Guardare la terra dallo spazio ci da pace

Le foto della terra dallo spazio non sono solo stupefacenti ma sono un vero punto di reset secondo la scienza. Gli astronauti di Artemis II, mentre sono a 380 mila chilometri della terra, stanno cambiando del tutto la loro percezione del mondo e di chi lo abita — e in parte anche noi stiamo subendo questo cambiamento attraverso le loro immagini. 

«L’overview effect si spiega quando guardi attraverso la cupola e vedi la Terra così com’è, con l’intero universo sullo sfondo». 
Christina Koch
Artemis II Mission Specialist

Per chi le guarda arriva subito un pensiero di ammirazione e soggezione seguito da una presa di consapevolezza: siamo tutti qui, uniti su un pianeta sospeso e al di fuori del quale è tutto inospitale per l’uomo. 

«Realizzi che ogni singola persona che conosci si trova all’interno di quella linea verde, e tutto ciò che sta al di fuori è completamente inospitale. Non vedi confini, non vedi divisioni religiose, non vedi limiti politici. Vedi solo la Terra e capisci che siamo molto più simili di quanto siamo diversi». 
Christina Koch
Artemis II Mission Specialist

Quello che provano gli astronauti è una vera e propria “rottura” psicologica che segue il cambio radicale di prospettiva sulla terra e che viene chiamata “overview effect” — un termine coniato dal filosofo spaziale Frank White nel 1987. Come spiega anche l’astronauta Christina Koch, che si trova ora su Orion, il senso di unità è quello che prevale guardando la terra da lontano. White spiegava infatti che le nozioni di confini e differenze che per tutta la vita siamo abituati a pensare (dandoli per scontati) non esistono guardando la terra veramente, da lontano — un pensiero che pare banale ma che quando diventa realizzazione pratica rappresenta un punto di rottura e un vero shift cognitivo

Se quindi quello che vediamo davvero da lassù sono l’unità indistinta della terra e la sottilissima atmosfera che la circonda, le conclusioni che il nostro pensiero trae sono idee di appartenenza, preservazione, ammirazione e fratellanza. In tutto questo ovviamente, realizzando che siamo parte infinitamente piccola del tutto, anche i problemi e le preoccupazioni singolari vengono rimesse in prospettiva. Non a caso negli ultimi giorni sono sbucati moltissimi contenuti online che citano proprio questo senso di unione nato anche dalla “banale” realizzazione che in quella foto della terra dallo spazio ci siamo tutti (vedi i meme di @ideservecouture o le reaction degli utenti su X). 

«Vedi che è un unico pianeta con un’atmosfera condivisa. È il nostro luogo comune in questo universo. Penso che questa prospettiva, mentre osserviamo le sfide nel nostro Paese o nel mondo, ci faccia capire che le affrontiamo tutti insieme».
Bob Behnken
Ex astronauta della NASA 

Il vero shift cognitivo in questo senso lo hanno ovviamente solo gli astronauti che affacciandosi dall’oblò della navicella Orion vivono una prospettiva che è per forza nuova. Allo stesso tempo, come già spiegava tempo fa White, affinché la provino tutti basta partecipare e sentirsi parte di questo cambiamento di prospettiva — e a questo giro, forse anche grazie alla livestream 24/7 e alle immagini stupefacenti condivise dallo spazio, sembra ci abbia toccato davvero.

Photo credit:
NASA