Lo skullet fa paura ma quello è il punto

Fakemink ha portato questo taglio nel mainstream ma non è l’unico in questo movimento: lo skullet (un mix tra mullet e skull, inglese per cranio) è da sempre il taglio di creativi e outsider.

Si tratta di un taglio di capelli rasato sopra e ai lati mentre la parte posteriore, proprio in corrispondenza della nuca, rimane più o meno lunga a seconda dei gusti.

A partire da Jean-Michel Basquiat lo skullet ha rappresentato l’opposizione agli standard di bellezza e rispettabilità della società. Gli stessi che FKA Twigs voleva rompere quando nel periodo del suo album Eusexua ha rasato tutta la porzione frontale della testa lasciando i capelli lunghi dietro e prestandosi a moltissimi look unici e indimenticabili.

Oggi chi replica questo taglio porta come reference una foto di Fakemink (che con lo skullet ha anche sfilato sull’ultima passerella di Gucci) ma già nel 2021 Yung Lean portava fieramente il taglio da outsider per eccellenza. Come aveva spiegato The hair historian a Dazed, l’estetica anticonvenzionale e difficile da digerire di questi capelli li rendeva perfetti per chiunque volesse apparire diverso. Lo skullet circola infatti da anni nella nicchia dello streetstyle giapponese — vedi quello documentato da FRUiTS magazine già il secolo scorso — o legato alla cultura rave mentre su Reddit moltissimi rivendicano le sue origini australiane come una deriva del mullet, il taglio nazionale (unofficially).

In ogni caso se la prima impressione è quella di un taglio di capelli spaventoso è giusto così: parte del suo fascino sta proprio nel far storcere il naso.