La maturità è ormai finita, e ora si può dire: finalmente tempo d’estate! Tempo di pelle abbronzata, gelati sciolti sul marciapiede e asfalto che brucia. Come tutte le scorse e tutte le prossime, anche questa sarà la più calda di sempre.
Le abitudini in tema di vacanze della popolazione però sono cambiate drasticamente da quando la generazione dei nostri genitori era abituata a passare i 3 mesi estivi in villeggiatura; trasferendosi di fatto con la macchina carica di tutto l’armadio nella residenza di famiglia al mare, o verso la terra natia alla ricerca del clima mediterraneo, e del lusso di un bagno rinfrescante nelle acque del nostro mare. Già allora, quando le temperature erano sensibilmente più sopportabili, la popolazione evacuava la calda e afosa città per spostarsi alla ricerca di refrigerio, solo i padri di famiglia costretti a continuare a lavorare rimanevano indietro.
Il mondo si è evoluto, gli anni sono passati, le generazioni cresciute e altre generazioni si sono succedute, il surriscaldamento globale da lontana minaccia si è trasformato in una indelebile certezza con la quale convivere e alla quale cercare di sopravvivere.
Ma come fare se allo stesso tempo i prezzi delle strutture ricettive e delle mete turistiche sono decuplicati? Difficile, se non impossibile, che le famiglie comuni si possano permettere 3 mesi ininterrotti di vacanze durante l’estate a questi prezzi e allora si è costretti a rimanere in città, chiusi in case con la sensazione che solo l’aria condizionata del nuovo centro commerciale ci darà la tregua dal caldo di cui abbiamo bisogno, ma esiste un’alternativa? Le piscine comunali!
La balneazione pubblica urbana può essere veramente la soluzione che le grandi città mettono in atto per i proprio abitanti, il tema è trovare la soluzione giusta in luoghi diversissimi tra loro.
Fortunatamente la grande maggioranza delle città nascono a ridosso di un fiume o un lago. Purtroppo però spesso e volentieri l’industrializzazione e lo sviluppo hanno reso impraticabili e tossiche le acque dei fiumi che attraversano le grandi città.
Parigi mossa dal sogno olimpico ha provato ed apparentemente è riuscita a bonificare la Senna per alcuni tratti e renderla balneabile per i suoi cittadini, è costato oltre un miliardo di Euro, ma grazie all gigantesco serbatoio di Austerlitz e il monitoraggio costante dei livelli batterici, ora per la prima volta in più di un secolo parte del fiume è stata ri-destinata ai Parigini. Decisamente meno costoso ma sempre parte del trend dei fiumi balneabili è il Baedeschiff nella Sprea a Berlino, letteralmente la “barca da bagno”, si tratta di una piscina di una trentina di metri ricavata all’interno di uno scafo mercantile ormeggiato lungo il fiume Berlinese, certo la capienza rispetto al fiume stesso è molto ridotta, ma comunque l’idea di ridare agli abitanti anche solo una piccola parte del corso d’acqua della loro città che tanto è stato sfruttato per la crescita economica pare andare verso la giusta direzione.
Nelle città nordiche fare il bagno che sia estate o inverno è una tradizione secolare, il così detto “cold plunge” è una pratica ormai esportata in tutto il mondo che secondo la tradizione dei paesi del Nord serve a rinvigorire i sensi e migliorare il proprio benessere fisico e mentale, si tratta di gettarsi senza troppi ripensamenti nell’acqua gelida per creare al nostro corpo quello shock che riassesta tutto il nostro sistema. Per favorirne la pratica molte città; in particolare quelle danesi hanno investito in acque chiuse riutilizzando i vecchi porti aggiungendo strutture e moli che rendano facile agli abitanti l’accesso in acqua. Ovviamente anche d’estate tali strutture tornano utili e anzi si trasformano in veri e proprio solarium dove la popolazione si trova a godersi la “spiaggia senza sabbia” durante i weekend o nel pomeriggio dopo il lavoro. La capitale: Copenhagen ne ha piu di 5 lungo il fiume, i più famosi sono quelli di Teglholm e Havenbadet, Odense ha sfruttato il vecchio porto per installare una piscina dalla forma ellittica ormeggiata al molo, e quello di Aarhus affaccia direttamente sul golfo, una grande struttura triangolare ospita diverse vasche per le diverse attività.
"Elle est hyper chaude !"
— BFMTV (@BFMTV) July 5, 2025
Les premiers nageurs inaugurent la baignade dans la Seine à Paris pic.twitter.com/EqtTP4tWH3
Tuttavia, non tutte le città possono disporre di ingenti somme o delle acque naturali presenti nell’area, e così anche l’idea del ri-uso e il cambio di destinazione può facilitare il raggiungimento dello scopo. In Olanda, non sono abituati al caldo estivo mediterraneo, ma nell’ultimo decennio il fenomeno è diventato via via più frequente, e allora le piscine si stanno moltiplicando, a causa del rigoroso codice edilizio però è più facile il cambio di destinazione che la nuova costruzione.
Lo studio architettonico olandese MVRDV, famoso per i loro giochi di volume delle loro architetture, ha appena svelato il progetto “Holy water”; ad Herleen, la chiesa di San Francesco D’Assisi verra trasformata in una piscina pubblica. L’idea dello studio è quella di creare una nuova funzione sociale, mentre mantengono gli elementi storici della chiesa, monumento protetto.
La navata centrale verrà scavata e diventerà la vera e propria vasca della piscina, mentre ai suoi lati i colonnati serviranno da divisorio una volta installati dei vetri tra le colonne così da creare spazi per la caffetteria, e gli spettatori. Persino il pulpito fungerà da sedia per i bagnini. Insomma tutto è stato pensato per ridare ai cittadini quello spazio comunitario che era stato perduto con la chiusura della chiesa, oramai in disuso.
Ma che fare se nemmeno gli edifici da riutilizzare sono disponibili? La più geniale delle soluzioni ce la offre lo studio di Leopold Banchini Architects, il progetto è chiamato Round About Baths, l’obiettivo è quello di riconquistare un pezzo di terreno cittadino così prominente ma allo stesso tempo così inaccessibile come le rotonde. Nella cittadina di Logroño in Spagna, una rotonda con al suo centro una fontana viene riconquistata dalla popolazione come spazio comunitario, il progettista costruisce attorno alla vasca una struttura in legno con pannelli per chiuderne la vista, un ingresso con tanto di spogliatoi e sauna porta alla vasca, precedentemente solo fontana estetica. Da fuori al passaggio in macchina nessun guidatore potrebbe immaginare cosa sta accadendo al suo interno. Leopold Banchini, oltre a ridare dello spazio ai cittadini per assecondarne i bisogni, mette anche l’accento su tutti quei luoghi di grande traffico ma nessun utilizzo pubblico riprendendone possesso.
In conclusione le piscine pubbliche o la balneazione urbana rappresentano oggi una delle occasioni più intelligenti e concrete per le grandi città di rispondere ai bisogni reali dei proprio cittadini. Offrono sollievo nelle estati sempre più roventi ma sopratutto danno forma e spazio a un desiderio collettivo: riappropriarsi di luoghi persi dalla comunità e guadagnarne di nuovi, più accessibili, e a misura di essere umano.
Non più le auto nella rotonda ma i bagnanti, non più le barche nei porti ma i nuotatori. Restituire l’acqua delle città alle persone, che sia un fiume, un porto o una fontana, è un gesto che ribalta la logica dell’esclusione e afferma un diritto semplice e potente: stare insieme e vivere lo spazio pubblico in modo nuovo. In un’epoca segnata dalla crisi climatica e della privatizzazione crescente la balneazione urbana si impone come uno strumento concreto di adattamento ma anche di riscatto.




