Finali di serie tv che ci hanno deluso (spoiler alert) 

Il finale di una storia è, praticamente da sempre, la parte più attesa di un racconto. Proprio per questo le aspettative riposte nell’ultimo episodio di una serie tv – a cui magari si sono dedicati giorni interi di binge watching – finiscono per fissare standard altissimi nell’immaginario degli spettatori.

Ed è forse proprio perché l’asticella per la conclusione di quella serie, che ci ha fatto emozionare e affezionare ai personaggi, alle loro avventure e ai loro tratti, è così alta che, molte volte, il finale può lasciare a bocca asciutta. Non rispettando quella che si pensava fosse la conclusione perfetta del racconto, si crea così una sorta di frattura tra autori e pubblico.

Alcuni di questi finali, in qualche modo deludenti, sono diventati con il tempo fenomeni riconosciuti e condivisi globalmente, infrangendo nell’epilogo le previsioni degli spettatori, impazienti di scoprire come la storia sarebbe andata a finire.

Tra tutti il caso più emblematico è probabilmente Game of Thrones. Per quasi un decennio la serie fantasy targata HBO ha dominato l’immaginario pop con intrighi politici, colpi di scena e personaggi iconici. Ma l’ultima stagione, e soprattutto il destino di alcuni protagonisti, ha diviso profondamente il pubblico. Molti tra i fan più accaniti e fedeli alla serie hanno percepito una brusca accelerazione narrativa, come se l’epopea di Westeros fosse stata chiusa troppo in fretta rispetto alla complessità costruita abilmente durante gli anni.

Una reazione simile ha accompagnato anche il finale di How I Met Your Mother, sitcom che per nove stagioni ha giocato su una premessa semplice, quella di raccontare ai figli di Ted Mosby come ha incontrato la loro madre. Dopo anni di indizi e attesa, la soluzione scelta dagli autori ha ribaltato completamente il percorso emotivo della serie. Un twist che per alcuni è stato coerente con la storia, ma che per molti fan ha dato la sensazione di annullare lo sviluppo narrativo delle stagioni precedenti.

Anche Peaky Blinders, pur restando una delle serie più stilisticamente riconoscibili dell’ultimo decennio, ha lasciato parte del pubblico con sentimenti contrastanti. L’ascesa criminale di Tommy Shelby si è sempre nutrita di ambiguità e tensione morale, ma la conclusione della serie – sospesa e meno definitiva di quanto ci si aspettasse – ha dato l’impressione di un finale aperto a nuovi sviluppi, assente di una reale chiusura.

Destino simile per The Umbrella Academy, la serie Netflix che ha mescolato supereroi, paradossi temporali e dinamiche familiari disfunzionali. Con il passare delle stagioni la narrazione si è fatta sempre più caotica, e il finale ha lasciato molti interrogativi aperti. Per alcuni è stata una scelta volutamente surreale, per altri un epilogo che non ha saputo dare un senso compiuto al viaggio dei suoi protagonisti.

Se si torna un po’ indietro negli anni, si nota però come i finali che hanno diviso il pubblico non siano certo una novità facente parte della sola serialità contemporanea. Basti pensare a Lost, uno dei primi grandi fenomeni della televisione moderna. Quando la serie si è conclusa, il suo epilogo simbolico e spirituale ha conquistato alcuni spettatori e deluso chi si aspettava risposte più concrete ai tanti enigmi disseminati lungo il percorso.

Tra i casi più recenti troviamo anche Killing Eve. La relazione ossessiva tra l’agente Eve Polastri e l’assassina Villanelle aveva costruito una tensione narrativa e sentimentale unica. Proprio per questo l’episodio conclusivo, arrivato dopo anni di evoluzione dei personaggi, è stato percepito da molti fan come una chiusura improvvisa e poco coerente con il percorso emotivo della serie.

Nel panorama dei drama più complessi non si può ignorare House of Cards. Dopo essere stata una delle prime grandi produzioni simbolo di Netflix, la serie politica ha dovuto reinventarsi negli ultimi episodi. Il risultato è stato un finale che molti spettatori hanno trovato irrisolto, quasi sospeso, come se la storia di potere e manipolazione non avesse mai trovato una vera conclusione.

E poi c’è Stranger Things, una delle serie simbolo della cultura pop degli ultimi anni. Tra nostalgia anni ’80, horror e fantascienza, lo show dei fratelli Duffer ha costruito un universo narrativo amatissimo dal pubblico globale. Proprio per questo il finale della serie è stato osservato con aspettative altissime: chiusure emotive, destini dei protagonisti ed equilibrio tra spettacolo e nostalgia hanno acceso il dibattito tra i fan, dimostrando ancora una volta quanto sia importante e impattante la conclusione di una storia, soprattutto se così amata.

Infine, anche Gossip Girl ha avuto un finale che ha diviso i fan. La serie, che per anni ha raccontato scandali, amori tormentati e intrighi nel lussuoso Upper East Side di New York, aveva costruito un universo popolato da personaggi glamour e manipolatori, pronti a tutto pur di proteggere i propri segreti. Quando l’identità della misteriosa blogger è stata finalmente svelata, molti spettatori hanno trovato la rivelazione prevedibile o poco soddisfacente, mentre altri hanno apprezzato la chiusura dei vari archi narrativi. Il finale ha mostrato come, anche in un mondo fatto di segreti e scandali, le aspettative del pubblico possano superare di gran lunga ciò che gli autori avevano immaginato, lasciando un misto di sorpresa, delusione e nostalgia.

In un andirivieni di supposizioni e speranze, il “viaggio dell’eroe” costituisce le storie che appassionano e permettono di immaginare e trovare quella che, per ognuno di noi, dovrebbe essere la fine perfetta di ciascun racconto. Quell’amarezza data dalla delusione e dalla sconcertante scoperta di un finale inaspettato lascia nell’aria un’insoddisfazione condivisa e portata avanti negli anni, che – a volte – permette alla singola serie di essere ancora oggi sulla bocca di tutti quanti.