A24 non morirà con l’investimento di Google DeepMind

Quando si parla di intelligenza artificiale applicata al cinema, il dibattito trova sempre una divisione tra entusiasmo e preoccupazione. Da una parte c’è chi vede nell’AI uno strumento capace di semplificare il lavoro creativo e produttivo; dall’altra, invece, chi teme una compromissione dell’identità artistica degli addetti ai lavori. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce anche la nuova collaborazione tra A24 e Google DeepMind.

Secondo quanto annunciato nei giorni scorsi, Google avrebbe investito circa 75 milioni di dollari in A24, casa di produzione cinematografica indipendente, avviando una partnership pluriennale di ricerca e sviluppo. L’obiettivo, almeno sulla carta, non è quello di realizzare film attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale, bensì sviluppare strumenti capaci di supportare filmmaker e produzioni durante le diverse fasi del lavoro, dalla pianificazione del set fino alla distribuzione in sala.

Un dettaglio importante riguarda i limiti previsti dall’accordo tra le due parti: A24 ha dichiarato di non concedere a Google l’accesso al proprio catalogo, impedendo così l’utilizzo del materiale d’archivio per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. L’investimento si esclusivamente sullo sviluppo di nuove tecnologie dedicate al workflow produttivo.

Nonostante questa precisazione sia stata ribadita più volte dalla stessa A24, l’annuncio della collaborazione con DeepMind ha suscitato particolare preoccupazione tra il pubblico e i sostenitori della società, simbolo del cinema d’autore contemporaneo americano, i cui valori difficilmente sembrano conciliabili con le caratteristiche di un progetto sviluppato attraverso l’intelligenza artificiale.

Fondata nel 2012 a New York da Daniel Katz, David Fenkel e John Hodges, A24 nasce fin da subito come società di distribuzione indipendente. Il suo nome deriva dall’Autostrada A24, percorsa durante un viaggio in Italia da Daniel Katz, che racconta di aver immaginato proprio in quell’occasione la nascita del progetto.

Nei primi anni la società distribuisce film come Spring Breakers, The Bling Ring e Under the Skin, dimostrando fin da subito una particolare attenzione verso opere autoriali e anticonvenzionali, che cercano di rimanere al di fuori delle logiche produttive hollywoodiane tradizionali. Grazie al successo nella distribuzione, nel giro di pochi anni A24 inizia a produrre internamente anche alcuni film, destinati poi a diventare punti di riferimento del panorama cinematografico contemporaneo, tra cui Ex Machina, The Witch, Lady Bird e soprattutto Moonlight, che nel 2017 conquista l’Oscar come Miglior Film, consacrando definitivamente lo studio a livello internazionale.

Da quel momento A24 smette di essere soltanto una casa di produzione e diventa un vero e proprio marchio culturale. È uno dei rarissimi casi in cui il pubblico sceglie un film proprio perché ripone fiducia nella produzione e nelle proposte dello studio. Un rapporto costruito grazie a una precisa linea editoriale fatta di libertà creativa, fiducia nei confronti di registi emergenti e volontà di sostenere nuovi progetti giudicati, invece, dalle grandi major come troppo rischiosi per il botteghino. Successi come Hereditary, Midsommar, Uncut Gems, The Lighthouse, Everything Everywhere All at Once, The Whale, Past Lives e Civil War consolidano ulteriormente la reputazione di A24 come punto di riferimento del cinema indipendente moderno.

Negli ultimi anni inoltre A24 ha continuato a rafforzare la propria posizione all’interno del panorama cinematografico internazionale, affiancando ai film d’autore produzioni sempre più ambiziose dal punto di vista produttivo. Tra i titoli Marty Supreme e The Drama, due progetti molto diversi tra loro, ma accomunati dalla volontà di  continuare a puntare su autori riconoscibili e cast di primo piano.

La sua identità, costruita e definita nel corso degli anni, ha quindi inevitabilmente alimentato il dibattito intorno alla nuova collaborazione con Google. Per molti fan, vedere uno dei simboli del cinema autoriale stringere un accordo con una delle aziende più influenti nello sviluppo dell’intelligenza artificiale ha inevitabilmente sollevato molti dubbi sul futuro della creatività nell’ambito cinematografico.

Nonostante ciò, è importante ricordare che A24 ha costruito – e punta a mantenere – i propri valori fondanti e che continuerà, con ogni probabilità, il percorso nella ricerca di nuovi autori, sviluppando progetti originali che abbracciano quell’idea di cinema indipendente che l’ha contraddistinta fin dall’inizio. Snaturare questo modello sarebbe probabilmente controproducente non solo per la casa di produzione, ma anche per lo stesso investitore. Gran parte del valore di A24 risiede infatti nella sua identità e modificarne i principi significherebbe semplicemente rischiare di perdere ciò che la rende unica.

Per questo motivo, l’aspetto più interessante della partnership non riguarderà tanto i contenuti dei film, quanto il modo in cui essi vengono realizzati.

L’investimento potrebbe portare a una maggiore disponibilità di capitale, rendendo la società in grado di finanziare un numero più elevato di produzioni contemporaneamente e riducendo così alcune criticità che possono presentarsi nelle fasi di sviluppo e post-produzione. Una forma di potenziamento del workflow che permetterebbe a A24 di migliorare anche la gestione dei diritti e della distribuzione internazionale, offrendo allo stesso tempo accesso a strumenti tecnologici capaci di ottimizzare processi come la creazione di storyboard, la previsualizzazione, l’organizzazione delle riprese, gli effetti visivi, il montaggio e l‘analisi del pubblico.

In altre parole, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare un acceleratore della produzione senza necessariamente sostituire la componente artistica dei registi, che avrebbero così a disposizione più tempo da dedicare alle decisioni creative.

Naturalmente siamo tutti consapevoli che il confine tra supportare la creatività e indirizzarla verso logiche più commerciali può diventare sottile. Ogni volta che entra in gioco un investitore importante all’interno di una società indipendente aumentano, oltre alle disponibilità economiche, anche le aspettative di rendimento e la pressione all’interno di un mercato sempre più globale.

La vera domanda, quindi, non è se A24 utilizzerà o meno l’intelligenza artificiale – è molto probabile che accada, come d’altronde sta già succedendo nel resto dell’industria cinematografica – ma fino a che punto deciderà di farlo.

Più che osservare quanti film produrrà nei prossimi anni, sarà interessante capire quali storie sceglierà di continuare a raccontare. Se l’intelligenza artificiale rimarrà uno strumento al servizio dei filmmaker, senza alterare quella libertà creativa che ha reso A24 un punto di riferimento del cinema d’autore, questa collaborazione potrebbe rappresentare un’evoluzione naturale della sua storia.

Per il momento, però, è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive. L’accordo tra A24 e Google rappresenta uno dei primi esperimenti di collaborazione strutturata tra una realtà simbolo del cinema d’essai e una delle aziende leader nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Solo il tempo saprà dire se questo modello contribuirà a rafforzare l’autonomia creativa degli studi indipendenti o se segnerà l’inizio di un nuovo equilibrio tra tecnologia e produzione cinematografica.