Pillola rossa o pillola blu? Cosa scegliereste di fronte alla possibilità di scoprire tutta la verità sul funzionamento dell’universo o di rimanere nella comodità delle vostre convinzioni? Lana e Lilly Wachowski, i registi di Matrix, ci ragionavano già nel 1999. Oggi, in un mondo che a Matrix ci assomiglia sempre di più, la risposta è che, l forse, preferiamo simulare la realtà piuttosto che viverla.
Visori, giochi di simulazione e realtà aumentate ieri erano un semplice esperimento tecnologico oggi, invece, sono diventati parte integrante della realtà e, quasi, non ce ne siamo accorti. 26 anni fa, nel 2000, nasceva The Sims, la serie di videogiochi simulatori di vita ideata da Will Wright che ha riscosso un enorme successo arrivando fino alla quarta generazione. Qualche anno prima, nel 1996, il mondo già impazziva per i Tamagotchi: animali domestici virtuali che hanno rivoluzionato l’industria dei giocattoli diventando simbolo degli anni ‘90 e che oggi compiono 30 anni.
Da quel momento ad oggi i simulatori sono diventati sempre più accurati, quasi indistinguibili dalla realtà, e l’ipotesi che la stessa realtà sia una simulazione sempre più realistica. Nel 2003, infatti, il filosofo svedese Nick Bostrom pubblica sulla rivista accademica The Philosophical Quarterly un pezzo dal titolo “Are you living in a computer simulation?” avanzando quella che è definita la teoria della simulazione. Un’ipotesi, che oggi pare smentita da alcuni studi del professor Franco Vazza, secondo cui la realtà in cui viviamo non sia altro che una simulazione. Nonostante la smentita di Vazza l’ipotesi rimane affascinante e permette di riflettere sul confine sottilissimo tra reale e virtuale e su come il mondo dei simulatori stia entrando a gamba tesa nella quotidianità.
Solo il mercato globale dei giochi di simulazione nel 2025 è pari a 23,37 miliardi di dollari con una previsione di crescita dell’8,96% dal 2025 al 2034. Secondo Business Research Insights, infatti, nel 2026 il mercato dovrebbe arrivare circa a 25,47 miliardi per poi raggiungere i 50,59 miliardi nel 2034. Una crescita esponenziale che evidenzia un trend decisamente impattante.
Ma la simulazione non è solo di realtà, negli anni il mercato dei videogame di simulazione si è espanso abbracciando nuove frontiere. E ora vi basterà comprare un gioco per vivere come una fetta di pane o, più semplicemente, per stare seduti su una sedia. Ebbene si, perché esistono videogame come “I am a bread” o “Chair Simulator” in cui accumuli punto stando seduto su una sedia, magari di qualche designer famoso. Ma non solo, attraverso i videogame potrete anche vivere come Gesù Cristo ed esplorare la Terra Santa grazie a “I Am Jesus Christ”.
E dai videogame presto si passa alla vita reale. Il tema delle simulazioni, infatti, non riguarda solo quelle che vengono definite realtà virtuali ma entra sempre più nella quotidianità attraverso le realtà aumentate. Se nel primo caso si tratta di veri e propri “mondi” sostitutivi, come quelli dei videogiochi, nel secondo reale e virtuale si sovrappongono. La realtà aumentata integra digitale e reale rendendo impercettibile il confine.
Basta un giro di shopping online per rendersi conto di quanto l’AR sia diffusa. Se un tempo gli acquisti virtuali, soprattutto di abbigliamento e accessori, sembravano complicati perché “Chissà se quel capo mi starà bene” oggi l’AR risolve il problema. Non c’è shop in online, infatti, senza possibilità di provare un paio di occhiali, una sneakers e persino il make-up attraverso dei simulatori che nemmeno ci rendiamo conto di usare. Con un semplice gesto apriamo la telecamera interna del nostro smartphone e vediamo se quel modello di occhiale ci sta effettivamente bene o se quella shade di rossetto matcha con il nostro viso.
Parallelamente su TikTok tra i format più virali, fin dalla creazione della piattaforma, c’è il POV, point of view. Video che immergono lo spettatore nella narrazione facendogli “vivere” in prima persona una particolare situazione. Nulla di molto diverso dai simulatori di cui abbiamo parlato prima. Entrambi utilizzano lo stesso schema portando l’utente ad immergersi in una realtà senza effettivamente viverla.
Può sembrare assurdo, ma evidentemente le simulazioni risultano affascinanti da guardare, oltre che da “vivere”. Non solo i POV su Tik Tok, secondo un rapporto di Midia Research del 2024 i gamers passano più tempo a guardare video di persone che giocano su Twitch e YouTube che a giocare agli stessi videogiochi. Circa 8,5 ore a settimana impiegate a guardare chi gioca, contro 7,4 passate a giocare realmente. I famosi gameplay che, di fatto, hanno dato il via a tutto il mondo della creazione di contenuti online.
Dalle simulazioni più semplici, come i video “ti porto con me in una giornata da…”, a quelle più complesse e costruite fatte di visori e realtà aumentata. La verità è che dietro tutte queste simulazioni si nasconde il senso di quella famosa pillola blu da cui tutto è cominciato. La possibilità di vivere nella tranquillità delle proprie convinzioni scacciando la noia con la percezione di sperimentare altro. Un giorno siamo astronauti, l’altro piloti di auto da corsa, tutto a rischio zero, senza conseguenze. Vogliamo avere la possibilità di controllare al 100% la nostra vita, ma la realtà è che non siamo sim in viaggio tra Willow Creek e San Myshuno e se proprio qualcuno controlla le nostre vite… beh quelli di certo non siamo noi in prima persona.