolo. Dall’altro lei, Nana Osaki: cantante dei Black Stones, rockstar indipendente vestita come un’icona punk uscita da un editoriale.
Gilet in pelle, giacche oversize, corsetti, stivali platform, smoking spezzati, choker, trucco deciso. Nana debutta sulla rivista Cookie, nel maggio del 2000, mentre l’adattamento televisivo arriverà nel 2006 in Giappone e l’anno successivo in l’Italia, su Mtv. La pubblicazione del manga però si interrompe bruscamente nel 2009, a causa di problemi di salute della sua autrice, non compromettendone però un’eredità che in questi 25 anni si è riverberata tanto in Giappone quanto in Europa e nel mondo.
Nana è un’opera di Ai Yazawa, una riservata mangaka giapponese che rispetto ai suoi colleghi ha un percorso educativo piuttosto peculiare. Prima di disegnare, infatti, studia moda, un’esperienza che diventerà il punto focale di ogni sua singola tavola. I suoi studi si presentano già nei titoli precedenti come Cortili del cuore e Paradise Kiss dove gli abiti iniziano a essere parte integrante della sua narrazione.
In Nana, però, la moda non è solo funzione narrativa e estetica, ma qualcosa di più. È un linguaggio, una grammatica. I personaggi non si limitano a indossare capi, li usano per comunicare stati d’animo, posizionamenti, appartenenze. Ogni look è una dichiarazione. È proprio questa attenzione al dettaglio visivo – più da stylist che da character designer – ad aver trasformato Nana in un cult stilistico, oltre che narrativo, oggi ancora perfettamente citabile. Ai Yazawa costruisce attorno a Nana (e in particolare a Nana Osaki e la sua band) un’estetica che è molto più di uno stile, è un’identità. È Londra, filtrata da Shibuya. È Camden Town, ripensata a Harajuku. Ma – soprattutto – è Vivienne Westwood.
Il legame tra Ai Yazawa e Vivienne Westwood è dichiarato, ossessivo. Westwood non è qui una semplice influenza: è la musa su cui si costruisce l’intero impianto estetico dell’opera. L’Armour Ring, anello simbolo della stilista, è forse il feticcio più evidente. Indossato da Nana Osaki, ricorre in diverse tavole e serve per ristabilire la distanza tra le due Nana, tra l’esperienza nichilistica del punk e il conforme mondo esterno.
Così come la collana Orb indossata da Shin, bassista dei Black Stones, accessorio che ha una funzione narrativa nella relazione segreta tra il giovane musicista scappato di casa e Reira, l’ammirata cantante dei Trapnest, band amica e rivale. Proprio Shin, più di tutti, incarna la Westwood di Sex & Seditionaries, con tanto di orecchino che si lega al piercing al naso, choker e abiti strappati, così come Ren, il fidanzato della Nana musicista, che è una versione anni Duemila, ma pur sempre autodistruttiva, di Sid Vicious dei Sex Pistols. Dall’archivio Westwood appaiono ancora la Ebury Bag e la scarpa Rocking Horse presentata nella sfilata Mini Crini del 1985, oltre alla giacca Red Heart lanciata nel 1999, un anno prima della pubblicazione del manga.
Ma Nana è un racconto corale e i Black Stones sono un’occasione per Ai Yazawa di mettere in pratica quanto imparato nei suoi studi. L’attenzione dell’autrice è quella di creare attorno alla band un immaginario definitivo, credibile, definendo le singole personalità a partire dai look scelti che, a dispetto della tradizione manga, variano continuamente pur mantenendo una coerenza stilistica forte e un’attenzione quasi maniacale al dettaglio. A differenza di tanti anime e manga dove i personaggi indossano un’uniforme fissa (per esigenze di produzione e riconoscibilità), in Nana ogni abito cambia, racconta l’evoluzione personale di chi lo indossa.
I look raccontano relazioni, desideri, fallimenti. La moda qui è narrazione, scrittura visiva. Anche per questo Nana nel 2005 è ancora ovunque: nei TikTok “how to dress like Nana Osaki” come nei moodboard di Pinterest in cui le immagini del manga e dell’anime sono mischiate al revival Y2K da passerella. Questo rimanendo ancora oggi uno degli anime più apprezzati e streammati sulle piattaforme di streaming. Tutti vogliono essere Nana, oggi come ieri.
Nana è una storia interrotta, proprio come il punk. E proprio come il punk la sua capacità di segnare il momento l’ha trasformata in un cult. A 25 anni dai suoi esordi Nana è ancora un’opera di grande impatto emozionale e estetico. È ancora un oggetto culturale vivo. Una storia punk sentimentale, una guida di stile e di sopravvivenza emotiva, un racconto generazionale su come si costruisce un’identità. Perché alla fine, la moda – come la musica – è un modo per dire chi sei, anche quando non hai le parole per spiegarlo.







