L’inizio di una nuova era: sfrontata, sexy, eccessiva, provocatoria. È così che Gucci ha definito il fondamento estetico su cui poggerà la visione di Demna, il quale è stato inaspettatamente anticipato da un preludio alla sua prima sfilata.
La collezione “La Famiglia” esplora infatti tutte le sfumature della cosiddetta “Gucciness” sotto il segno del nuovo direttore creativo, offrendo uno slancio nel futuro che attraversa il passato.
I codici della maison si riflettono quindi in una serie di ritratti realizzati da Catherine Opie come se fosse un albero genealogico ideale formato da una costellazione di personaggi eclettici e sensibilità estetiche agli antipodi. Insomma, uno sguardo alle sfaccettature estrose dell’anima multiforme e sempre in evoluzione del brand appartenente al gruppo Kering.
Un senso di squisita nonchalance filtra il tutto attraverso ogni gesto: una slingback dal tacco basso, un sabot in morbida pelle portato appena scalzato. È l’arte della sprezzatura, un’eleganza disinvolta che descrive lo stile di vita italiano.
Ecco allora che i modelli distintivi tornano in nuove rivisitazioni: l’iconica borsa Bamboo 1947 e l’emblematico mocassino Horsebit introdotto nel 1953 studiano nuovi volumi e proporzioni, mentre una rilettura notturna del motivo Flora affianca la sua variante più classica, immutabile ed eterna. Immancabile poi il GG Monogram, che si impone su ogni dettaglio: le iniziali di Guccio Gucci si indossano in total look, dagli occhiali da sole ai mocassini. In generale si passa dall’opulenza massimalista alla sensualità neo-minimalista come solo il designer georgiano sa fare.





































