Shari – Tra caos e perfezione

«Non mi sono preparata, se no poi faccio casino». Iniziamo l’intervista e Shari sorride con quel sano menefreghismo di chi sa che la spontaneità è sempre la carta vincente.

Ed è sempre più difficile esserlo, oggi. Lo è per tutti. Viviamo costantemente immersi in una ragnatela sociale che ci illude di far le cose senza un secondo fine, ma, probabilmente, la nostra mente ha già pensato a dove andranno quelle foto e quei pensieri. Eppure, Shari ci prova e spesso riesce, forse perché la sua vita in un certo senso è sempre andata avanti così: a tentativi, senza mai niente di effettivamente programmato e con mille possibilità a far capolino dietro l’angolo.

Sono proprio i tentativi che l’hanno portata in diversi talent show («a 13 anni ho partecipato a Tú Sí Que Vales, da lì ho avuto i primi manager, i primi contratti ed è iniziato a diventare un lavoro»), sul palco di Sanremo (due volte, nel 2019 e 2023) e a lavorare in Lebonski 360, ma anche banalmente a scoprire la sua voce e le sue capacità.

«Io inizialmente volevo disegnare, mi emozionavo quando vedevo tanti colori (ride, ndr). Chiesi ai miei se per Natale mi regalavano la tela e i colori, poi ho fatto il mio primo disegno, non mi è piaciuto e ho mollato tutto. Con la musica invece è andata bene», ricorda. «Avevo sei anni e ho cantato sul palco di un talent show una canzone della Disney in inglese. Sono stata brava, ho sentito gli applausi e ho pensato “questa è la cosa che mi piace fare, sono brava a farla, facciamola”. I miei mi hanno preso il pianoforte e mi sono innamorata anche di quello. Ho iniziato a suonare e non ho più smesso».

Da sinistra: Shari indossa un total look Diesel, anello Ani Khachatryan (Polimoda);
nella seconda foto Shari indossa un top Soji Solarin e shorts Diesel

Shari ha iniziato da piccolissima a fare quello per cui era portata. Non è così scontato, a volte ci si mette una vita intera per scoprire sé stessi, ma lei a sei anni già lo sapeva. «Sto facendo quello per cui sono destinata, mi sto impegnando per farlo e spero che abbia senso insomma. Penso che sia importante, non lo so ancora. Un giorno ve lo dirò», ci risponde quando le chiediamo quanto è importante fare ciò per cui si è destinati. È per questo che mi viene da dire che Shari la vita la vive un passo alla volta, continuando a ricercare e a coltivare quella spontaneità che, se prima era una necessità legata alla sua giovane età, oggi le è fondamentale per non farsi inserire in una qualche casella che le andrebbe sicuramente stretta.

«In questo periodo ho imparato ad arrivare più all’osso possibile, a cercare la verità, togliendo tutte le cose che creiamo da soli. Ci metti una vita a costruirti attorno castelli e poi ti accorgi che la cosa importante era quella che stava dentro. Per questo mi voglio focalizzare sull’artista nuda e cruda, spettinata, che si è appena svegliata la mattina, e salire sul palco così. Scrivendo quello che penso senza filtri, senza niente. Lavorando così molto di più su me stessa, sulle cose essenziali e giuste. E non sulle stronzate intorno, inutili».

Questo è uno di quei pensieri che la fanno sentire grande, mi dice. «Io mi sento piccola in realtà, sono piccola, però voglio fare la grande», ammette quasi come fosse un segreto tra noi. «Se mi dicono che sono piccola mi arrabbio, se mi dicono che sono grande sono contentissima, probabilmente perché non è vero (ride, ndr), dico “visto, li ho fregati”». E a me aveva quasi convinto, o forse lo ha fatto davvero. Non mi sbagliavo quando pensavo – con pure supposizioni – che Shari si era sempre voluta sentire grande. È normale. Quando siamo piccoli vogliamo sentirci grandi, poi arriva il momento in cui succede il contrario: siamo grandi e vogliamo sentirci piccoli. E cerchiamo modi per andare nell’una o nell’altra direzione.

Shari indossa un abito Marco Rambaldi, stivali Diesel, anello Ani Khachatryan (Polimoda)

Shari si è sempre voluta sentire grande, anche a 16 anni – «sentivo di poter sconfiggere chiunque, ce l’ho sempre avuto questo fuoco dentro» -, eppure ad oggi nei suoi caroselli su Instagram non perde occasione di infilare SpongeBob o i Teletubbies per stringere l’occhio alla sé bambina o forse solo per fare un dispetto a chi la crede tale. «Una volta, un ragazzo – che tra l’altro mi piaceva – mi ha detto “sei ridicola a mettere i Teletubbies su Instagram” e io c’ero rimasta molto male, avevo tolto il post, ma poi dopo due giorni l’ho rimesso. A me piacciono, ma la gente punta subito il dito».

È bello perché Shari sembra avere una concezione tutta sua dell’adattamento. In un certo senso, ci si adatta sempre alle situazioni. È un processo che l’uomo applica un po’ a tutto, motivo per cui poi capita di risultare uguali (o simili) agli altri – che sia per lo stile o per gli interessi. Shari però, nonostante sia stata catapultata nel mondo dei grandi sin da piccola, non si è mai fatta dire da nessuno che cosa dovesse o non dovesse fare, e si è adattata quando e come voleva – la Lebonski 360, in questo senso, è stata aria per i suoi polmoni. «Mi hanno aiutata a tirare fuori un lato più particolare di me, piuttosto che rimanere basic con solo piano e voce, a tirare fuori il mio carattere e la mia personalità». Una sicurezza che forse deriva anche dal piccolo nucleo di persone che ha intorno: niente di più che la sua famiglia, con sua madre che da tempo le fa da manager e la segue in ogni suo progetto. «La miglior scelta è sempre la famiglia, perché loro non hanno un secondo fine», ci dice. «Tuttora, quando scrivo una canzone la faccio sentire per prima a mia madre, a mia sorella e a mio padre».

Shari indossa un total look Altom, stivali AGL

Ho osservato molto il profilo di Shari prima di arrivare a questa intervista. Prima – si parla di anni fa – con un occhio ingenuo e curioso di chi vedeva una ragazza con una voce incantevole entrare in punta di piedi in quel mondo che è il rap, al fianco di un artista come Salmo; poi con l’occhio critico di chi la vedeva inserirsi nella music industry facendo passi da gigante in un’effettiva gara – come quella di Sanremo – con una concorrenza spietata. Dopo ancora l’ho conosciuta come la Shari che forse conoscono solo i suoi fan più genuini, quella che racchiude in sé la Shari bambina tenendola stretta. Ho capito solo dopo questi tre livelli di lettura che lei, come artista e come persona, è un perfetto connubio tra caos e perfezione. Ed è interessante vedere come dalle parole ricorrenti in quest’intervista – confusione, indecisione, caos – emerga infine quella perfezione che si trova soltanto quando non si cerca. E alla fine ci abbiamo preso, Shari al suo caos ci tiene particolarmente e non permette a nessuno di tenerlo a bada, neanche a quei poteri forti delle major discografiche.

«A livello artistico cerco di avere un equilibrio tra fare quello che voglio e fare quello che funziona. Si tratta di bilanciarsi tra la lingua del popolo e la lingua che nessuno capisce, perché se continui a parlare quest’ultima di fatto non ti capiranno mai. Quando invece ti capiscono, allora vogliono entrare nel tuo mondo. E poi sono contenta di mostrare il mio caos: ci tengo un sacco, mi piace, lo amo e voglio farlo vedere».

Shari indossa un total look Marco Rambaldi

Se dovessi dire che cosa vedo della Shari bambina, oggi, è forse quell’indecisione caotica e travolgente che paralizza, che ti fa piangere a letto la notte per poi farti capire che il problema non era così grande come sembrava, «come con Sanremo», afferma, «ero indecisissima se andare o meno, sono stata una notte intera a piangere, fino alle cinque del mattino, proprio a urlare, piangere. Dramma. Poi mi sono svegliata e ho detto “dai lo faccio”. Le mie scelte sono un po’ così: sono tutte incoscienti, però le faccio, le decide qualcuno dentro di me», ci dice.

Se dovessi dire cosa vedo, invece, della Shari grande, è quella volontà di essere ancora qualcosa in più di ciò che il pubblico vede e conosce, mantenendo però il segreto solo per gli occhi più attenti. «Scrivo poesie», dice timidamente quando le chiediamo se c’è qualcosa che non le hanno mai chiesto ma di cui vorrebbe parlare. E allora inizia a raccontarci il significato di una poesia scritta su Instagram. Parla del mondo che è l’inferno e del cielo che è il paradiso, e del suo corpo a metà tra le due cose, immerso nell’inferno, ma con la volontà di uscire da quel bosco metaforico in cui si trova.

Shari indossa un top Soji Solarin, pantaloni Fusioni, scarpe AGL

Un caos che mi permetto di ascoltare, ma non di spiegare. Arrivati a questo punto, non mi resta che leggerla e approfondirla. E così facendo scopro altre mille poesie e citazioni, raccolte disordinatamente in screen caricati nelle storie in evidenza che portano il titolo di “Leggerezza”, posizionate esattamente in mezzo a quelle dedicate ai suoi due ultimi singoli. E qui la ritrovo: tra caos e perfezione.

Project
Outpump x Polimoda
Art director
Christopher Jones
Art director
Ruogu Shu
Stylist
Ginevra Cipolloni
Stylist
Juan Yu Shen
Stylist assistant
Mark Szabo
Stylist coordinator
Veronica Bergamini
Production assistant
Josefa Asteg
Photographer
Melissa Vizza
MUA
Clara Giaccari