Con il crescente interesse per il mondo del running, si sente parlare sempre più spesso di “super scarpe”: un termine ormai entrato nel vocabolario degli appassionati, ma che può risultare meno immediato per chi guarda alle sneakers soprattutto dal punto di vista estetico. Ma cosa sono esattamente?
Non esiste una singola caratteristica che permetta di definirle, ma generalmente si tratta di modelli da corsa progettati per migliorare l’efficienza attraverso la combinazione di una schiuma estremamente reattiva, una piastra rigida inserita nell’intersuola e una costruzione particolarmente alta e sofisticata. L’obiettivo è semplice: permettere al runner di mantenere un determinato ritmo consumando meno energia e, di conseguenza, correre più velocemente o più a lungo.
Le moderne super shoes utilizzano infatti materiali sviluppati per essere contemporaneamente molto leggeri, morbidi e capaci di restituire una grande quantità di energia a ogni passo.
Rispetto alle schiume utilizzate nelle generazioni precedenti, queste mescole permettono di ottenere un ritorno di energia maggiore senza aggiungere necessariamente peso ed è anche per questo che molte super scarpe hanno un’intersuola enorme rispetto agli standard a cui eravamo abituati fino a qualche anno fa.
Per capire da dove arrivano queste tecnologie bisogna tornare a Nike e, soprattutto, alla Vaporfly. Presentata nella seconda metà degli anni 2010, la scarpa portò sul mercato una combinazione allora radicale di schiuma ZoomX, piastra in fibra di carbonio e intersuola particolarmente alta. Da quel momento è iniziata una vera e propria rivoluzione: adidas ha sviluppato la linea Adizero Adios Pro, ASICS le Metaspeed, New Balance le FuelCell SuperComp Elite e Saucony le Endorphin Pro.
Rispetto a quelle di vent’anni fa, queste calzature sono più alte, più scolpite e spesso caratterizzate da forme estremamente aggressive e da geometrie che sembrano quasi appartenere a un’altra categoria di prodotto.





