Le piante sono i nuovi animali domestici?

C’è chi le considera semplici elementi decorativi e chi, invece, arriva a trattarle quasi come membri della famiglia. Negli ultimi anni, le piante sono diventate una presenza sempre più diffusa nelle nostre case, tanto da aver dato origine a una vera e propria categoria di plant parents, persone che dedicano tempo, attenzioni e, talvolta, anche una certa dose di preoccupazione alla cura delle proprie piante.

Se un tempo ne bastava una succulenta sul davanzale, oggi per qualcuno la cura del verde domestico è diventata un’attività che richiede terricci specifici, fertilizzanti e una discreta conoscenza delle condizioni di luce della propria casa.

«Pets are the new kids, and houseplants are the new pets», recita una frase che riassume piuttosto bene il fenomeno. Se per anni abbiamo sentito parlare degli animali domestici come di una possibile alternativa ai figli, oggi sembra che le piante stiano assumendo, almeno in parte, un ruolo simile. Naturalmente, non si tratta di mettere sullo stesso piano la cura di una pianta e quella di un figlio o di un animale, ma di riconoscere un’esigenza comune e innata: quella di prendersi cura di qualcosa di vivo, seguirne la crescita e assumersene, in qualche misura, la responsabilità. Vedere una pianta sviluppare una nuova foglia o riprendersi dopo un periodo di difficoltà restituisce la soddisfazione di osservare un cambiamento concreto, che dipende anche dalle nostre cure.

Non è un caso che questa attenzione sia particolarmente evidente tra Millennials e Gen Z, generazioni per le quali le tappe tradizionalmente associate alla vita adulta, dalla casa di proprietà alla costruzione di una famiglia, sono spesso posticipate, ripensate o semplicemente non considerate una priorità. In questo contesto, le piante possono rappresentare una forma di accudimento più accessibile, compatibile con ritmi di vita, disponibilità economiche e situazioni abitative differenti.

Secondo un’indagine condotta da YouGov per STIGA nel 2024, oltre sette giovani su dieci tra i 18 e i 24 anni, in Italia e Francia, dichiarano di amare il giardinaggio. Un dato che, pur non riguardando esclusivamente le piante da appartamento, conferma quanto l’interesse per la cura del verde sia diffuso tra le nuove generazioni.

Naturalmente, prendersi cura di una pianta non significa necessariamente riuscire a mantenerla in vita. Secondo un sondaggio condotto da OnePoll, un plant parent avrebbe fatto morire in media sette piante. Un dato in cui probabilmente molti possono riconoscersi, soprattutto pensando alle volte in cui hanno provato a salvare una pianta spostandola da una finestra all’altra, o alternando periodi di totale siccità ad annaffiature fin troppo frequenti, nel tentativo di trovare la combinazione perfetta per farla stare bene.

Al di là delle difficoltà, la cura delle piante sembra avere effetti positivi anche sul nostro benessere. Nello stesso sondaggio, l’81% degli intervistati ha dichiarato di aver percepito benefici sulla propria salute fisica e mentale. Una percezione che trova riscontro anche nella letteratura scientifica, dove diversi studi hanno osservato un’associazione tra la presenza di piante negli ambienti interni e una riduzione dello stress e delle emozioni negative.

C’è poi una dimensione più legata al modo in cui viviamo gli spazi domestici. La pandemia ha probabilmente accelerato una trasformazione già in corso, portandoci a prestare maggiore attenzione agli ambienti in cui trascorriamo buona parte del nostro tempo. La casa ha assunto contemporaneamente le funzioni di ufficio, luogo di socialità e spazio personale, rendendo ancora più evidente il desiderio di costruire ambienti piacevoli e accoglienti.

In questo contesto, le piante sono diventate anche uno strumento per personalizzare gli interni. Possono completare un angolo della stanza, modificare la percezione di uno spazio. A differenza di altri elementi decorativi, però, non sono oggetti statici: crescono, cambiano forma e richiedono attenzioni che vanno oltre la semplice scelta di dove posizionarle.

Un esempio interessante di quanto siano entrate a far parte dell’immaginario domestico delle nuove generazioni arriva proprio da IKEA. Nel 2026, il marchio svedese ha presentato una collezione pensata per giovani adulti che cambiano spesso abitazione. Il progetto nasce dall’osservazione delle abitudini di alcuni giovani londinesi tra i 20 e i 28 anni, alle prese con appartamenti in affitto, spazi ridotti e traslochi frequenti. Tra scrivanie pieghevoli, soluzioni contenitive e arredi facilmente trasportabili, compare anche un portavasi in iuta, dotato di manici e di una copertura integrata per proteggere la pianta durante il trasporto.

Potrebbe sembrare un dettaglio secondario, ma è proprio questo a renderlo significativo. Tra gli oggetti che un giovane adulto potrebbe aver bisogno di portare con sé da una casa all’altra, IKEA ha previsto anche le piante. Non più soltanto qualcosa da acquistare per arredare un nuovo appartamento, ma qualcosa che già possediamo, di cui ci prendiamo cura e che desideriamo conservare anche quando cambiamo casa. La stessa designer della collezione, Wiebke Braasch, ha raccontato di essere rimasta sorpresa da quanto il trasporto delle piante rappresentasse un problema concreto.

In fondo, è forse questo l’aspetto più interessante del fenomeno: le piante possono essere acquistate per completare l’arredamento e finire per diventare una presenza a cui ci affezioniamo. Una tendenza che sembra raccontare qualcosa che va oltre la semplice estetica, riflettendo il nostro bisogno di prenderci cura di ciò che ci circonda e di costruire un rapporto più personale con gli spazi che abitiamo.