Oggi, primo settembre 2026, dopo ben 15 anni, Tim Cook chiude definitivamente la propria carriera da CEO di Apple, lasciando il testimone all’ingegnere hardware John Ternus, mantenendo il ruolo interno di Presidente Esecutivo del CDA del colosso di Cupertino.
Quando è arrivato era l’agosto del 2011. Sicuramente, far diventare CEO di Apple una figura estremamente formata e competente nell’ambito della logistica e dell’organizzazione, dopo le dimissioni del visionario Steve Jobs (venuto poi a mancare nell’ottobre dello stesso anno), non è stata una scelta facile.
Il rischio di impattare e modificare un brand al tempo “prodotto-centrico” era assolutamente reale e, dopo anche l’addio di Sir Jony Ive (Chief Design Officer che stravolse, da un punto di vista progettuale e di linguaggio, Apple) nel 2019, potremmo sostenere oggi che è proprio quello che è successo.
Sending lots of love to the Apple community on my last day as CEO. My title changes tomorrow, but the love I have for the Apple community never will. Thank you for being a constant source of inspiration. My gratitude is endless, and I’m excited for the next chapter!
— Tim Cook (@tim_cook) August 31, 2026
Attenzione però, non sempre il cambio di rotta è necessariamente una cosa negativa, anzi, se guardiamo puramente la componente numerica, potremmo affermare con altrettanta sicurezza che dal punto di vista di crescita economica Tim Cook è stato il miglior CEO della storia del brand.
Il CEO di un brand ha, tra le altre centinaia di operatività, la responsabilità sul valore dell’azienda stessa, e qui, numeri alla mano, questo CEO ha raccolto una Apple con una capitalizzazione, ovvero un valore aziendale, di circa 350 miliardi, con un fatturato intorno ai 100 miliardi, capace di portarlo, in poco più di 10 anni, alla capitalizzazione più alta della storia, tra i 4 e i 5 trilioni, e un fatturato maggiore a 400 miliardi.
Il passaggio dalla precedente ricerca del “nuovo iPhone”, ossia di un nuovo e unico prodotto capace di stravolgere nuovamente il mercato internazionale, alla concentrazione di energie sulla strutturazione di un sistema di prodotto-servizio su scala globale, è stato sicuramente l’elemento chiave di questo enorme successo. Apple è infatti passata dal sogno di un visionario, capace di aver ha rivoluzionato ogni vita su questo pianeta, alla capitalizzazione di tutto il sistema connesso ad esso.
Ma come ci è riuscita? Lato “nuovi prodotti”, ha costruito un impero di wearables (i cosiddetti dispositivi indossabili) estremamente distribuito, raggiungendo un elevatissimo numero di clienti (Apple Watch e Airpods in primis, di cui solamente queste ultime generano circa il 5% del fatturato dell’azienda). Oltre a questi, dal suo primo giorno come CEO, Cook ha portato sul mercato dall’iPhone 4S fino all’ultimo iPhone 17 Pro. Dal Macbook Air, Macbook Pro, Macbook Neo, Mac mini, Mac Studio e Mac Pro, passando per i wearables sovracitati, fino a terminare negli accessori come la Magic Keyboard, il Magic Mouse e tutta la serie di iPad (Air, Mini Pro).

Non solo prodotti finiti, ma ha lavorato anche nelle componentistiche interne, con l’importante abbandono dei processori Intel a favore della costruzione di sistemi proprietari (Serie M), portando un’autosufficienza ingegneristica, di risorse e hardware senza precedenti.
Infine, non per importanza, ha costruito una incredibile campagna di fidelizzazione attraverso nuovi e numerosi servizi, capaci di entrare nel quotidiano non più solamente come prodotto di utilizzo fisico, ma come veri e propri elementi a disposizione degli utenti nel daily life (da Apple Music, iCloud, Apple Tv, Apple Pay…).
Tutte queste implicazioni strategico-commerciali, logistiche e di distribuzione hanno sicuramente tolto ad Apple il primato di unici innovatori lato prodotto, generando alle volte un’azienda più ricca, ma probabilmente più noiosa. Specialmente per gli amanti del Design di Prodotto Industriale, la mancanza sia di rischio progettuale sia di una continua ricerca di innovazione fisica è un tema caldo, il quale viene però meno nel momento in cui le necessità di alto livello ricadono nelle logiche di performance e contabilità.
E ora? Tim Cook lascia un’azienda strutturalmente e finanziariamente solida a John Ternus, il quale dovrà occuparsi di mantenere vivo questo enorme ecosistema in un’epoca dominata dalla pressione dell’Intelligenza Artificiale e dall’aumento dei costi delle componenti.
Da amanti del prodotto fisico, la speranza è un ritorno a un maggiore investimento in ricerca e sviluppo del design, senza abbandonare del tutto le logiche, ormai imprescindibili, che hanno reso grande Apple.