Se dovessero chiederci cosa abbiamo visto di nuovo durante queste fashion week probabilmente non avremmo nulla da dire. D’altronde l’ha dichiarato anche Miuccia Prada a Tim Blanks di Business of Fashion: “Tutti vogliono una grande rivoluzione nella moda, ma i grandi cambiamenti nello stile sono sempre determinati da cambiamenti politici. La minigonna è stata inventata perchè c’è stata una rivoluzione femminile. Ma se la rivoluzione non può avvenire in questa società libera, cosa ti inventi?”. Se a questo aggiungiamo che dopo tutti questi anni è difficile, se non impossibile, creare qualcosa di veramente nuovo il risultato è che, sulle passerelle hanno sfilato capi che nel nostro guardaroba già c’erano, o quasi. Se volessimo tradurre questo concetto in un linguaggio comprensibile all’algoritmo di Tik Tok probabilmente parleremmo di normcore, eppure qualcosa di un po’ diverso c’è stato. Lo vediamo nelle cinture proposte da Celine, nei trench di Givenchy e nei colletti delle camicie di Balenciaga: è tutto esagerato, enorme, fuorimisura.
Prendete, per esempio, i pantaloni di Loewe. Un modello apparentemente semplicissimo che culmina, però, in vita con un risvolto smisurato. E sullo stesso stile viaggiano moltissimi dettagli dei look. Pierpaolo Piccioli, da Balenciaga, fa strabordare l’enorme colletto di una camicia azzurra (portato rigorosamente alzato) da un maglione sfrangiato mentre da Givenchy e Ferragamo sono i trench a subire la trasformazione. A Parigi Sarah Burton lavora su giganteschi rever mentre da Ferragamo i trench si allungano trasformandosi in mantelli che sfiorano il pavimento. Anche da Chanel i classici completi in tweed hanno risentito della tendenza con grandi colletti in stile baby.
Nemmeno gli accessori sono immuni a questa trasformazione. Primi fra tutti le cinture, il must have di questo turno di sfilate. Tornate a cingere la vita le cinture della SS27 sono decisamente protagoniste, anche per la loro dimensioni. Sono triple quelle presentate da Demna per Gucci, come quelle sulla passerella di Junya Watanabe. Ma a volte ne basta anche una sola per essere protagonista, come nel caso di Celine e dei suoi cinturoni con maxi fibbia dorata. E se non sono le cinture sono le borse come quella in rafia intrecciata che abbiamo visto sulla passerella di Bottega Veneta. Per non parlare dei mono orecchini floreali che completano i look della SS27 del Dior di JW Anderson: infiniti strati di petali che, dalle orecchie, scendono ben oltre le spalle. Ma anche i cappelli di Mugler che avvolgono gli occhi e si sviluppano verso l’alto o ancora i maxi fiocchi che accarezzano il collo delle modelle che sfilano per Saint Laurent all’ombra della Torre Eiffel.
Insomma niente di nuovo, è solo tutto più in strano. E se ancora non siete convinti vi basterà guardare le scenografiche acconciature cotonate delle invitate alla cerimonia di Antonio Marras per fugare ogni dubbio. Così come le lunghissime catenelle degli occhiali lanciati da Daniel Rosberry per Schiaparelli. In effetti potrebbe essere proprio Schiaparelli la chiave di questa tendenza che ha tutta l’aria di strizzare l’occhio al surrealismo. Lo stesso stile tanto amato da Elsa Schiaparelli e dal suo amico Salvador Dalì. Rapporto indagato proprio adesso in una mostra in scena a Palazzo Reale, a Milano. Un’esposizione che mette in luce i rapporti tra la moda e l’arte surrealista aperta fino al 31 gennaio 2027.
Non stupirebbe affatto vedere tra le sale anche le cinture che Michael Rider ha proposto per la ss27 di Celine o i colli spropositati delle camice di Balenciaga. In fin dei conti se non si può più inventare nulla di nuovo cosa si può fare per evitare passerelle da sbadiglio se non ribaltare la percezione. Rivoluzionario? Non credo proprio, ma l’ha detto Miuccia, in questa società “libera” non c’è spazio per i cambiamenti. Almeno per ora.





