C2C compie 25 anni di vita, nel 2026: un traguardo impressionante. Lo sarebbe per qualsiasi festival – quanti ne conoscete che sono durati così tanto, che non siano festival di musica classica o jazz? – ma lo è ancora di più per un evento, come quello nato e cresciuto a Torino, che è sempre stato fermamente legato al qui&ora, anzi, all’idea di portare il prima possibile l’idea di “futuro” nel presente delle persone, degli appassionati, delle scene musicali più sofisticate e attente. Se all’inizio lo si è fatto soprattutto con i dancefloor e i clubbing, la grande svolta da un decennio e passa (…rappresentata per molti dalla partecipazione di Franco Battiato nel 2014: ma in realtà già prima si stava lavorando per espandere i confini stilistici del festival) è stata quella di andare a planare su tutto ciò che è sperimentazione, avanguardia, ricerca, a trecentosessanta gradi, da veri rabdomanti instancabili, e di cercare di valorizzarne l’aspetto più pop. O, addirittura, di ricrearlo ex novo. Dal nulla.
C2C è riuscito in un miracolo quasi inspiegabile: radunare sempre più migliaia di persone ad ogni edizione, e farlo in primis attorno ad artisti non facili, non immediati, non nazionalpopolari. Di più: lo ha fatto non con trucchi o solamente con furbi effetti speciali (leggi: headliner super-chic e strapagati), ma seminando davvero consapevolezza e senso d’appartenenza nel pubblico, con un lavoro curatoriale autentico, accurato. A C2C vai davvero per capire quali sono oggi le frange estreme nella musica contemporanea: nell’elettronica, nell’hip hop, nella black avanguardista, ma anche – senza complessi d’inferiorità e senza timori reverenziali – nel pop. Vale tutto. Arrivi lì ben disposto a fartele piacere, queste frange estreme. Risultato? Tutte queste musiche, a C2C, diventano in effetti (ancora) più interessanti, seducenti, “importanti”. O almeno, sono seguite da un interesse che in Italia fai fatica a trovare in altre situazioni musicali in grado di radunare un certo tipo di numeri, parliamo ormai di 25.000 paganti reali a edizione (più le presenze conteggiabili nei vari eventi collaterali).
Chi altro riesce a fare avanguardia sonora per 25.000 spettatori paganti, in Italia? E, altra domanda: chi altro riesce a sbarcare a New York, e a farlo con credibilità? Sì: perché se quello dell’anno scorso poteva essere un esperimento estemporaneo, tipo “Proviamo a vedere l’effetto che fa, mal che vada saranno contenti i nostri sponsor”, il fatto che anche nel 2026 ci sarà un spin off newyorkese di C2C è un segnale pesante. E che spin off: si rilancia, quest’anno. Si rilancia decisamente, rispetto al 2025. Erano infatti almeno un paio d’anni che Arca mancava da New York, non pochi, eppure suonerà a C2C; così come mette in cartellone aya e Los Thuthanaka, autori dei due dischi più chiacchierati dall’anno da chi-se-ne-intende (rispettivamente “Hexed!” di aya è stato disco dell’anno per The Wire, mentre “Los Thutanaka” lo è stato per Pitchfork).
Ma al di là di questi colpi grossi, quest’anno al Knockdown Center newyorkese l’8 maggio si alza il livello: si vanno a utilizzare addirittura tre palchi e si fa un salto in avanti in quanto a produzione. Si cresce, insomma. E lo si fa avendo in cartellone nomi di livello come Avalon Emerson e Nourished By Time, oppure Titanic (il progetto collaborativo di I. la Católica e Mabe Fratti) e Malibu, giusto per nominarne un po’, a dimostrazione che no, non è solo questione di “…punto tutto su un paio di headliner, il resto un riempitivo per risparmiare”. C2C è ormai un progetto solido, con le sue regole, con le sue pretese, e con degli standard qualitativi da cui non vuole (più) derogare. Se in passato i suoi tentativi di export – ricordiamo edizioni a Istanbul negli anni ‘10 – erano stati un po’ delle cose piccole e fatte con gusto, sì, ma un po’ alla buona, ormai il festival torinese si muove in questi anni come un’ammiraglia dell’intellighenzia sonora mondiale: non scende sotto certi standard. Manco a New York. Dove fare le cose a modo non è facile, se non hai una grande potenza di fuoco economica/commerciale alle tue spalle. C2C viaggia invece, prima di tutto, con la forza delle sue idee e della sua identità. Non male.

