È uscito al cinema Parthenope, il decimo film di Paolo Sorrentino. Del regista napoletano si è detto tanto, tantissimo nel corso degli anni, a dimostrazione della sua importanza nel cinema italiano e internazionale. E solitamente lo si è fatto in maniera divisiva: grandi elogi da una parte, grandi critiche dall’altra.
C’è chi ha elogiato la fotografia strepitosa dei suoi film e chi ha criticato l’assenza di schemi narrativi canonici nelle sue storie. Chi è stato rapito dall’originalità di scrittura dei suoi dialoghi e chi lo ha accusato di rifarsi troppo a grandi registi del passato. E, infine, chi si è innamorato della bellezza malinconica dei suoi personaggi cinici e disillusi e chi li ha trovati respingenti.
C’è una cosa però su cui ammiratori e detrattori non possono che essere d’accordo: l’orecchio di Sorrentino. La scelta della musica e delle colonne sonore dei suoi film, infatti, si è rivelata quasi sempre azzeccata. Se molte delle scene del regista napoletano sono diventate iconiche è proprio grazie all’amalgama tra il suono e le immagini.
L’apertura de La Grande Bellezza non sarebbe la stessa cosa senza il remix di Bob Sinclair di A far l’amore comincia tu di Raffella Carrà, così come non ci potrebbe essere chiusura migliore in È Stata La Mano Di Dio di Fabietto che ascolta nel walkman Napul’è di Pino Daniele.
Da Ornella Vanoni ai Talking Heads, fino a Era Già Tutto Previsto di Riccardo Cocciante – scelta come colonna sonora di Parthenope – Paolo Sorrentino ha gusto anche quando si tratta di musica.

L’Uomo In Più (2001):
Santa Esmeralda – Don’t Let Me Be Misunderstood
Don’t Let Me Be Misunderstood accompagna, in crescendo, un lungo piano sequenza alla Goodfellas attraverso il quale conosciamo il personaggio di Tony Pisapia, cantante di musica leggera dall’ego pesante.
Del resto, non è un segreto che Scorsese sia uno dei riferimenti più importanti per Sorrentino. Chissà se il regista napoletano lo è stato a sua volta per Quentin Tarantino, che ha utilizzato il brano dei Santa Esmeralda come colonna sonora di Kill Bill.
Le Conseguenze Dell’Amore (2004):
Ornella Vanoni – Rossetto e Cioccolato
Quando il metodico Titta Di Girolamo – commercialista e mediatore finanziario legato alla mafia – scopre il triste epilogo della sua vita si trova in macchina, con gli uomini del boss che cantano Rossetto e Cioccolato a mezza bocca.
Il pezzo della Vanoni si fa perfetto portavoce del significato del film, che racconta l’arrivo dell’imprevedibile nella vita di un uomo prevedibile solo all’apparenza. Titta, infatti, è capace di controllare la sua tossicodipendenza con metodo e raziocinio. Ma non l’amore.
L’Amico Di Famiglia (2006):
Laurent Garnier – The Man With the Red Face
Dopo un bellissimo dialogo tra l’usuraio Geremia “Cuoredoro” e l’anziana madre, parte il pezzo di Laurent Garnier che miscela jazz e techno. L’euforia e la smania che porteranno “Cuoredoro” alla rovina aumentano di pari passo con il crescendo del brano. Anche in questo caso il fattore X è rappresentato da una donna.
Il Divo (2008):
Ricchi e Poveri – La Prima Cosa Bella
Uno dei capolavori di Sorrentino è senza dubbio Il Divo, in cui il regista partenopeo racconta il personaggio più controverso e misterioso della politica italiana. L’Andreotti di Sorrentino è racchiuso perfettamente in questa scena, dove i suoi colleghi della DC gli propongono di candidarsi a Presidente della Repubblica.
Tra il gangster ironico e il dramma minimalista, il regista premio Oscar indaga per la prima volta il Potere con la P maiuscola. Il brano interpretato dai Ricchi e Poveri, in contrasto con la maschera indiffente e imperscrutabile del Divo, rende perfettamente il dualismo che viene indagato nel film.
This Must Be The Place (2011):
Talking Heads – This Must Be The Place
Nel breve discorso di ringraziamento dopo la vittoria agli Oscar del 2014 Sorrentino – accompagnato dall’inseparabile Toni Servillo – ringrazia le sue fonti d’ispirazione: Martin Scorsese, Federico Fellini, Diego Armando Maradona e i Talking Heads.
La leggendaria rock band americana capitanata da David Byrne – che è presente nel film e nella colonna sonora – è indubbiamente tra le fonti d’ispirazione della pellicola, che racconta la storia di un ex rockstar depressa interpretata da Sean Penn.
La Grande Bellezza (2013):
Bob Sinclair e Raffaella Carrà – Far l’amore
Non c’è molto da aggiungere ad una delle tantissime scene iconiche – che parlano da sé – del film che è valso l’Oscar a Paolo Sorrentino. La lunghissima scena della festa che introduce il personaggio di Jep Gambardella è perfetta per presentare l’autore de L’Apparato Umano, che si volta ballando a favore di telecamera con la sigaretta in bocca come Tony Pisapia ne L’Uomo In Più.
Il vero protagonista della festa però non è né Jep né la carrellata di personaggi grotteschi che avremo modo di conoscere nel corso del film, ma il brano di Raffaella Carrà remixato da Bob Sinclair.
Youth – La Giovinezza (2015):
Florence + The Machine – You’ve Got The Love
Il settimo lavoro di Sorrentino è ambientato in un hotel-sanatorio alle pendici delle Alpi svizzere. La struttura è frequentata dai più disparati personaggi dello showbusiness, molti dei quali sulla via del tramonto. Tra questi spiccano i due protagonisti: un vecchio regista alle prese con il suo film-testamento e un ex compositore e direttore d’orchestra che rifiuta le avances della regina Elisabetta.
Il film si apre con You’ve Got The Love dei Florence + The Machine interpretata da una cover band di Manchester (The Retrosettes) che ritroveremo più volte ad accompagnare le indolenti conversazioni serali degli ospiti. Per il resto tanto spazio viene lasciato alla musica classica.
Loro (2018):
Roberto Murolo – Malafemmena
Loro è un film che avrebbe sicuramente meritato più elogi di quelli che ha ricevuto. La pellicola è andata incontro a diversi problemi di distribuzione, tanto che su Netflix Loro è l’unico film non disponibile del regista napoletano.
Il racconto che Sorrentino fa di Berlusconi è un racconto che parte dagli altri – loro appunto, cioè tutte quelle figure che orbitano attorno al Cavaliere – per poi chiudersi, via via che film prosegue, sul personaggio più chiacchierato degli ultimi 30 anni. Il rapporto di forza è raccontato perfettamente da questa scena: Loro, a bordo piscina di una villa in Sardegna, estasiati e conquistati. Lui, al centro dell’attenzione, intento a scandire le parole di Malafemmena.
È Stata La Mano di Dio (2021):
Pino Daniele – Napul’è
Il film più intimo e autobiografico di Sorrentino racconta la giovinezza del regista attraverso l’alter ego di Fabietto. C’è Fellini, c’è Maradona, c’è il suo maestro Antonio Capuano e, soprattutto, c’è Napoli e la sua famiglia, che sono la stessa cosa.
È Stata La Mano di Dio non poteva chiudersi in altro modo: Fabietto che accarezza finalmente un’idea di futuro e che scopre il sorriso nascosto sotto il cappuccio del munaciello. Nelle cuffie del suo walkman suona l’inno dei napoletani – e di tutti quelli che sono capaci di emozionarsi – che Pino Daniele scrisse consapevolmente per essere capito da tutti. Proprio come questo film di Sorrentino.
Parthenope (2024):
Riccardo Cocciante – Era Già Tutto Previsto
Se È Stata La Mano Di Dio raccontava la giovinezza del regista napoletano, Parthenope racconta la giovinezza che il regista avrebbe desiderato. Sorrentino racconta, per la prima volta, da una prospettiva femminile che si fa metafora di Napoli, la città amata/odiata per antonomasia. Proprio come i suoi film.
È una storia epica di una ragazza amante della libertà, che passa per l’età adulta della delusione e della responsabilità, e diventa anziana nell’arco di due ore. Il trailer che anticipa il film numero 10 di Sorrentino è accompagnato dalla struggente e malinconica Era Già Tutto Previsto di Riccardo Cocciante.