Dopo anni di lustrini e grandi operazioni appariscenti sembra che anche nel mondo delle scarpe sportive si sia riscoperto il valore dell’heritage e l’importanza della storia. Sempre più di frequente i brand corrono a ricordare chi sono, a sottolineare i loro traguardi e raccontare la loro storia sotto una nuova luce e, giustamente, con ritrovato orgoglio.
Proviamo quindi a dare un’occhiata all’odierno panorama delle sneakers: quante aziende, ripercorrendo la loro storia, possono vantare legami con grandissimi atleti, vere e proprie leggende dello sport, e alcuni tra i nomi più importanti nel mondo della moda? Anche allargando il discorso all’ambito internazionale la lista rimane molto corta e tra questi nomi uno è italiano: Diadora.
Il percorso del marchio veneto, lungo quasi ottant’anni, ha visto protagonisti Palloni d’Oro come Roberto Baggio e Marco Van Basten, campionesse olimpiche come Gabriella Dorio, oltre a numeri uno del tennis come Björn Borg, Boris Becker e Jennifer Capriati, ed ancora oggi grandissimi atleti come Antonella Palmisano e Massimo Stano, Martina Favaretto e – non ultima – Larissa Iapichino, di recente incoronata campionessa europea a Birmingham. Da sempre, inoltre, Diadora ha tenuto in grande considerazione anche la parte lifestyle del suo catalogo oltre a quella tecnica sportiva e questa primavera alla sua storia si sono aggiunti anche tre grandi nomi della moda ovvero Dolce & Gabbana, Magliano e J.W. Anderson.


Di questi tre progetti il primo in ordine cronologico è quello che ha visto il coinvolgimento di J.W. Anderson: il direttore creativo di Dior ha scelto di firmare con il suo brand omonimo una particolare riedizione della Equipe, modello running di metà anni ’70 rivisitato in chiave fashion con alcune piccole modifiche, dai doppi lacci ai volumi della suola, e proposto in quattro diverse colorazioni.
Il pack realizzato insieme a Dolce & Gabbana è senza dubbio quello che ha attirato maggiormente l’attenzione del pubblico; la Brasil, un classico del catalogo Diadora, è stata declinata in quattro diverse versioni tra sport e lifestyle che fondono la tradizione calcistica della pelle cucita con l’animalier, elemento identificativo del duo di stilisti italiani.
Per ultimo Magliano che, oltre ad aver lavorato su modelli di sneakers dal look più moderno come la Mythos, ha avuto anche la possibilità di esplorare maggiormente la maglieria e l’abbigliamento sportivo pescando a piene mani dall’archivio di Diadora per trovare le giuste basi a cui applicare una nuova visione estetica. La collaborazione è stata presentata durante l’ultima edizione della Paris Fashion Week e sarà disponibile nell’ambito della stagione S/S ‘27.
Una serie di release che, se guardate pigramente, può apparire come un tentativo di guadagnare visibilità in un contesto inesplorato ma è in realtà l’opposto: Diadora ha scelto di offrire la sua storia e la sua esperienza come base per far nascere dei progetti inediti che possano contribuire a segnare l’inizio di un possibile nuovo capitolo. Per questo motivo le firme protagoniste di queste collaborazioni hanno scelto di coinvolgere Diadora, un’azienda che offre non soltanto la storia e la qualità della produzione in Italia all’interno della manovia di Caerano di San Marco ma, prima di tutto, autenticità, grande credibilità e quasi cent’anni trascorsi con un ruolo da protagonista nello sport e nel design.
Può stupire perché ormai per lavorare in un certo modo serve coraggio, esperienza ma soprattutto l’interesse a migliorarsi.


Per queste avventure Diadora ha scelto un approccio giusto, coerente, che riporta i progetti collaborativi alle loro origini come elemento fondante della Sneaker Culture. In ogni uscita tanto Diadora quanto il suo partner sono rappresentati e hanno la possibilità di esprimersi al massimo del loro potenziale contribuendo dal punto di vista storico, estetico e creativo. Non è un caso che con J.W. Anderson si sia scelto di attingere dalla lunghissima tradizione del marchio nell’atletica leggera, altrettanto non è un caso che due simboli italiani come Diadora e Dolce & Gabbana abbiano deciso di pagare tributo all’infinita storia d’amore tra il nostro paese e il calcio, anche in un anno di Mondiali sfortunati.
Ormai quasi trent’anni fa l’allora proprietà dell’azienda affidò il racconto dei suoi primi cinquant’anni al compianto Gianpaolo Ormezzano, una tra le più importanti penne del giornalismo sportivo italiano trasformatosi per l’occasione in eccezionale cantore. In uno dei primi capitoli di questa storia racconta: “Quella della Diadora è una scarpa comunque diversa, speciale, che non contiene tanto sogni antichi, quanto ne produce di nuovi: sogni sportivi, di vittoria”; penso queste parole riassumano al meglio l’approccio che definisce la storia dell’azienda, tanto in ambito sportivo quanto oggi nel mondo della moda.
Da Ormezzano ho voluto prendere in prestito anche questo titolo particolare, “Il western del Nord-Est”, che mischia alla perfezione geografia italiana ed epopea delle frontiere statunitensi. Leggendolo la prima volta ho voluto leggerci anche un richiamo, del tutto involontario, allo spirito dei pionieri, alla ricerca e alla voglia di evolversi mantenendo forte la propria identità. Questa penso sia stata la grande forza di Diadora negli ultimi anni, che si tratti del ritorno del Made in Italy nel mondo delle sneakers o un nuovo ruolo nelle collaborazioni fashion l’azienda veneta ha sempre saputo sottolineare la sua grande, meravigliosa storia.