Leonardo DiCaprio alla fine non sbaglia mai

Chi l’avrebbe mai detto che in una notte degli Oscar come quella appena passata, a conquistare tutti sarebbe stato Leonardo DiCaprio? Il suo cambio di look ha (ri)fatto battere il cuore a chi ormai era abituato a vederlo fuori forma e, insieme a Vittoria Ceretti, brillava seduto in prima fila. Leo, anche dopo oltre trent’anni di carriera e non pochi scivoloni, resta il divo hollywoodiano per eccellenza. Pur essendo tutt’altro che il preferito dell’Academy, anzi forse proprio per questo.

Anche nel 2026, infatti, la sua performance ha contribuito a rendere Una battaglia dopo l’altra il film più premiato della serata, ma lui non si è portato a casa nessuna statuetta. Solo una manciata di inquadrature, la maggior parte delle quali sono già meme. E non certo perché sia stato protagonista attivo: a Leo basta un sorriso, un cenno di saluto, e il mondo è ai suoi piedi. Il suo fascino, soprattutto in questo periodo, è innegabile, ma a renderlo così amato c’è per forza di più.

Come fanno notare in molti, DiCaprio è una “celebrità scomoda”. Troppo schivo per essere il principe del popolo (nessuno sabota i paparazzi come lui), ma così irresistibile da attirare sempre l’attenzione. Persino il suo talento, che ha dimostrato fin da giovanissimo con performance indimenticabili (da Titanic a Romeo + Giulietta e The Beach), è in un certo senso difficile da incasellare. I suoi personaggi non sono mai perfetti: sono tormentati, complessi, spesso impossibili da giustificare. È lui a renderceli simpatici, ma la verità è che se li conoscessimo li odieremmo quasi tutti. E all’Academy, che ama virtuosismi e storie di redenzione, le sue scelte sembrano sempre provocazioni.

Ma persino questa retorica dell’artista “incompreso” oggi regge poco: un Oscar è riuscito a conquistarlo (per Revenant – Redivivo, nel 2015) e le star il cui talento resta ignorato non mancano. Ci dev’essere altro a spiegare perché continui a risultare così intoccabile, pur avendo dimostrato di non essere certo un santo.

Basta una breve ricerca su Google per imbattersi nei suoi anni da giovane canaglia con la cosiddetta “Pussy Posse” (insieme a Tobey Maguire, Kevin Connolly e David Blaine), tra feste e bravate nella New York degli anni ’90. Più di recente, invece, sono emerse polemiche legate a investimenti immobiliari e critiche sulla trasparenza di alcune iniziative della sua fondazione benefica. Senza contare quella sua nota preferenza per partner molto più giovani, diventata negli anni uno dei meme più popolari sul suo conto.

Eppure, in un’epoca in cui basta pochissimo per essere messi da parte, DiCaprio sembra appartenere a un’altra categoria. Negli States, per descriverlo, si usa spesso il termine “teflon”: come il materiale antiaderente, gli scandali, i gossip e le voci sul suo conto non sembrano appiccicarglisi addosso, non lo scalfiscono.

Certo, le critiche non mancano e il web pullula di thread pronti a smontarlo. Ma è anche vero che molte delle accuse nei suoi confronti restano difficili da verificare o si muovono in una zona grigia fatta più di percezioni e teorie del complotto che di fatti concreti. E quando si mettono sulla bilancia il suo talento, la carriera, l’impegno ambientale (forse imperfetto ma sempre costante) e queste voci, viene spontaneo fare un’alzata di spalle.

Per i millennial è stato Jordan Belfort, il lupo di Wall Street, e il Gatsby romantico e disilluso. Per la Gen X è stato l’innamorato dal destino tragico di Romeo + Giulietta e Titanic. Per la Gen Z è un meme continuo, una presenza fissa alle serate di gala, un attivista ambientale che si tiene lontano dai social. Ognuno, in lui, vede qualcosa di diverso, forse quello che vuole vedere. Ma nessuno riesce davvero a smettere di guardarlo.