I bambini di oggi non hanno mai visto l’Italia ai Mondiali

“Vi ricordate quando l’Italia…?”
No, i ragazzi di oggi non potranno parlare dei Mondiali di calcio iniziando una frase in questo modo.

Nemmeno quest’anno la nostra Nazionale andrà ai Mondiali. Sarà il terzo Mondiale consecutivo. Ieri sera la sconfitta ai calci di rigore contro la Bosnia ci ha definitivamente esclusi dalla prossima Coppa del Mondo, quella con 48 squadre, l’edizione più ampia e partecipata della storia.

Non c’è più lo shock delle prime volte, né la rabbia istintiva. Non si può più certamente parlare di sfortuna o di incidente di percorso. A fine partita Rino Gattuso, commissario tecnico degli Azzurri, ha parlato senza mezzi termini di una “mazzata”:

«Qua si deve parlare dell’Italia, si deve parlare della maglia azzurra, che per l’ennesima volta abbiamo preso una mazzata. Per l’ennesima volta non andiamo al Mondiale: chiedo scusa, non ce l’ho fatta. Fa male, ci serviva. Per noi, per le famiglie, per l’Italia, per il nostro movimento».
Gennaro Gattuso, allenatore dell’Italia

L’ultima presenza dell’Italia a un Mondiale è datata 24 giugno 2014. Nel migliore dei casi, una nuova partecipazione arriverà nel 2030. Un ragazzo nato nel 2014 dovrà aspettare di compiere 16 anni. Forse.

Un’intera generazione di bambini è cresciuta senza vedere la propria Nazionale disputare un Mondiale. Niente estati con la maglia azzurra addosso, niente notti davanti alla tv, niente piazze stracolme di gente davanti a un maxischermo. Niente cori cantati in maniera stonata, niente rituali condividisi, niente amicizie nate per caso nel segno della Nazionale. E no, il fortuito Europeo vinto nel 2021 non basta.

«È un gran dispiacere. Per tutti. Per noi, per tutti i bambini che non vedranno un altro Mondiale. Mi dispiace vedere i giovani che piangono, ma in futuro avranno tante chance».
Leonardo Spinazzola, giocatore dell’Italia

Magari dei calcio ci si innamorerà ugualmente, si seguiranno i grandi club, o si guarderà comunque con interesse il prossimo duello fra Messi e Mbappè in una futura finale Mondiale. Ma la Nazionale è un’altra cosa, che rischia purtroppo di diventare un concetto troppo astratto. E il Mondiale stesso, che per anni ha incarnato un rito collettivo fortissimo, che era solito tornare con meticolosità ogni 4 anni e attraversare il tempo e le generazioni, unire padri e figli, amici e sconosciuti, appassionati e non, rischia di trasformarsi in qualcosa da osservare da lontano.

Per una generazione intera, il Mondiale non sarà più un’esperienza. Per una generazione intera il Mondiale riecheggierà solamente nei racconti dei genitori. Alla fine il danno non è più solo sportivo, ma culturale e, forse, perfino, esistenziale.