Non può mancare nelle valige di tutta Italia, pronte alle vacanze e ai viaggi, un mazzo di carte. Di certo non poteva mancare nel mio zaino per andare a scuola, nella remota speranza che un insegnante fosse assente e il supplente non si presentasse; allora partiva il grande scopone scientifico, si rovinavano amicizie e volavano i peggiori improperi. Alcuni miei compagni diventavano maestri del conto delle carte e altri esecutori di teorie di gioco improbabili: scendere di doppia o di tripla? L’unico mantra: “se sei titubante, vai di 5 o vai di fante”.
Il mio mazzo era un comunissimo mazzo di carte napoletane trovato in casa nella scatola in cui i miei nonni conservavano mazzi di carte di tutti i generi, Napoletane, Trevigiane, Francesi, da 52 o da 40 carte, mazzi singoli o doppi, e infine il più off limit di tutti, il mazzo di carte da bridge del casinò di Montecarlo. Ai tempi non mi sono fatto più di tante domande, sapevo che per giocare a scopone le carte più giuste erano quelle Napoletane o al limite Piacentine e solo in caso di assoluta mancanza di opzioni quelle Francesi, accompagnate da un senso di disgusto quando a un primo sguardo era necessario tradurre gli ori in quadri. Eppure, se la sostanza del gioco e del valore delle carte non cambia, perché esistono così tante varianti dai design così diversi? Come è stato possibile che le spade diventassero picche, le coppe cuori e cosi via?
Tutto nasce in Asia, le prime tracce sono non del tutto chiare ma sicuramente provengono dalla Cina e dalla India attorno al VIII secolo. In Europa le prime carte da gioco arrivano tramite l’esercito dei Mamelucchi, potente dinastia egizia del XII secolo, esistono alcuni ritrovamenti di queste carte da gioco che già raffiguravano alcuni dei simboli a noi oggi conosciuti.
Partiamo dagli elementi più evidenti, i semi. Semplificando la storia delle carte, possiamo racchiudere i differenti tipi di mazzi da gioco in tre macro-tipi e un micro-tipo. Proprio da quelle dei Mamelucchi è derivato il genere di carte cosiddetto Spagnolo, quello composto da denari, coppe, bastoni (in forma di legni e tronchi) e spade, di questo genere fanno parte i mazzi napoletani, e in generale tutti quei mazzi provenienti dall’Emilia Romagna in giù.
Molto simile a questo primo macro-tipo vi è il tipo di carte Italiane, anche queste hanno gli stessi semi ma con delle piccole differenze: i denari ricordano più fiori che monete, le coppe sono decisamente squadrate e sopratutto i bastoni non sono più naturali legni ma scettri, le spade sono ricurve come delle scimitarre invece che dritte. Un esempio del genere italiano sono i mazzi di carte Trevigiane.
Questi semi di origine antica non sono casuali ma anzi rappresentano chiaramente le caste in cui la popolazione era divisa all’epoca: i denari per i mercanti, le coppe per il clero, le spade dei soldati e i bastoni per i contadini.
Con lo sviluppo della stampa, in Germania la produzione delle carte si abbassò notevolmente di prezzo e il micro-tipo di carte Germaniche si diffuse a macchia d’olio in Europa. Le carte tedesche utilizzavano semi diversi da quelli latini (spagnoli/italiani), c’erano foglie, cuori, ghiande e campane e nonostante oramai questo genere di mazzi sia quasi del tutto scomparso, è proprio questo che rappresenta l’anello di congiunzione tra i semi latini e quelli francesi, al giorno d’oggi i più diffusi in tutto il mondo.
I cuori infatti sono rimasti cuori, le foglie hanno mantenuto la forma e sono diventate picche, invece le ghiande e le campane si sono trasformate nei fiori e nei quadri. I mazzi francesi aggiungono altre due importanti innovazioni che tutt’ora utilizziamo. La prima è la divisione dei semi in due colori distinti e diversi: cuori e quadri il rosso, picche e fiori il nero; la seconda è l’introduzione delle figure femminili nel mazzo: le regine.
A proposito di figure, che i mazzi fossero composti da 40 o 52 carte tutti però avevano le tre carte di valore più alto rappresentate come figure. E se i semi rappresentavano le caste, le figure rappresentavano la corte nobiliare: i fanti, i cavalieri e i re nella versione latina, le regine al posto dei cavalieri nella versione francese. La tradizione per altro vuole che i re non siano figure qualsiasi ma anzi rappresentino i più importanti re e condottieri della storia umana: Carlo Magno e Giulio Cesare sono rispettivamente i re di cuori e quadri, re Davide e Alessandro Magno sono i re di picche e fiori.
In origine, nei giochi di carte, l’asso era un semplice 1 e in quanto tale era la carta di minore valore; tuttavia si dice che la sua ribalta derivi dall’epoca della Rivoluzione Francese, periodo nel quale ovviamente la nobiltà non era vista di buon occhio, di conseguenza sempre più giochi incrementarono il valore dell’asso fino a maggiore delle figure.Sempre a proposito di assi, ci sono alcune scelte stilistiche che necessitano di spiegazione: anche se è facile credere che l’asso di denari sia rappresentato nelle carte latine da un aquila, è importante sapere che invece si tratta di una moneta, la più bella e di maggior valore di tutte, e perciò decorata con temi animali. Allo stesso modo, quando nelle carte Piacentine e in altre versioni l’asso di bastoni ha un angelo rappresentato, si tratta di un retaggio simbolico per il quale alcune carte, specialmente gli assi di bastoni e spade, venivano adornate con dei cherubini a conferirne valore. Nelle carte francesi invece praticamente tutti i mazzi hanno delle scritte sull’asso di picche, che siano le regole, o l’azienda produttrice o qualsiasi altra cosa. Questo deriva da quando fu introdotta una tassa sulla produzione delle carte da gioco e come controprova del pagamento, un bollo veniva applicato sulla prima carta del mazzo, generalmente, per l’appunto, l’asso di picche.
Manca solo una carta all’appello, probabilmente quella con l’aura più misteriosa e speculata di tutte: il Jolly o in inglese il Joker. Portato alla fama assoluta dalla serie di Batman e dall’interpretazione commovente di Heath Ledger, in realtà la carta in sé viene inventata dagli americani, che per alcuni giochi avevano bisogno di una carta dai poteri sconfinati che però non sottraesse figure al gioco. Infatti, in precedenza spesso il Jack di cuori era usato come matta.
Così venne deciso di tener fede al principio con cui le carte erano state pensate, di rappresentazione della corte, e viene aggiunta l’unica figura alla quale era permesso scherzare anche i re e le regine, per l’appunto il giullare di corte.
Infine da un punto di vista estetico, le carte non sono cambiate molto negli ultimi secoli, ma il design dell’oggetto in se è stato perfezionato con l’esperienza e l’utilizzo: sono state aggiunte le lettere e i numeri negli angoli per semplificarne la lettura, e insieme all’aggiunta dei bordi bianchi queste due cose hanno permesso ai giocatori di poter tenere le carte in mano l’una più vicina all’altra. Le figure nel tempo sono state raddoppiate e specchiate in modo che non importasse da che lato venissero pescate, ma non necessitassero mai di essere ruotate.
In generale, in maniera simile agli scacchi, il gioco delle carte è di antica tradizione e sembra essere lo stesso da secoli, e anche i mazzi di carte non sembrano tutto sommato cambiati più di tanto nel tempo. La realtà però, è che già nel 1800 ci sono stati esempi di giocatori che hanno provato nuove varianti: aggiungendo dei semi o creando mazzi di carte più ampi con le carte fino al numero 20. Se vogliamo, anche i moderni giochi di carte collezionabili, Magic the Gathering su tutti, ma anche Pokemon e Yu-Gi-Oh, sono un evoluzione del gioco delle carte importato in Europa dai Mamelucchi e creato in Asia in antichissimi tempi non meglio precisati; solo con un numero di varianti esponenzialmente più ampio e regole diverse a testimonianza della versatilità che un semplice mazzo di carte può avere.


