Le reference possono limitare la creatività

Da tempo si parla di saturazione creativa, di come tutto sembri sempre uguale e di quanto le reference al passato siano onnipresenti. Avevamo sollevato il tema qualche mese fa con Mecna durante il nostro podcast, ma l’incombenza delle reference sul lavoro creativo odierno è forse diventato oggi un problema.

Le reference sono spesso l’unica base di partenza di molti progetti creativi. Questo è importante e fondamentale per i clienti dei creativi che quando commissionano un progetto hanno bisogno di vederne una chiara anticipazione davanti agli occhi, prima ancora che il creativo possa sperimentare e “creare” effettivamente il suo prodotto finale. Il creativo moderno si è quindi adattato a questo procedere rimanendo però inconsapevolmente in un loop: se per creare il nuovo si parte da immagini, concetti e idee preesistenti, il risultato finale non sarà mai di rottura.

La domanda è quindi: è possibile creare qualcosa di veramente nuovo se per farlo i creativi devono stare dentro i paletti posti (e autoimposti) dalle reference? Probabilmente no.

Ma allo stesso tempo uscirne è difficile; viviamo in una società che ha fatto delle reference il pane quotidiano e quando si parte per creare qualcosa è raro che ci si metta davanti un foglio bianco. Esistono dati che ci dicono già cosa funzionerà e cosa no, progetti che ammiriamo e reference del passato che sembra innovativo risollevare ora.

La soluzione potrebbe proprio stare nel partire dal foglio bianco (per quanto caotico e apparentemente confuso) invece che da un quadro ben definito da decine di riferimenti che tutti abbiamo già visto da qualche parte. La creatività riuscirebbe così a salvarsi dalla saturazione?