Esistono ancora i vestiti di destra e di sinistra?

Tra domenica 22 e lunedì 23 marzo il 58,93% degli italiani ha deciso di rinunciare al weekend fuori porta per onorare il proprio dovere civico: quello di andare a votare. E mentre sui canali più istituzionali si parla della schiacciante vittoria del No, con il 53,74% dei voti, sui social prende piede un racconto diverso di questo referendum. Su TikTok spopolano i fit check per andare a votare, e mentre qualcuno si limita a mostrare il proprio look altri decidono di fare un passo in più. “Il voto è segreto” scrivono nella prima foto del carosello, e poi “il mio outfit per andare a votare” affermando come dal look si possa facilmente dedurre la posizione politica. Già prima del referendum su TikTok cominciava questa narrazione che abbina moda e politica. “A primo impatto sembro di destra, ma al secondo” recitano da mesi alcuni video presenti sulla piattaforma. A febbraio, sempre su TikTok, supera le 125k visualizzazioni il video del creator @piccolanicotina che matcha al suo fit chek questa affermazione: “lo swag sta a sinistra, gli skinny li lascio a chi vota Lega”. Tra gli oltre 400 commenti al video qualcuno si chiede: “ah ma quindi il modo in cui mi vesto indica il mio orientamento politico?”.

«Provate a osservare un gruppo di ventenni. Difficilmente potrete intuire le loro intenzioni di voto, 20 anni fa sarebbe stato chiaro».
Micol Sarfatti
Sul Corriere della Sera

Per rispondere a questa domanda bisogna partire da un concetto chiave: tutto ciò che facciamo è politica, come scriveva Thomas Mann in “Considerazioni di un impolitico”. La musica che ascoltiamo, quello che mangiamo, ciò che compriamo: ognuna di queste azioni è un atto politico (più o meno consapevole) compreso quello che scegliamo di indossare. Che esistano “cose di destra” e “cose di sinistra” è innegabile. Giorgio Gaber lo cantava già nel 1994 quando nel suo singolo “Destra-Sinistra” diceva, tra le altre cose: “I blue jeans che sono un segno di sinistra, con la giacca vanno verso destra”. 

Fin dai tempi della Rivoluzione Francese progressisti e conservatori scelgono due estetiche diverse. Per scagliarsi contro la monarchia, in quegli anni, per la prima volta nella storia, i rivoluzionari rinnovano il proprio guardaroba rinunciando a tutto ciò che rappresentava l’aristocrazia. Inizia così un trend che, ancora oggi, segna i look delle due fazioni. Così da quel momento in poi quella di destra è l’estetica dei potenti, dei ricchi mentre la sinistra sceglie un’immagine popolare, quella dei lavoratori. E dalle parrucche incipriate si passa presto alla lotta tra i completi blu incravattati e l’Eskimo degli anni ‘70, quello che Francesco Guccini definisce “innocente dettato solo dalla povertà” in una canzone del 1978. Sono gli anni delle contestazioni e delle Brigate Rosse, quando anche Walter Albini parla di politica con la sua moda lanciando per Trell la collezione Guerriglia Urbana (FW 1976-77) composta da passamontagna, pantaloni alla Zuava, sciarpe e stivaloni capaci di raccontare gli anni di Piombo dell’Italia post bellica.

“Guerriglia Urbana” Walter Albini (FW1976-77)

Tutto questo parlare di passato fa pensare che ciò non abbia nulla a che vedere con noi. In effetti sul Corriere della Sera, nel 2018, Micol Sarfatti scriveva: “Provate a osservare un gruppo di ventenni. Difficilmente potrete intuire le loro intenzioni di voto, 20 anni fa sarebbe stato chiaro”. Eppure, nel 2012, in  Francia Science Direct ha condotto uno studio statistico che fa riflettere. L’indagine chiedeva agli utenti di determinare lo schieramento politico di oltre 500 deputati basandosi esclusivamente su delle immagini. Il risultato fu che il 50% venne individuato correttamente. E se la distinzione è così chiara all’interno delle stanze del potere dove, almeno in teoria, vige un certo grado di formalità, ecco che al di fuori è ancora più netta.

Non siamo più negli anni ‘70, oggi destra e sinistra non sono due fazioni così distinte e ciò si riflette anche nell’abbigliamento. In un mondo in cui tutto è più fluido le differenze si assottigliano, ma resistono. La destra mantiene il suo aplomb d’eleganza fatto di completi sartoriali (o apparentemente tali) alla Silvio Berlusconi che sull’immagine ci ha costruito una carriera. Mentre a sinistra il focus si sposta dalla classe operaia agli intellettuali in stile Pierpaolo Pasolini, compatibilmente con i cambiamenti fisiologici dell’elettorato. Il look di destra è aspirazione, quello di sinistra è concetto, a voler semplificare. Insomma “I collant son quasi sempre di sinistra, il reggicalze è più che mai di destra” come avrebbe detto Gaber.

E allora non ci sono regole ferree, ma ancora oggi risulta difficile immaginare un principino Old Money in total look Ralph Lauren votare la sinistra e, viceversa, una ragazza con capelli blu, borsa di tela e abiti thriftati in qualche mercatino votare destra. Quindi dove sta lo swag? Vietato rispondere o violeremmo l’Articolo 48 della Costituzione Italiana, d’altronde il voto è segreto.