Era il 2013 quando, dopo essersi laureato al London College of Fashion e dopo aver completato uno stage nel team creativo di Alexander McQueen, il designer cinese Kay Kwok debuttò sulla passerella della settimana della moda londinese, per poi scomparire dal calendario ufficiale per più di otto anni. Nel 2022 è arrivato il suo grande ritorno, con un brand completamente nuovo chiamato KWK by Kay Kwok, con la collezione “Chapter 1 – The Journey Begins”. Complice forse l’esplosione del metaverso e dell’uso dell’intelligenza artificiale, lo stile futuristico di Kay Kwok, che mescola distopia e folklore orientale, è finito sotto i riflettori di tutto il fashion system. Nello specifico, le collezioni del designer di Hong Kong possono essere definite come l’unione di avanguardia tecnologica e stile contemporaneo: capi più trendy come pantaloni cargo, minigonne e camicie oversize sono infatti affiancati da pezzi con volumi scultorei ed esagerati e stampe d’ispirazione sci-fi, così come da sfilate parallele realizzate in digitale con capi in vendita per i propri avatar virtuali.
Ciò che però negli ultimi mesi ha più attirato l’attenzione dei media, degli stylist e soprattutto delle celebrities di tutto il mondo sono le gigantesche sculture metalliche, realizzate tramite stampa 3D e poi utilizzate come veri e propri capi o accessori fantascientifici. La collezione Primavera-Estate 2023 del marchio, intitolata “Chapter 2 – DEIFY”, reinterpretava infatti i tradizionali concetti di seduzione, gloria e potere ma ambientandoli nel futuro dell’anno 2100, in chiave steampunk e sperimentale, e senza abbandonare i riferimenti alla mitologia cinese.
Il titolo stesso e la collezione in generale sono ispirati in particolare alla figura dello spirito Daji e della volpe a nove code tratti dal romanzo “Fengshen Yanyi” (traducibile come “La canonizzazione degli dei”), scritto nel sedicesimo secolo e punto di riferimento del genere letterario chiamato “shenmo”, ovvero quello che raccoglie le leggende e i racconti di divinità, demoni, spiriti e figure immortali della cultura cinese.
Il risultato più interessante di questo mix di ispirazioni e influenze sono appunto le incredibili strutture dalla superficie argentata e dalle forme per lo più astratte e quasi aliene che avvolgono il corpo dei modelli. In particolare, tra le preferite delle celebrities sembra esserci quella formata da due braccia che, da dietro, avvinghiano il petto e la gamba di chi le indossa: ma chi le indossa?

Prima fra tutti Beyoncé, la quale ha scelto la scultura di Kay Kwok per la sua estetica futuristica nei visuals del “Renaissance World Tour” iniziato questo mese, trasformandosi così in una sorta di robot-umanoide che un po’ ricorda le sculture di Hajime Sorayama.
Nel nostro paese è invece Tedua ad aver indossato le braccia metalliche, nel suo caso per la copertina “Inferno” de “La Divina Commedia” scattata da David LaChapelle. Stavolta però l’immagine non ha nulla a che vedere con un futuro iper-tecnologico e l’accessorio di KWK sembra invece rappresentare le braccia delle anime dei peccatori, che tengono stretto il cantante mentre, con una valigia in mano e i vestiti distrutti, cammina tra gli scenari aridi dell’Inferno.
Lasciando da parte per un attimo l’apparente scomodità o poca usabilità di questo accessorio, è impossibile non sottolineare la creatività e soprattutto l’abilità tecnica necessaria per realizzare queste sculture. Anche se (almeno nel breve termine) non ci capiterà di vederle per le strade delle città, ci basterà ammirarle indosso ad artisti di vari generi per esplorare nuovi concetti e nuovi possibili significati di questo accessorio.