In Francia stanno tutti aspettando il ritorno di La Fève

A fine agosto La Fève – rapper originario di Fontenay-sous-Bois, banlieue ad est di Parigi – ha pubblicato un nuovo singolo intitolato 2026 che annuncia e precede l’uscita del suo nuovo album, previsto entro fine anno. Le aspettative su La Fève – complice il suo approccio criptico alla comunicazione che, in breve, è definibile con “assenza uguale presenza” – sono sempre molto alte. Mai come questa volta però, considerando le premesse, sembrano essere giustificate.


L’ultimo brano dell’artista classe ‘99 è stato accompagnato da un videoclip dal sapore cinematografico diretto dal regista Rayan Rey e realizzato dalla casa di produzione Henry. Sono moltissime le references mutuate dal mondo del cinema: dal maestoso affresco con cui si apre il video – ispirato a L’Avvocato del diavolo – passando per l’utilizzo degli spazi architettonici – l’impronta è quella di Kubrick nel suo capolavoro 2001: Odissea nello spazio – fino alla sensazione di tensione crescente ripresa da film come American Psycho e Inception.

Il disco s’intitolerà FINIS-LES, come già annunciato qualche mese fa attraverso il singolo omonimo. Il nuovo brano, 2026, ribadisce il messaggio, anzi lo urla a gran voce: l’intento di La Fève è quello di entrare nel Pantheon del rap francese, con ogni mezzo possibile. Oltre che nelle references cinematografiche, l’ambizione di assurgere allo status di leggenda è resa evidente dalla scelta degli outfit: completi neri di Loewe dal taglio netto e sartoriale e un imponente cappotto marrone Balenciaga. Ma, soprattutto, la sua ambizione è spiegata nella barra di apertura del brano: “2026 c’est l’année des cafards, l’année des rats, pour ça qu’j’suis l’main event” (“Il 2026 è l’anno degli scarafaggi, l’anno dei ratti, ecco perché sono il main event”).

L’arroganza con cui La Fève si approccia a questo nuovo progetto è giustificata dal suo percorso di crescita: lento, costante e con la musica (tanta musica) sempre al primo posto. Il rapper dell’hinterland parigino, attivo su SoundCloud dal 2016, ha abituato il suo pubblico ai cambiamenti di vibe, sempre però tenendo fede ad una ricerca musicale ed estetica molto raffinata.

Nei progetti pubblicati in questi anni – KOLAF (2020); ERRR (2021); 24 (2023); BIGLAF (2024) – La Fève ha dimostrato di saper spaziare e, soprattutto, di saper stupire. KOLAF – con l’iconica copertina realizzata dall’artista Pablo Prada – è un concentrato della sua cifra stilistica: un progetto minimale ispirato al sound di Young Nudy e del primo Playboi Carti in cui il flow del rapper francese si sposa alla perfezione con le produzioni essenziali ed atmosferiche realizzate da Kosei. ERRR, invece, è un disco più corposo e sperimentale. Qui La Fève spazia tra trap, drill e sonorità più alternative. Proprio in quest’album è contenuta Mauvais Payeur, la hit più grossa del rapper di Fontenay-sous-Bois. È con quest’album che La Fève s’impone definitivamente come uno dei volti della new wave francese negli anni post-Covid.

Con 24, invece, che si apre con una produzione di Zaytoven, il viaggio si sposta verso la trap di Atlanta dei primi duemila. Particolare attenzione qui è riservata alla cura delle produzioni e alla direzione artistica del progetto. Non è raro che La Fève nei suoi progetti inserisca il nome dei producer all’interno del titolo delle tracce, quasi a voler esplicitare il debito nei confronti di chi ne costruisce il suono. Le melodie e i flow sono più ricercati che in passato e, in qualche episodio, come Ma Chienne De Traplife e Outro, c’è spazio anche per un lato più introspettivo. Infine, BIGLAF: 13 brani, 0 featuring e un grande show-off della propria padronanza tecnica. Rilasciato a sorpresa solo qualche mese dopo 24, è forse il disco in cui il fattore wow è meno evidente. Nel frattempo, tra il 2020 e il 2024, ha pubblicato una serie di 4 mixtape intitolata Empty The Bin.

Insomma, una produzione artistica ricca, concentrata soprattutto tra il 2020 e il 2024. Nel mezzo poche parole, anzi pochissime. Almeno fino al lancio di questo nuovo album. Basti pensare che l’intervista pubblicata da Views nel cartaceo di quest’autunno è soltanto la terza concessa in carriera dal rapper di Fontenay-sous-Bois. Le altre due, rispettivamente per Antidote Magazine e per Les Inrockuptibles, risalgono a quest’estate e al 2021. Non è un caso, chiaramente, che le ultime due interviste siano arrivate in un periodo così ravvicinato, considerando le grandi aspettative sul nuovo progetto. Come non è un caso che, proprio in questi giorni, sia uscita la sua
esibizione per COLORS.


La scelta di La Fève di frequentare raramente i media segue una logica ben precisa: quella di lasciare alla musica tutto lo spazio necessario. Non solo, c’è anche l’idea di preservare quella componente di mistero che i social sembravano aver progressivamente eroso. Mentre in Italia questa strategia di assenza di comunicazione è molto rara – spesso da noi si opta per roboanti strategie di guerrilla marketing (vedi il recente caso di Sfera a San Siro) – in Francia è senz’altro più comune. In caso voleste approfondire, questo meccanismo è stato persino analizzato da Thomas Crook in un interessante mémoire universitario dedicato alla “stratégie de la rareté” nel rap francese

Nelle interviste rilasciate a Views e ad Antidote La Fève parla di questo approccio di cherry-picking nella comunicazione, del suo prossimo progetto – il quinto disponibile sulle piattaforme, il suo “primo vero album” secondo lui – e del ruolo che la cultura hip hop dovrebbe avere.


Tra gli inizi come writer e il ruolo di Atlanta nella musica, La Fève ambisce ad essere un ponte tra il passato e il futuro del rap francese. Del resto, il rapper di Fontenay-sous-Bois è uno di quei pochi artisti che può permettersi il lusso di non ribadire la sua presenza di continuo. Anzi, è proprio la sua assenza, accompagnata da una comunicazione ridotta all’osso, che negli ultimi anni gli ha permesso di far crescere l’hype e le aspettative. Rarefatto, selettivo, intermittente. E, soprattutto, forte di un seguito di culto accumulato nel tempo.


L’annuncio dello Zénith Tour – ossia il tour nei palazzetti – e il videoclip di 2026 lasciano presagire un disco importante, con ambizioni da big. Ci si aspetta sicuramente uno step in più dal punto di vista della scrittura, finora rimasta spesso in ombra rispetto al sound. Ma, in ogni caso, dopo anni passati a costruire il proprio status senza mai rincorrere l’attenzione, La Fève sembra essere arrivato al punto in cui non ha più bisogno di chiedere al pubblico di guardare verso di lui. L’attesa si è trasformata in uno strumento narrativo di valore. Ora resta da capire se con FINIS-LES quella stessa attesa potrà trasformarsi in consacrazione.