Che quella di Ornella Vanoni fosse una voce fuori dal tempo, avevano imparato a scoprirlo anche tutti quelli che, per questioni anagrafiche, non avevano potuto essere coevi alla sua musica.
Da un paio d’anni, la voce di Ornella Vanoni riusciva a insinuarsi nelle nostre estati con le sue note inconfondibili, che finivano per ammaliare anche i deejay. Tra luglio e agosto di quest’anno, tutti noi ad un certo punto siamo rimasti sorpresi dal ritorno di Rossetto e cioccolato, remixata da PAS e poi entrata praticamente in qualsiasi playlist.
Un anno prima, invece, Sant’Allegria era rinata per mano di Jack Sani, che l’aveva trasformata nel sottofondo che ci aveva accompagnato alla chiusura della bella stagione. Vanoni avrebbe spento da lì a poco novanta candeline, ma nulla aveva intaccato la soavità della sua voce. Tanto che negli stessi giorni Mahmood l’aveva invitata sul palco del Forum di Assago a reinterpretare proprio Sant’Allegria. Peraltro, in quel periodo compiva vent’anni Ocean’s Twelve, secondo capitolo della trilogia di Steven Soderbergh in cui le sue note erano state protagoniste al pari di Catherine Zeta-Jones.
Vanoni è morta sabato notte a 91 anni, nella sua Milano. Il successo dei remix di cui è stata protagonista dimostra quanto la sua voce fosse rimasta fuori dal tempo. Del resto, lei stessa ci ha tenuto fino all’ultimo a rimanere attuale, non solo nelle collaborazioni (la nuova versione di Ti voglio con Elodie e Ditonellapiaga), ma anche nella postura. Ci sono interviste in cui, ad esempio, strizzava l’occhio alla trap. In più, si era dichiarata amante di Marracash. Ciò che Ornella Vanoni forse non sapeva, è quanto vi fosse già un mondo vicino a Marracash e alla trap, e lontano dai remix da discoteca, che si era innamorato di lei.
La canzone italiana degli anni ’60-’70, in generale, è parecchio apprezzata dai producer hip hop abituati a lavorare con i sample, anche quelli americani. Vanoni, in questo senso, è stata una delle fonti più preziose a cui attingere. Con lei i produttori non si sono limitati a prendere un campione, ma ne hanno estrapolato la voce fino a trasformata in un tappeto musicale, a volte quasi in un feat.
Qualche anno fa circolava su YouTube un’intervista di Kaos One in cui si dichiarava cultore di Ornella Vanoni. Senza bisogno di ricorrere a clip erose dagli anni, che Kaos fosse ossessionato da lei era abbastanza evidente dai campionamenti in diverse fasi della sua lunga carriera. La prima volta risale al 1996, con Solo per un giorno. Una piccola confessione in cui Kaos cerca il giorno che gli permetta di svoltare, sul ritmo placido della base di Neffa, intramezzata sul ritornello dalla voce di Ornella in Domani è un altro giorno e chiuso dai versi della canzone originale in dissolvenza.
Passano tre anni da Fastidio, l’album in cui è contenuta Solo per un giorno, ed ecco che Vanoni ricompare all’interno di un altro pezzo hip hop italiano. Il merito è di Fabri Fibra e Lato aka Uomini di mare. Sindrome di fine millennio, prima ancora di Turbe giovanili, era stato un album capace di raccontare il tedio della vita post-adolescenziale in provincia. La sensibilità con cui il Fibra dell’epoca dava corpo a quei sentimenti è rimasta impareggiabile, ma nulla sarebbe stato lo stesso senza le atmosfere create da Lato con le sue basi. Sindrome di fine millennio, purtroppo, su Spotify non c’è. Qualche anno fa Fibra aveva raccontato come fosse impossibile ristamparlo per via dei troppi campioni da liberare. Di sicuro si riferiva a quello dei Pink Floyd in Verso altri lidi, ma è probabile che tra questi vi fosse anche Canto Popolare di Ornella Vanoni. Il suo “Vorrei, vorrei, vorrei, i tuoi occhi io vorrei” aveva dato il titolo ed era diventato il ritornello di Vorrei, pezzo in cui Fibra, nel momento della classica presa a male post-serata, si trovava a riflettere sulla ragazza che in quel momento non era lì con lui, mentre in sottofondo risuonava l’arpa di un beat dal sapore vagamente West Coast, lento e riflessivo come il rap del Tarducci.
Il filo conduttore di brani come Solo per un giorno o Vorrei è una certa inquietudine di fondo, quasi nostalgia, che in effetti è un’emanazione del carattere di molte canzoni di Ornella Vanoni.
Chi però ha stravolto questo paradigma è il genio visionario di Westside Gunn, insieme all’orecchio del suo producer di fiducia Daringer. Griselda Records è diventata culto seguendo una formula per certi versi simile a quella della scena di Goodfellas in cui scorrono le immagini di tutti i personaggi fatti uccidere da Jimmy Conway con Layla dei Derek and the Dominos in sottofondo: prendere una colonna sonora romantica/malinconica, con un gusto estremamente sofisticato nella scelta del sample e, lì dove non se l’aspetterebbe nessuno, abbinarci rime su morti ammazzati, fumatori di crack e marchi di lusso.
Supreme Blientele è uno degli album migliori del catalogo Griselda. Oggi la versione di Spotify non include più la intro, ma la versione originale dell’album si apriva con una vecchia promo di Arn Anderson, wrestler della WWF degli anni ’90, che si lanciava in un macabro vaticinio sul futuro di Chris Benoit. Sull’eco della voce di Arn Anderson che risuona in lontananza, arriva all’improvviso il beat della prima canzone dell’album, GODS Don’t Bleed, e a contraddistinguerlo, insieme al suo tono tragico, c’è questa voce femminile che ripete in continuazione la parola “estúpidos”. Che altro non è se non la versione spagnola di Stupidi, brano di Ornella Vanoni del 1974. Daringer ha preso la sua voce, l’ha pitchata e vi ha tessuto un beat leggendario, perfetto per l’attitudine dei suoi interpreti: i patimenti amorosi di Ornella Vanoni si sono trasformati in un climax di street knowledge, che tocca il suo picco quando il beat si sospende su una delle ultime barre di Jadakiss e la sua voce roca si mischia al rumore degli spari, per poi riprendere con Westside Gunn che ci butta sopra quintalate di adlibs. Una coincidenza di opposti, tra la crudezza dell’immaginario Griselda e la delicatezza della voce di Ornella Vanoni, che si trasforma in un matrimonio perfetto.
Se a qualcuno con poca confidenza col mondo Griselda il beat di GODS Don’t Bleed suona familiare, è perché forse lo aveva già udito in un pezzo di Ernia. Il rapper di QT8, infatti, ha campionato la stessa traccia di Ornella Vanoni, solo, però, nella sua versione originale in Italiano, per creare un brano dal titolo quasi omonimo, Così stupidi. Anche Ernia aveva riconvertito la dolcezza delle sue note in un pezzo aggressivo.
Un utilizzo della stessa artista agli antipodi, insomma, rispetto alla sensibilità con cui l’avevano tratta Fibra o Kaos. D’altra parte, esistono infiniti modi di fare rap, qualcuno su YouTube si è anche divertito a creare un typebeat di 21 Savage con la voce di Vanoni. La verità è che ci sono canzoni da sempre capaci di sollecitare quelle corde che, nel momento del digging, fanno capire ad un producer di avere davanti un beat in potenza. Ornella Vanoni, probabilmente senza saperlo, il suo contributo al mondo dell’hip hop lo aveva già dato. E nonostante non sia più tra noi, arriverà di certo qualche producer a spulciare dal suo catalogo e a trovare nuovamente il modo di far rivivere la sua voce.