Abbiamo ascoltato i brani di Sanremo in anteprima

Anche quest’anno siamo giunti al primo vero rituale pre-Sanremese, ovvero l’ascolto a porte chiuse dei brani in gara da parte dei giornalisti specializzati, alla presenza del direttore artistico Carlo Conti.

Dare un parere su una canzone che hai sentito una volta sola e poi mai più è difficilissimo (soprattutto se l’hai sentita insieme ad altre 30 canzoni inedite, il che è esattamente quello che è successo stamattina), e questo è il motivo per cui a differenza di altri articoli simili non troverete voti veri e propri, ma solo descrizioni e riflessioni: ci sarà tempo per valutare con più calma.

Questi per il momento sono i nostri primi pareri a riguardo:

Tommaso Paradiso – I romantici

Una ballad costruita sul pianoforte e sulla voce, ma non una tradizionale canzone d’amore: è dedicata alla sua nuova famiglia (con momenti di grande tenerezza come “Spero che mia figlia sia uguale a sua madre / Bellissima, non so come fa”) e qualche amara riflessione sul passato (“Non farò come ha fatto mio padre / gelido”). Tutto sommato molto piacevole e sanremese, ma più classica rispetto alle canzoni del primo Paradiso. 

Sayf – Tu mi piaci tanto

Il team dietro la canzone è super interessante: oltre allo stesso Sayf c’è Luca Di Blasi (già collaboratore di Tedua e Bresh) e Jiz (il gemello produttore e polistrumentista di Sethu). Sayf è senz’altro andato a lezione da Stromae: inizia cantando su una produzione decisamente contemporanea ed elettronica, per poi proseguire rappando quella che sembra una lettera alla società di oggi. “Ho fatto una canzonetta / è un fiore su una camionetta / e le botte nelle piazze le dimentichiamo / spero che non vi spaventi e possiamo ripartire / tutti a mano, a mano”. 

Patty Pravo – Opera

Una ballad intensa, molto adatta alla meravigliosa Patty Pravo, che sui palchi più importanti dà sempre il meglio di sé. Forse, però, il testo è un po’ troppo infarcito di luoghi comuni: “Siamo santi e peccatori / Naviganti e sognatori”. Considerando che sul palco dell’Ariston ce la ricordiamo per quel capolavoro di E dimmi che non vuoi morire, forse ci aspettavamo qualcosina di più. 

Luchè – Labirinto

Luché è sempre riuscito a firmare alcune tra le più belle canzoni d’amore del rap italiano, attingendo sia dall’hip hop che dal mondo pop-soul: la struggente e malinconica Labirinto non fa eccezione. Una produzione (firmata da Zef e D-Ross) che riesce ad essere sia efficace per il palco di Sanremo, sia per i suoi fan di sempre, e delle belle aperture melodiche (coadiuvate da Davide “Tropico” Petrella) che non tolgono niente al flow. “Non conta l’ego / contano i concetti / nessuno l’ha capito / competiamo con noi stessi”: insomma, non è davvero in gara. Per lui il Festival è una questione squisitamente personale. 

Tredici Pietro – Uomo che cade

L’accoppiata con Dimartino (sì, quello di Colapesce e Dimartino, che firma il brano come co-autore) ha generato una canzone fin troppo complessa per essere assimilata al primo ascolto in tv: è una raffinata cavalcata orchestrale che nelle strofe strizza l’occhio al trip hop. Il tema è l’incomunicabilità dei sentimenti e la tentazione di non rischiare per non farci male: “E faccio un’altra figuraccia / come un bambino scivolato in una piazza / a volte siamo bravi a sparire / per non rischiare di farci male / se guardi su c’è un uomo che cade”. 

Mara Sattei – Le cose che non sai di me

Anche stavolta, come quando si era presentata per la prima volta a Sanremo nel 2023, arriva in gara con una ballad, e anche stavolta a darle man forte alle produzioni c’è il fratello thaSup. Le cose che non sai di me è un brano molto pop e molto elegante, e lei sicuramente ha la voce per interpretarlo al meglio. Il fatto che quest’anno ci siano un sacco di ballad d’amore non la favorisce, ma il grande pubblico potrebbe finalmente innamorarsi di lei.

Nayt – Prima che

Anziché portare un brano edulcorato per adattarsi al contesto sanremese, Nayt (con il fondamentale aiuto di Zef) porta all’Ariston tutto se stesso. Una cascata di parole che stupisce e travolge, e potrebbe essere riassunta con la madre di tutte le domande: chi siamo prima dell’amore, dei vestiti che indossiamo, delle nostre credenze e delle sovrastrutture? Non spoileriamo niente del testo perché è troppo bello e va scoperto pian piano.

Dargen – AI AI

Una riflessione profonda mascherata da canzoncina allegra in stile disco music. Come sempre, Dargen è molto meno leggero di quanto non potrebbe sembrare a un primo esame: la sua è una critica all’Italia e alla sua mentalità, un “Bel Paese che ha così buongusto / che pure il meteo non è mai brutto”. Un brano diversa da quelli del primo Dargen, ma anche da quelli portati a Sanremo finora.

Raf – Ora e per sempre

Curiosità: la canzone di Raf è co-firmata da suo figlio, Samuele Riefoli, classe 2000. Il loro è un brano mid-tempo su una storia d’amore che suona familiare, tanto che a tratti sembra quasi un tributo a molti grandi classici sanremesi e non. Il che potrebbe essere un’arma a doppio taglio: è facile affezionarsi al ritornello, ma è altrettanto facile che si perda nel flusso dei trenta brani in gara.

Elettra Lamborghini – Voilà

È nota come la regina del reggaeton, ma stavolta arriva con una cassa drittissima e una cascata di lustrini e luci strobo che strizzano l’occhio alle canzoni più amate dalla comunità LGBTQIA+: il ritornello apre con “E allora viva viva viva la Carrà” e continua con un gioco citazionista di tutte le hit storiche del Pride. Idea carina, ma sicuramente l’operazione poteva riuscire un po’ meglio.

Chiello – Ti penso sempre 

La collaborazione con Tommaso Ottomano (il fidatissimo collaboratore di sempre di Lucio Corsi) è azzeccatissima. Ti penso sempre è indie rock anni ‘00 in purezza: sembra di risentire i primi Verdena, nel senso migliore del termine. Questo è il Chiello che ci piace, soprattutto perché la sua malinconia non si ammanta di disperazione, ma si accompagna con un po’ di sana cazzimma: “Ti penso sempre / voglio disinnamorarmi / non è rimasto niente / solo una scheggia di noi due”. Se riuscirà a trasmettere la stessa energia sul palco, non avrà nulla da temere dall’Ariston.

Fedez e Masini – Male necessario

“La gente pudica giudica, che brutta gente frequenta Fedez / ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente perbene”. C’è il tentativo di creare una balland sanremese, riuscito soltanto a metà per alcuni tratti. Alcune punchline, però, sono piuttosto riuscite. Sommando le rispettive fanbase, il televoto è comunque dalla loro parte.

Michele Bravi – Prima o poi

Questa sua interpretazione costituisce un’evoluzione del timbro già particolarissimo di Michele Bravi, che diventa ancora più sofisticato: si conferma uno degli interpreti più interessanti della sua generazione. La canzone, però, è fin troppo difficile per un palco come quello di Sanremo, con salti melodici e armonici che finiscono per distrarre dal testo, peraltro molto bello.

J-Ax – Italia Starter Pack

Un brano in formato tormentone che si regge su arrangiamento country e grandi verità sull’Italia (“Qui non si protesta per lo stipendio / solo per la pizza con l’ananas”). J-Ax è senz’altro uno dei migliori nel giocare con questa formula, e ci regalerà senz’altro uno dei momenti più animati del Festival. Ci sarebbe piaciuto vederlo anche in una veste diversa, però: la sua prima volta a Sanremo da solista poteva essere l’occasione per presentarsi con un pezzo più intimista.

Malika Ayane – Animali notturni

La produzione di Merk & Kremont dà vita a un ritmato mix di french touch, funk e soul, gradevole e sofisticato e soprattutto non banale. Molto apprezzabile che Malika, una delle regine delle ballad sanremesi, abbia deciso di andare in tutt’altra direzione e portare una canzone ballabile. Cronache di una notte infinita, dove “La strada è una giungla / puntiamo alla luna / come animali notturni”. Potrebbe funzionare ancora meglio una volta terminato il festival.

Francesco Renga – Il meglio di me

Da una voce come Renga ci si aspettava una ballad sentimentale con apertura sul ritornello, che desse spazio a tutta l’estensione della sua voce: e così è, in effetti. Il risultato è ovviamente confezionato molto bene per quel tipo di standard, ma non spicca nel mucchio.

Ditonellapiaga – Che fastidio!

Grande e graditissima sorpresa, una delle canzoni che potrebbe sopravvivere meglio alla fine del Festival. Finalmente un brano originale e un potenziale tormentone degno di una popstar internazionale: su una cassa dritta che ricorda gli esperimenti di Madonna di fine anni ‘90, Ditonellapiaga rappa un elenco lunghissimo di tutto ciò che le dà a noia. Elenco condivisibilissimo, oltretutto: c’è la moda di Milano, lo snob romano, la musica tribale, i cani alle dogane. Una canzone tutta da ballare, possibilmente brilli, ma senza spegnere il cervello.

Leo Gassman – Naturale

Ed eccoci di nuovo alle ballad con apertura sul ritornello, ma se non altro Gassman riesce a portare un po’ della freschezza legata alla sua età. Quell’immagine ripetuta, “mi macchi la felpa con il nero dell’eyeliner / tu che sei più bella al naturale” ricorda un po’ il Sanremo di Alessandro Canino con Brutta: lì, però, con le lacrime era il rimmel che si struccava. (Lo so, voi siete troppo giovani per ricordarvelo, ma fate leggere questa cit. alla vostra mamma boomer e vedrete che capirà).

Sal Da Vinci – Per sempre sì

Nonostante la pletora di autori e produttori iper-contemporanei e blasonati (Federica Abbate, Alessandro La Cava e Merk&Kremont), resta esattamente il tipo di brano che ci aspetteremmo da Sal Da Vinci: una canzone neomelodica tamarra e orecchiabilissima, con echi di tango sovrastati dalla cassa dritta. Sicuramente andrà virale su TikTok fin dalla prima serata, perché è memabile come poche altre al mondo. 

Levante – Sei tu

Sì, è una ballata d’amore anche questa, ma qui si vede la maestria della cantautrice: è decisamente più originale della media. Un brano a tratti difficile e non immediatamente orecchiabile, ma che proprio per questo è di qualità superiore e potrebbe rimanere negli anni. Si sente tutta la sua emozione nel cantarla, e questo le dà un’ulteriore marcia in più. In un mondo giusto sarebbe una candidata alla vittoria, ma non è detto che il televoto la premierà.

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare

Una ballad esistenzialista (sì, ancora) in cui però si sente molto la mano di Pacifico, che la firma come co-autore: meno scontata di tante altre, parte lenta e sofisticata e cresce con l’arrangiamento. Nulla di nuovo, ma ben fatto.

Samurai Jay – Ossessione

La quota latin urban del Festival. Nel suo genere sicuramente è un pezzo efficace e probabilmente la ascolteremo tutta l’estate, anche se come molti aspiranti tormentoni degli ultimi anni soffre un po’ la frammentazione per creare un momento di viralità su TikTok: cambia ritmo e melodia un sacco di volte, forse anche troppe. Asso nella manica potenziale: si dice che Belen Rodriguez lo accompagnerà sul palco ogni sera.

Serena Brancale – Qui con me

Con la sua voce, Serena Brancale può davvero fare tutto ciò che vuole. Sceglie la via della ballad classica, con un crescendo importante: un brano commovente dedicato a sua madre scomparsa da qualche anno. Magistralmente interpretata, molto adatta a Sanremo, particolarmente difficile a livello tecnico. 

Arisa – Magica favola

Torna l’inossidabile sodalizio con Giuseppe Anastasi, il suo autore storico, e tornano anche i brani eleganti e sommessi che l’hanno resa famosa. Una canzone adulta, che svela molto di lei: “A trent’anni mi dicevano tutti ‘Che bella la tua voce’ / a quaranta voglio solo ritrovare un po’ di pace”. Tra le (numerosissime, ormai lo avete capito) ballad in gara è forse una delle più gradevoli.

LDA & AKA7even – Poesie Clandestine

Anche qui siamo in zona latin, ma con un bel po’ di napoletanità e melodia mediterranea: la quota che l’anno scorso era occupata da Anema e core di Serena Brancale, in pratica. Come già detto per altri brani, anche in questo caso si soffre un po’ l’effetto TikTok: è una canzone con tanti break per altrettanti potenziali reel.

Bambole di Pezza – Resta con me

Una classica power ballad soft rock, perfetta per una band, che per stile e potenza ricorda un po’ la prima Emma Marrone. Senz’altro è una canzone interpretata e scritta molto bene (anche grazie alla presenza di Nesli che firma il testo), e ci fa piacere immaginare che finalmente molti italiani si renderanno conto che anche le donne sanno suonare. Nulla di nuovissimo, però.

Fulminacci – Stupida sfortuna 

Fulminacci sa scrivere, e questa ne è l’ennesima dimostrazione: un brano pop cantautorale in cui la routine e le sfighe quotidiane si trasformano in metafora per un amore che sta decollando, ma in cui tutto potrebbe ancora andare malissimo o benissimo. Uno dei brani più belli tra quelli in gara, potrebbe avere una vita lunga anche dopo il Festival.

Ermal Meta – Stella stellina

Incredibile ma vero: un brano che non solo parla di attualità, ma addirittura di Gaza. Ci vuole del coraggio per portare a Sanremo un tema del genere, visto com’è andata a finire le ultime volte che qualcuno ci ha provato. Onore al merito, quindi. La produzione a cavallo tra il mondo arabo e quello balcanico (firmata da Dardust) è molto contemporanea, la scrittura di Ermal Meta molto più tradizionale; al punto che sì, Stella stellina è proprio l’omonima ninna nanna, citata all’inizio del testo.

Eddie Brock – Avvoltoi

Eddie Brock, forse il meno conosciuto tra i concorrenti di quest’anno, a Sanremo si gioca il tutto per tutto. Il suo brano, forse non a caso, parte come una ninna nanna, prosegue come una ballad, evolve in una progressione soft rock, poi arrivano i violini e infine l’assolo di chitarra e i cori alla Vasco: tante idee, pure troppe. La canzone in sé è anche piacevole, ma si fa fatica a starci dietro.

Maria Antonietta e Colombre – La felicità e basta

Un brano perfetto per una coppia felice, allegro e scanzonato, dal sapore deliziosamente vintage, ricorda un po’ le estati nelle discoteche all’aperto sul mare degli anni ‘80 e le hit di Viola Valentino (c’è la mano di Katoo dietro al sound). Con un invito che dovrebbe valere un po’ per tutti: “La felicità ce la prendiamo e basta”. È la rivincita della scena indie, ma sarà una gran bella scoperta per quella mainstream.