Il freestyle è tornato anche sui palchi

Il freestyle a Milano non sta solo nelle piazze, ma anche sui palchi, nelle location dove di solito si vedono i concerti. E a portarcelo è stato Red Bull con il format internazionale Red Bull Frista, un progetto dedicato alle battle che negli ultimi anni è diventato uno dei principali punti di incontro, trasformando l’energia dei muretti in show capaci di coinvolgere un pubblico sempre più ampio. 

Più che una semplice competizione, Red Bull Frista è pensato come un percorso strutturato che parte dalle strade e culmina in una finale nazionale. Non a caso, una parte centrale del progetto è rappresentata dai Muretti Showcase, tappe itineranti che attraversano alcune delle città simbolo del freestyle italiano, in particolare Milano, Torino, Padova, Roma, Bisceglie. Questo perché l’obiettivo non è soltanto quello di promuovere l’evento finale, ma di far luce sulle attuali scene di freestyle, che restano vive anche se lontane dai riflettori.

«All’inizio il freestyle era quasi un’esigenza, una cosa per pochi, dove si sviluppavano delle skills e dei modi di approcciarsi alla forma d’arte molto peculiari. Oggi invece si è sviluppato a macchia d’olio, di città in città, diventando qualcosa che cattura tante persone e tanti modi diversi di intendere questa disciplina. […] La parte fondamentale resta quella delle piccole città e dei luoghi di base: i muretti, gli ambienti dove i ragazzi si incontrano e fanno freestyle tra loro. È da lì che nasce tutto, ed è lì che questa cultura continua a restare viva». 

DJ Shocca

Chiunque poteva partecipare: le persone erano libere di seguire il tour nei vari muretti e di proporsi per la finale mandando una propria registrazione di un freestyle, andando poi a scontrarsi con i pesi massimi della scena italiana. Direttamente sul palco dell’Alcatraz. È così che le 8 wildcard Blnkay, Bruno Bug, Debbit, Grizzly, Hydra, Kyn, Morbo e Shekkero si sono sfidati con gli 8 finalisti scelti dalle submission: Drimer, Frenk, Gabs, Punta, Redrum, Skietto, Tassi, Vlad

Anche se il progetto è andato avanti per mesi, i 16 freestyler si sono scontrati tutti in una notte a Milano: battle serrate davanti a una venue sold out con quasi 2000 persone, tutte quante decisamente coinvolte, che non perdevano occasione di chiudere le rime ai freestyler sul palco.

«Quando parte un beat e inizi a fare freestyle, l’attenzione si alza subito e le persone vogliono partecipare. È una forma di poesia talmente immediata che permette a chiunque di esprimersi e raccontare parti di sé che magari non verrebbero fuori in altri modi». 

Tormento

A conquistare il titolo è stato Drimer, che si è imposto turno dopo turno fino alla finale contro Morbo, con cui ha affrontato una serie di sfide di improvvisazione differenti. Una vittoria meritata, conquistata dopo anni di tentativi e finita con una maglietta alzata con scritto “why always me?”. 

A guidare la finale Ensi e Ares Adami, accompagnati dai beat di DJ MS e una giuria composta dalle figure storiche del freestyle italiano come Shade, Tormento e DJ Shocca. Sul palco, a un certo punto, non sono mancati a esibirsi Danno e Nerone. La serata è stata l’ultima dimostrazione di ciò che già affermavamo: il freestyle non è morto. 

Negli ultimi anni, infatti, il freestyle italiano ha attraversato una fase di trasformazione evidente. Non è più soltanto uno spazio per puristi o addetti ai lavori, ma un luogo di partecipazione collettiva. I muretti, che siano a Milano, Torino, Roma o altrove, sono tornati a essere punti di ritrovo vivi, frequentati non solo da chi il freestyle lo pratica, ma anche da chi sceglie di esserci per vivere l’esperienza.

«Il freestyle è un gioco di parole in cui, dopo un po’, ti rendi conto che quello che dici non sono solo parole o frasi tue: arrivano da un punto più profondo del corpo. Spesso tira fuori parti di te che nemmeno conosci, e proprio questo ti aiuta a conoscerti davvero nel profondo».

Tormento