Sono passati 20 anni da quando il giovane programmatore informatico Jack Dorsey, seduto su un’altalena mangiando cibo messicano, ebbe l’idea di creare un servizio che permettesse di comunicare attraverso un ristretto gruppo di persone attraverso degli sms, qualcosa che potesse in primis salvare dal fallimento Odeo, la società californiana per cui era dipendente. Si trattava di informazioni personali e irrilevanti per le sorti del mondo, come un semplice cinguettio di uccelli fine a sé stesso. Probabilmente non avrebbe mai immaginato che la piattaforma nata nel 2006 sarebbe divenuta in futuro la protagonista principale sulla scena mondiale, a tutti i livelli.
La prima cosa che viene in mente pensando a Twitter è che in questi primi 20 anni dalla sua nascita ha saputo coinvolgere, sullo stesso piano, perfetti sconosciuti e leader internazionali (persino il Papa, che iniziò ad esprimersi attraverso diversi account ricongiungibili a @pontifex, con lingue differenti), dando la possibilità a chiunque di dire la propria su qualsiasi argomento. In quanto a caratteristiche, non esiste alcun paragone con tutti gli altri social network nati prima e dopo, considerando la capacità di Twitter di stravolgere per sempre la comunicazione rendendola immediata e priva di intermediari, consentendo a tutti di sapere cosa stesse succedendo nel mondo senza rivolgersi ai media tradizionali.
just setting up my twttr
— jack (@jack) March 21, 2006
Considerato il maggior strumento di espressione esistente, ben presto Twitter ha dato voce a capi di Stato e celebrities, bypassando agenzie e telegiornali e rendendo l’informazione sempre più democratica: ancora oggi, nonostante le innumerevoli evoluzioni che ha subito, rimane il miglior modo per essere aggiornati in tempo reale sui fatti del giorno, ovunque essi avvengano, e sicuramente il più rapido e affidabile per sapere se è appena avvenuto un terremoto o per guardare il gol più bello appena segnato in Champions League. Ma oltre alla sua rilevanza globale, la stessa che ha permesso anche la costituzione di fronti comuni per quanto riguarda la formazione di movimenti di vario genere (#jesuischarlie, #metoo e #blacklivesmatter, rigorosamente con il cancelletto dell’hashtag) e che è stata megafono per insurrezioni popolari, proteste antigovernative e forme di disobbedienza civile, Twitter è stato rivoluzionario per gli scenari offerti a ciascun singolo utente al cospetto del flusso costante di notizie di ogni tipo.

Al netto di chi non è mai riuscito a entrare dentro alle sue pur semplici dinamiche, Twitter ha dato la possibilità di avere occhi su tutti gli eventi mondiali dalla propria postazione ideale, sia essa il divano di casa o la metropolitana per andare a lavoro tramite smartphone. Essere parte di Twitter non è significato soltanto la possibilità di seguire – in maniera passiva – Barak Obama, Il Corriere della Sera e Federica Pellegrini o fare gli auguri di compleanno a Taylor Swift sfruttando la possibilità di porsi ad un solo grado di separazione da chiunque, ma di poter entrare a far parte di nicchie composte da account sconosciuti con cui connettersi, di leggere le loro opinioni ed eventualmente interagire con loro, restando in contatto grazie ad interessi comuni. Per i frequentatori più assidui, stare su Twitter è più da considerarsi un’abitudine come quella di frequentare quotidianamente lo stesso bar di fiducia sotto casa dove ritrovare sempre volti amici e rassicuranti, formato da persone di cui non si conosce la vera identità ma da cui ci si sente compresi.
Le evoluzioni subite nel corso degli anni hanno stravolto la configurazione originaria di Twitter, ma non si è persa la sua utilità di fondo: forse è venuta meno la smania di dover dire sempre la propria per ottenere consenso e compiacersi per le notifiche ricevute, forse bisogna riconoscere che post avvento di Elon Musk qualcosa è cambiato davvero in termini di controllo della libertà d’espressione, ma gli accessi giornalieri per sapere le ultime novità e per imbattersi nel miglior meme del giorno o in un tweet geniale scritto da chissà chi rimangono incontrollati. Nonostante il ruolo sempre più determinante dell’algoritmo a guidare la navigazione, continua infatti a rimanere pressoché infinita la gamma di informazioni, storie, trend e contenuti multimediali (altra grossa novità rispetto alla versione di microblogging basico introdotta in un secondo momento, così come l’aumento del limite di caratteri per ogni tweet da 140 a 280) in grado di scoprire più o meno casualmente, molti dei quali esistenti solo nella realtà virtuale e decifrabili solo a chi questo mondo lo frequenta costantemente.
the bird is freed
— Elon Musk (@elonmusk) October 28, 2022
Considerato forse superficialmente un social per soggetti più culturalmente impegnati e profondi, di certo meno interessati ad apparire su Instagram e più propensi ad un arricchimento continuo, è sicuramente un luogo dove è necessario sapersi destreggiare prima di trovare la propria collocazione preferita, ma dove è possibile diventare qualcuno: non per forza costruendosi una doppia identità, ma di certo senza avere limiti nel condividere qualcosa. Così come le notizie vere e proprie nascono su Twitter, lo stesso vale per alcuni personaggi bravi a ottenere credito e popolarità fino ad emergere come twitstar, ma anche per alcune discussioni che possono indirizzare il dibattito generale e talvolta anche incuriosire quando sfociano in accesi catfight tra soggetti più o meno noti.
Twitter come agenda setter attraverso la viralità di certe dinamiche, come polso per misurare posizioni e malumori di intere collettività, ma anche come libro delle risposte se si cerca il video di un attacco missilistico appena accaduto o la conferenza stampa di un candidato alle elezioni presidenziali. A proposito, sempre più spesso la piattaforma ha trasmesso anche parecchi eventi live, garantendo massima fruibilità. Twitter si è rivelato allo stesso tempo anche uno strumento talmente scomodo tanto da entrare in conflitto con alcuni particolari governi e da essere vietato in alcuni Paesi (Iran, Turchia, Cina, Egitto, Russia e Corea del Sud), ma a sua volta ha censurato commenti o profili non inclini alle correnti policy, regolamentando disinformazione e fake news e limitando schiere di account unicamente rivolti alla propaganda politica.

Nonostante la recente ridenominazione in X arrivata nel 2023 dopo l’acquisizione di Elon Musk e il nuovo modello economico applicato dal ricco imprenditore attraverso l’inserimento di abbonamenti e post sponsorizzati e l’abbondare di pubblicità aggressiva e intelligenza artificiale, è normale chiamarlo ancora Twitter. E fino a quando sarà utilizzato dalle persone che contano veramente e ospiterà le loro prese di posizione ufficiali – pur contando l’ondata di disattivazione di numerosi account a causa dell’ingombrante presenza del nuovo proprietario e la deriva tossica della piattaforma stessa, ritenuta sempre meno libera, a cui si aggiunge l’apparizione dei nuovi competitor BlueSky, Threads e Mastodon – l’influenza di questa realtà digitale è rimasta pressoché immutata e non sembra che la sua fine possa essere vicina.