La musica corre, Mac DeMarco cammina

È tempo di un recappino. Per chi osserva il lato glamour (chiamiamolo così) della musica, le ultime settimane sono state davvero piene di cose da capire e – conseguentemente – da fronteggiare. Frank Ocean, reduce da uno show a dir poco brutto e dalla cancellazione della sua performance numero due al Coachella, è riuscito addirittura nell’ardua impresa di disincantare chi lo ha sempre sostenuto: se fino a una settimana fa il suo status di artista-criptico-tormentato era okay, ora più di qualcuno ha iniziato a stancarsi delle reiterate “cose” che fa Ocean, perché non hanno mai un lieto fine. E immaginate l’arrabbiatura di chi, dopo un anno di attesa per assistere allo show del suo beniamino, si troverà davanti ai propri occhi i Blink-182: è un po’ come ordinare un secondo in un ristorante stellato per poi vedersi servire un primo: buono eh, ma non quello richiesto. Allo tsunami di polemiche generatesi in seguito allo spettacolo-non spettacolo di Ocean c’è chi ha scoperto una nuova fissa: le cover musicali realizzate con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Non è raro imbattersi su TikTok e ritrovarsi spaesati ascoltando Kanye West intonare le note di “Hey There Delilah” dei Plain White T’s. Chissà cosa può scaturire l’avvento dell’AI sull’industria musicale; fatto sta che tra le solite (noiose) polemiche, l’utilizzo di questa disciplina dimostra come il settore musicale meriti di essere studiato da prospettive diverse, per cercare di capire la direzione che sta per intraprendere.

@_taylorroche bro pulled up with the voice of an angel and thought we wouldn’t notice #fypage #foryou #kanyewest #ai ♬ original sound – Kanye AI

Ma questa ardua gara a chi va più veloce, a chi stupisce di più, a chi riesce a far parlare di sé stesso e a chi riesce a stare sempre al passo e ai dettami del mercato, Mac DeMarco sembra averla abbandonata ormai da tempo: il 21 aprile ha fatto uscire “One Wayne G”, una raccolta di 199 tracce inedite, ciascuna di esse intitolata con la data dell’incisione. Il risultato? Una pletora di strimpelli malinconici buttati giù dal 2018 al 2023, pezzi instrumental e canzonette i cui testi non sono neanche così strutturati (uno dei motivi per cui amiamo Mac): “20200816 She Want The Sandwich” racconta dell’ossessione di una ragazza per il sandwich con lattuga, pomodoro e maionese, una tipa che non è al corrente dell’amore che Mac prova per lei; “20200817 Proud True Toyota” parla della sua auto, descritta dall’artista come uno spazioso mezzo dotato di una capienza sufficiente per la sua valigia, eppure non è tutto qui, e queste due tracce sono solamente uno sprazzo di colore (quantomeno per titolo e parte del testo che scaturiscono un piccolo sorriso) in un album che è una spropositata macchia grigia. “One Wayne G” è un vero e proprio diario che attesta la vulnerabilità, le debolezze e le insicurezze non del Mac artista quanto del Mac persona, risvegliate anche dalla recente scomparsa del padre. Mac ha trovato modo di sfogare le sue emozioni vomitando in faccia al pubblico canzoni demo che basteranno per i prossimi dieci anni. Ma è anche un progetto che sa di un’affermazione decisa con cui lui stesso si posiziona definitivamente come un artista innegabilmente diverso dalla media.

Non a caso, quest’ultima collezione di canzoni succede il disco strumentale “Five Easy Hot Dogs”, progetto in studio realizzato interamente on the road: una scelta che accosta metaforicamente la figura di Mac DeMarco a quella di personaggi quali Justin Vernon, Christopher McCandless e Ted Kaczynski, che, nel bene o nel male, hanno trovato nel tema del viaggio e dell’allontanamento dal proprio nido il modo ideale per cercare di esternare i loro pensieri o semplicemente di ritrovare sé stessi. Apprezzare Mac DeMarco non vuol dire conoscere a memoria le strofe delle celeberrime “Freaking out The Neighbourhood” e “Chamber Of Reflection”, bensì ritagliarsi del tempo per empatizzare con un artista che ha scelto un modo tutto suo di parlare agli altri. Mentre tutto corre, Mac si siede in un angolino e dà anima alla sua introspezione, e dalla nostra prospettiva non ci resta che ammirare la sua trasparente figura sgangherata – una delle più autentiche e oneste della musica contemporanea. Sì, queste 199 canzonette sono sinonimo di onestà: vorremmo essere tutti un po’ Mac DeMarco e trovare il coraggio di far parlare – seppur timidamente – il nostro spirito.