L’Uovo dell’Angelo merita di essere visto al cinema

Angel’s Egg” è tornato nei cinema italiani fino al 10 dicembre, un’occasione rara per vedere su grande schermo uno dei film più enigmatici dell’animazione giapponese. Una misteriosa opera di culto che oggi appare più contemporanea che mai.

C’è un momento, tra il sogno e la dormiveglia, in cui un secondo prima di addormentarsi si viene presi dalla vertigine e inghiottiti dalla sensazione di cadere nel vuoto. Ecco: così mi sento guardando Angel’s Egg, la prima opera indipendente di Mamoru Oshii. Se nemmeno lui è mai riuscito a dare un’interpretazione precisa alla sua stessa opera, viene da sé che ogni esperienza è inevitabilmente personale, e forse proprio per questo genuinamente autentica.

Angel’s Egg è un mediometraggio animato del 1985 nato dalla collaborazione tra Mamoru Oshii, che in seguito realizzerà Ghost in the Shell, e Yoshitaka Amano, illustratore noto per Final Fantasy. Dura poco più di un’ora e segue una bambina e un soldato attraverso una serie di scene costruite più per immagini che per dialoghi, con un approccio estremamente essenziale.

L’Uovo dell’Angelo vive in una costante sensazione di semi-allerta creata da un’atmosfera tetra e spettacolare e da una colonna sonora che sembra generarsi dall’acqua, tematica costante in ogni scena. Acqua sempre in movimento: laghi, mare, pozzanghere, gocce, fontane. Scivola dentro l’opera come il tempo, impercettibile e costante, restituendo quella dolce e struggente sensazione di dirigersi verso un destino inesorabile, sciogliendo i nodi di una trama pressoché superflua all’opera stessa, che vive di per sé delle sue immagini.

L’assenza di spiegazioni e, come detto, di una trama vera e propria è parte della struttura emotiva del film. Angel’s Egg diventa uno stato di sospensione senza alcun appiglio, che ti costringe a restare dentro l’immagine in una sorta di limbo sensoriale. Il costante contrasto tra il paesaggio oscuro e i due personaggi che irradiano una luce purissima e celestiale creano un’atmosfera cupa e illusoria. La bambina che stringe l’uovo e il soldato che la segue sembrano rispondere alle logiche di un rituale dimenticato, portato avanti dall’inerzia.

La città è il terzo attore fondamentale dell’opera: un luogo semideserto che somiglia a una reliquia. Architetture che richiamano templi e cattedrali, città fantasma svuotate del loro senso e superfici immense, vuote, illuminate da una luce che non sembra provenire da nessuna parte.

In questo contesto si riflette un momento particolarmente difficile dell’autore: disilluso dalla fede, Oshii sembra dar vita a una sorta di religione estetica. Un mondo asettico e post-spirituale, in cui ogni forma del sacro sopravvive alla sua funzione. Nonostante l’incessante presenza di simboli religiosi cristiani, come croci pesci, altari, angeli e molti altri, la mancanza di significato rende tutto incredibilmente ipnotico, riducendo lo spirituale a pura immagine.

L’autore crea un mondo sacro senza nessun Dio, nessuna conseguenza e nessun peccatore: un luogo sospeso in un ritmo che trascende la sensazione della realtà. Angel’s Egg, l’Uovo dell’Angelo, riconosciuto tra i capolavori dell’animazione giapponese, ha oggi un risvolto sorprendentemente attuale nell’espressione della spiritualità contemporanea. Il film sembra anticipare quella sensazione di essere attratti dal simbolismo anche quando non sappiamo più cosa significhi davvero. Oggi lo spiritualismo viene vissuto sempre più come linguaggio visuale e artistico, fatto di iconografie e riconoscimenti comuni, più che come esperienza religiosa: una forma di appartenenza che aggrega le coscienze intorno a segni condivisi, bolle e tendenze online, più che intorno a una fede nel senso tradizionale.

È una dinamica che ricorda ciò che studi recenti definiscono networked religion o aesthetic spirituality: concetti nati per descrivere come la spiritualità contemporanea si formi attraverso internet, non tramite dottrine, ma tramite la circolazione di simboli, immagini e riferimenti condivisi che diventano esperienza non per fede, ma per riconoscimento immediato.

Angel’s Egg offre l’esperienza di un mondo spirituale che somiglia più a un sogno al quale non si può attribuire una spiegazione coerente con i canoni della realtà, semplicemente perché non appartiene a essa.