È dall’alba dei tempi, da quando le gesta di Ulisse giunsero per la prima volta ad orecchio umano 2.800 anni fa, che l’Odissea continua ad ammaliarci nelle sue continue domande, nel mistero della sua trasposizione, nel viaggio di un uomo disposto a pagare tutto per il suo inganno.
Dalle scogliere di Troia fino all’agognata Itaca, ogni passo del suo canto diventa l’espiazione di un peccato originario. La musica vocale degli aedi ne cadenza gli attimi, le prove insuperabili per ogni essere umano, le profezie e la discesa negli inferi, la sfida contro il volere degli dei. L’Odissea è un’opera che continua a interrogarsi sulla metafora del viaggio come idealizzazione della crescita dell’essere umano, nelle sue continue incongruenze, e mai come oggi rimane fortemente attuale.
Quindi cosa aspettarsi dalla sua nuova trasposizione giunta nelle mani di uno dei più grandi registi dei nostri tempi, Christopher Nolan? Accompagnato, come spesso accade per il regista londinese, da molteplici aspettative e controversie che alleggiano sulle sue lavorazioni; dalla scelta del cast fino agli stratagemmi registici del magico mondo dell’IMAX, l’Odissea è una delle esperienze più totalizzanti del cinema contemporaneo.
Come i grandi colossal dei primi anni 60 che resero Hollywood il teatro dei sogni, da Spartacus a Ben-Hur, fino alla prima messa in scena sonora de l’Odissea a cura di Mario Camerini, Nolan traspone l’epica di Omero nella contemporaneità. Ogni aspetto dona allo spettatore la sensazione di vivere il viaggio in prima persona, attraverso un linguaggio autentico ed esperienziale. La ciclicità infinita del viaggio stesso, il perdersi nell’oblio della disperazione, la tensione e l’adrenalina di un attacco imminente, coinvolgono tutti i sensi in una perfetta composizione musicale e sensoriale.
Seppur lineare nella sua forma, nonostante l’opera stessa si componga di continui salti temporali, il viaggio di Nolan nel mondo di Ulisse procede ritmicamente e la musica, composta nuovamente da Ludwig Göransson, probabilmente ne diventa l’aspetto sicuramente più sperimentale. Come rendere attuale una composizione creata appositamente da strumenti risalenti all’epoca dell’antica Grecia?
Ludwig Göransson più che un compositore lo si potrebbe definire a tutti gli effetti un antropologo sonoro. Infatti non è la prima volta che il musicista scandinavo attuta un lavoro di ricerca così ampio da impiegare la maggior parte della lavorazione. Come avvenuto in Oppenheimer nel particellare il suono, tale da replicare acusticamente la fissione nucleare della bomba atomica, così ne l’Odissea ogni aspetto è il frutto di una ricerca assidua e fortemente debitrice dell’opera stessa.
Come dichiarato dallo stesso regista, l’obiettivo è sempre stato quello di far sì che il film fosse qualcosa di riconoscibile anche per il pubblico attuale, anche se ambientato nell’antica Grecia, quindi anche la colonna sonora stessa non doveva emulare la strutturazione sonora di film attenento al genere, ma doveva essere qualcosa di intramontabile.
Sapevano benissimo che per creare un universo sonoro così originale e scisso da composizioni onomatopeiche al genere, bisognava uscire dalla zona di confort. Creare qualcosa che all’orecchio dello spettatore potesse suonare come la musica del futuro ambientata in un’apparente antica civiltà.


L’aulos così come la lira, strumenti centrali anche negli stessi spettacoli degli aedi durante le loro prove oratorie, sono stati la principale fonte di ispirazione per Göransson il cui compito era creare una colonna sonora epica senza l’aggiunta di alcuno elemento orchestrale.
Dalla ricerca della strumentazione, molto spesso frammentaria per l’assenza di dispositivi musicali risalenti all’epoca narrata, fino alla creazione di nuove tecniche per attualizzarli, ogni aspetto è stato curato nei minimi dettagli ponendo ad essi nuovi stratagemmi sonori mai affrontati fino ad ora.
Come raccontato dalla musicista Rosa Fragorapti, che ha preso parte alla lavorazione in quanto esperta nell’esecuzione della lira greca, suonare determinati strumenti ha presupposto un approccio filologico, incrociando la ricerca sull’iconografia che ne raffigurava i musicanti, le fonti storiche e l’esperienza personale dei musicisti.
Ascoltando l’opera nella sua interezza si ha la sensazione che una colonna sonora classica sia stata campionata e resa futuristica. Nonostante l’assenza di un’orchestra organica l’impatto sonoro è fortemente imponente, ritmico, ciclico, la musica pervade perennemente la scena, come se la narrazione seguisse, come nell’antichità, il ritmo dei musicanti che si esibivano con gli aedi.
Ma in tutto ciò non c’è citazionismo, si sta costruendo da zero ciò che non c’era in precedenza. Vedere le gesta di Ulisse, entrare in contatto con esseri mai visti fin ad ora, narrati dalla musica di Göransson, rendono il poema contemporaneo e fortemente attuale. Le sonorità che ritroviamo, nonostante debitrici di tempi antichi, potremmo ritrovarle perfettamente in una produzione discografica contemporanea e ciò non deve affatto sorprenderci. Göransson prima di diventare uno dei più grandi compositori di musica per immagini è stato per molto tempo il produttore di Donald Glover aka Childish Gambino, nonché collaboratore di James Blake e Travis Scott.
In particolar modo i due nomi sopracitati agiscono all’interno del film in maniera del tutto inaspettata. Se Travis Scott, alla seconda collaborazione con Cristopher Nolan dopo Tenet, interpreta l’aedo di casa Ulisse intento nel raccontare le sue imprese in attesa del suo ritorno, in veste di rapper ante litteram, James Blake interpreta la voce narrante nascosta nella musica stessa.
Cosa ha reso immortale l’Odissea? Proprio la sua tradizione orale cangiante di epoca in epoca e James Blake ne diventa la raffigurazione perfetta. Come spiega Göransson, le voci aiutano a imprimere maggiore ritmo ed enfasi alla colonna sonora rendendola profondamente intima e umana, ribaltando completamente le aspettative. La musica crea così un universo unico capace di porti costantemente all’interno di esso.
Dall’utilizzo di strumenti forgiati nel bronzo, risalenti all’epoca narrata, che alimentano ritmicamente lo scorrere della narrazione, così come alla conformazione di spirali sonore shepard, capaci di imprimere tensione e partecipazione attiva in ogni attimo del poema, la sua strutturazione diventa l’espressione perfetta di come dovrebbe suonare oggi una colonna sonora nella sua tripartizione: dialoghi, musica ed effetti.
Così come recita Ulisse nel momento in cui viene invaso dal canto delle sirene, la musica de l’Odissea è il canto di tutte le promesse mai mantenute. Un suono ammaliante e disturbante che ci lega all’opera come mai prima d’ora rendendola ancor di più immortale.




