Quando Natasha Zinko ha presentato la sua collezione primavera/estate 2027 durante l’ultima London Fashion Week, il titolo della sfilata sembrava già contenere la spiegazione di tutto: Pay Per View. All’interno di un ex teatro, il pubblico si è ritrovato al centro della scena mentre modelli, performer e personaggi come Katie Price, Kelly Osbourne e Drea de Matteo occupavano le finestre che circondavano lo spazio. Non c’era una vera passerella: c’erano persone da guardare, continuamente illuminate, che a loro volta guardavano il pubblico. Lo show è stato realizzato in collaborazione con OnlyFans per trasformare in spettacolo uno dei meccanismi fondamentali della piattaforma: guardare ed essere guardati. La partnership ha inoltre prodotto una capsule collection di 18 pezzi caratterizzati dalla scritta “ONLY FANZ” e la designer ha annunciato che aprirà un proprio profilo da utilizzare per condividere il dietro le quinte del brand.
Detto questo, è interessante porsi una domanda: si tratta di un caso particolare oppure OnlyFans sta stringendo un vero e proprio legame con la moda?

Analizzando i fatti possiamo dire che la risposta corretta sia la seconda e che in un certo senso questo percorso sia iniziato già nel 2022, quando la piattaforma aveva lanciato un programma destinato a designer e creativi emergenti col nome di Creative Fund: Fashion Edition. Il progetto prevedeva 100.000 dollari complessivi di premi, oltre al coinvolgimento di figure come Law Roach e Rebecca Minkoff.
L’iniziativa faceva chiaramente parte del tentativo di OnlyFans di presentarsi come un luogo per creator di categorie diverse dall’intrattenimento per adulti e da allora il rapporto con il fashion system è diventato molto più concreto.
Collina Strada, Rick Owens e Louis Gabriel Nouchi sono infatti solo alcuni dei nomi che hanno utilizzato OnlyFans per esprimersi attraverso contenuti di vario genere.
“Per me non si tratta di provocazione. Si tratta di onestà. La moda parla spesso di corpo, intimità e desiderio, eppure la maggior parte dei social costringe i creator a negoziare continuamente con algoritmi e policy di moderazione. Non vedo OnlyFans sostituire Instagram, X o altre piattaforme. Lo vedo piuttosto come uno spazio complementare, in cui i brand possono sviluppare un rapporto più curato, immersivo ed editoriale con il proprio pubblico. È uno spazio creativo in cui posso sperimentare formati diversi, collaborare con artisti e sviluppare l’universo LGN senza ridurre tutto a una singola immagine o a pochi secondi di contenuto.”
Louis Gabriel Nouchi
Ma non bastavano Instagram e TikTok? A quanto pare no, perché tra gli algoritmi e il sovraccarico di content questi social hanno ormai reso difficile costruire un rapporto diretto con una community. Poter contare invece su una cerchia di persone disposte a pagare per avere accesso a qualcosa permette di creare un legame decisamente più autentico e meno volatile.
Si tratta di un modello che per i brand ha una certa logica. Il lusso, dopotutto, è sempre stato costruito sulle limitazioni di accesso e OnlyFans è riuscito ad applicare la logica dell’esclusività a internet.



