Capiamo il fascino di Matty Healy

Sexy, carismatico, politicamente attivo e scorretto, egocentrico, provocatorio: tutti questi termini definiscono la figura di Matty Healy, frontman della rock band di Manchester formatasi nel 2002, “The 1975”, che ha appena concluso un tour europeo e si appresta a viaggiare oltreoceano per la tournée estiva. Matty (“Matt”, come lo chiamerebbe una fangirl qualunque) a 33 anni è nel suo prime (come invece direbbe un teenager) per diversi motivi: in primis perché è un figo. Poco da dire. Capello mosso e gellato, fisico skinny, tatuaggi: un Alex Turner più menefreghista, un Liam Gallagher meno “sciatto”, ma comunque un profilo scenico, affascinante ma soprattutto accessibile – e di questo ne parleremo dopo. Complice di questa sua rivalsa sul palco (parlandoci chiaramente i “The 1975” sono sempre stata una band apprezzatissima ma mai come ora) c’è anche da parlare un secondo dell’ennesima evoluzione di stile che ha avuto Matty Healy, che ormai è un mega fan dei completi oversized abbinati a canotte o a cravatte con un nodo fatto tanto per fare, che gli donano decisamente di più rispetto ad altri outfit (bruttini) che ha sfoggiato in passato.

@_andresreyna_ ♬ original sound – Andres Reyna

Ma passiamo ai concerti. Quanto fatto da Healy durante le performance del recente tour “The 1975 At Their Very Best” è già diventato un personalissimo suo marchio di fabbrica. È solito salire sul palco o con una bottiglia di vino o con una fiaschetta piena di whisky per scolarle davanti agli occhi della platea, si diverte ad infastidire scherzosamente i cameraman a bordo palco, mangia carne cruda come se fosse un rito satanico e, da routine, da un bacio in bocca – in maniera totalmente randomica – a fan, addetti ai lavori, o membri della band quando gli accordi di “Robbers” suonano in sottofondo. Come se queste “parti di sceneggiatura” le avesse studiate a tavolino (e noi scommettiamo che sia stato così), Healy è riuscito a guadagnare non poca fama su TikTok diventando il protagonista di un trend che racconta l’ossessione che in molti provano nei suoi confronti, o giudicando da un’altra prospettiva, raccontano la sua bravura nel riuscire a far parlare di sé in un mondo in cui si è sempre alla ricerca del contenuto o del modo di fare catchy in grado di catapultarci sotto le luci della ribalta. Ed è questa la prima cosa che dimostra come Matt Healy abbia scoperto il modo di diventare accessibile e di incuriosire (non gliene facciamo una colpa), pur rimanendo fedele al suo schieramento di “fan dal giorno 0”. Ha cercato un avvicinamento con un pubblico che è pian piano diventato gigantesco. La formula sembra essere la seguente: se uno dice, fa o si imbatte in tante cose diverse (banali, stupide, serie, impegnate che esse siano) è probabile che, per un motivo o per un altro, si riesca a piacere tanto e a generare attrazione.

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Matty Healy è proprio il fuckboy che piace a internet: lo stronzetto ribelle che fa il trasgressivo sul palco e non sa tenersi un parere per sé, quello che rompe le palle a tutti, che non sembra non seguire un filo logico. Ci ha messo pochissimo per farsi dissare dal concittadino Liam Gallagher, ha un diverbio in corso con YUNGBLUD in seguito a dei commenti razzisti contro Ice Spice, e non le ha mandate a dire neanche a Harry Styles e P!nk accusandoli di “queerbaiting” (termine che si utilizza quando qualcuno riesce a diventare appetibile agli occhi della community LGBT+ senza però essere queer). Poi, però, va sul palco e con i suoi monologhi si autoelegge portavoce della cosiddetta ideologia woke, con il quale ci si riferisce allo “stare allerta” nei confronti delle ingiustizie sociali o razziali, come quando nel 2019 denunciò la promulgazione su una legge contro l’aborto in Alabama, o quando nel 2020 pubblicò un tweet per commentare la morte di George Floyd, accompagnandola con il seguente copy: “If you truly believe that all lives matter you need to stop facilitating the end of black ones” e con il link della canzone del suo gruppo, “Love It If We Made It”, il cui testo fa luce sul brutale uso della violenza da parte della polizia negli Stati Uniti.

Matty Healy fa e sa cosa dire per piacere a tutti, fine. Non possiamo sapere fino a quando potrà reggere questo azzardato modo di fare, ma fatto sta che i suoi punti di vista provocatori espressi senza freni, sembrano accentuare la sua attitudine da bad boy e ai suoi fan non importa un emerito nulla delle sue uscite, perché sono perfettamente in linea con il suo modo di essere, e il suo punto di forza è che non può piacerti “la musica di Matty Healy” senza essere follemente ossessionato con Matty Healy, perché è coinvolgente e ammaliante, ma soprattutto è un esperimento: può – al giorno d’oggi – un artista come lui resistere ai mille occhi che ha su di sé e alle polemiche che potrebbe generare? Boh. Ma il suo bipolarismo che alterna l’essere politicamente scorretto e politicamente attivo nello stesso momento, mixato a momenti in cui fa cose teen-oriented lo rendono un prodotto che funziona, per il momento, benissimo.