Celebrare la primavera in Voce Triennale

«Questa libertà te la guadagni fin da piccolo, non te la dà nessuno. Pochi hanno la capacità di averne il controllo totale, ma è un po’ il gioco della vita. Io me la sono conquistata con grande fatica».

Carlo Antonelli è una personalità rara nel contesto milanese. È uno di quelli che nella vita ha sempre fatto quello che credeva giusto, e ancora oggi questa è probabilmente la cosa che sa fare davvero: esercitare la propria libertà nel mondo. Con il privilegio conquistato di portare ciò che vuole in contesti incredibili.

L’ultimo esempio è il festival Equinozio tenutosi dal 20 al 23 marzo in Voce Triennale. «La missione di Voce, fin dall’inizio, è quello di concentrarsi su una singola cosa, ascoltare, e sentire davvero ciò che ci arriva dall’esterno», ci dice. 

«Una stanza con un grande impatto sonoro è da sempre la più potente astronave verso mondi sconosciuti e straordinari che sia mai esistita», così Carlo Antonelli aveva presentato al pubblico il nuovo spazio a Milano e da allora è proprio questo che porta al suo interno. Eventi che possano permetterci di allontanarci dal brusio di fondo della vita quotidiana, dalle immagini che ci inquinano gli occhi e concentrarci finalmente su una singola cosa: il suono e come lo sentiamo. Cosa ci trasmette e cosa ci comunica. Prima ascoltare, quindi, poi eventualmente capire – anche se questo non è necessario.

«Gli esiti di libertà si trasferiscono agli altri, quindi se vogliamo farne un discorso puramente energetico, quella che si sprigiona è un tipo di energia più potente di qualunque altra. E soprattutto il divertimento, quello serio, di cui è fondamentale non fare a meno».

Equinozio, considerato una nuova forma di festival, è un esperimento che si è sviluppato nel corso di 3 giorni in cui chiunque poteva presentarsi e semplicemente prendere parte, lasciando fuori tutto ciò che non è necessario per concentrarsi solo sul suono, lo spazio e la natura del giardino di Triennale, su cui astutamente si affaccia Voce. «Credo che in questo momento storico sia importante considerare il concetto del risveglio e dell’attenzione sottile. Il fatto di riprendere forza, di nutrirci di cibo buono, di sentire la propria stanchezza e buttarla fuori. È un interesse che attualmente è molto forte, anche perché sono sorti nuovi modi di lettura dei quadri astrali – che confinano ovviamente con la letteratura».

Il programma ha visto la partecipazione di diverse figure artistiche e non, che in qualche modo hanno voluto portare il loro contributo, interpretando e celebrando con la propria visione l’inizio della primavera.

Tra gli artisti coinvolti, Micol Assael ha guidato i visitatori nelle sue installazioni sonore Your Hidden Sound, mentre Chandra Candiani ha presentato Pane dal bosco, un’esperienza poetica immersa nella natura. Antonio Perazzi ha raccontato il risveglio delle piante con Il popolo del suolo, e Niccolò Porcelluzzi ha esplorato le origini del suono umano con La prima musica. I live set hanno visto le performance dei duo elettronici Voices From The Lake (Donato Dozzy & Neel), di I Canzonieri con Canva6 e Matteo Pit, e del collettivo Industria Indipendente insieme a Silvia Calderoni. Inoltre, Sarah Shin, Ersilia Vaudo e Tommaso Calarco hanno accompagnato i partecipanti in esperienze tra astronomia, fisica e percezione sonora, mentre Trevor Ballin ha offerto letture di tarocchi. Ma sono solo, «ho chiamato Rob Brezsny», ci confida «mi ha detto che lavora troppo per poter considerare di partecipare al festival, ma ci ha mandato della musica che fa per sé stesso. La faremo ascoltare qui, e quindi in un certo senso ci sarà anche lui».

Tutto questo è figlio del proprio intuito. Quando gli chiedo infatti che cosa si deve portare all’interno di tutto ciò che si fa nella vita, soprattutto quando si prende la direzione di progetti simili ma anche diversi, mi risponde che l’istinto è l’unica cosa da seguire, perché è solo così che si possono creare cose uniche che nessuno si sarebbe aspettato. 

Laureatosi in giurisprudenza per volontà dei genitori, Carlo Antonelli ha guidato Sugar Music come direttore artistico negli anni ’90 e poi ha diretto riviste come Rolling Stone Italia, Wired Italia e GQ Italia. Oltre al lavoro editoriale, ha co‑fondato con Luca Guadagnino la casa cinematografica First Sun, collaborando a produzioni come Io sono l’amore e Suspiria.

«A seconda dei progetti è ovviamente necessario mediare, ma è tanto intuito. Quando ti trovi a dirigere progetti spesso nascono anche dei “frankenstein”, ovvero cose che mai avresti immaginato ma che nascono dall’incontro con qualcun altro. Così ad esempio è successo spesso con Caterina Caselli quando lavoravo in Sugar. Progetti come quello di Andrea Bocelli – diventato numero uno in tutto il mondo – sono nati così. Mi sono sempre circondato di persone che hanno sempre seguito il proprio gusto e la propria etica lavorativa».

Come un po’ tutto, quindi, anche questo festival è stato un esperimento incredibilmente vario e misto volto a rispondere a un’esigenza: sperimentare e alleggerire. Forse perché Carlo si è ascoltato prima di noi e ha capito che i nostri occhi sono saturi e allora forse è necessario concentrarci su altro. Le orecchie, magari, imparando a utilizzare e conoscere tutti i sensi che abbiamo a disposizione.

«Non è detto che i gesti che ci sono stati in questo festival siano stati eclatanti, abbiamo ascoltato delle voci, dialogato, ma indubbiamente abbiamo interagito. È stato un esperimento. Bisogna nutrirsi, ed è la cosa più difficile, nell’allenamento per togliersi la maggior parte possibile di peso da dosso. Lo portiamo sempre nella vita, ma questo è un momento specifico in cui la quantità è enorme, anche senza che ce ne rendiamo conto, perché stiamo transitando – con questa carretta di corpo e testa che abbiamo – dentro un mondo completamente nuovo». Ci dice, «ciò che abbiamo fatto in questi giorni mette una cornice all’esistente: ovvero un pezzo di primavera, che vogliamo celebrare. In questo caso il gesto conclude già il lavoro fatto. È mettere l’attenzione, in questo caso sull’equinozio, che celebrano in tutto il mondo». E allora grazie per questa attenzione, importante da celebrare e dirigere nei posti giusti.

Fotografo
Gianluca Di Ioia