Nei centri storici di diverse città d’arte italiane, soprattutto quelle più soggette ai flussi turistici, è da tempo presente un fenomeno difficile da ignorare: le donne, anziane e non, che preparano pasta fresca nelle vetrine di molti ristoranti e locali specializzati. Di recente ha parlato della questione persino il Washington Post, con un reportage dalla Capitale che ha fatto molto discutere, intitolato «C’è una nuova trappola per turisti a Roma: le nonne che preparano la pasta fresca». Il quotidiano statunitense scrive che si tratta di un espediente pensato soprattutto per attirare i turisti, ma il fatto che a mettere in guardia da questa pratica sia proprio un media americano suggerisce che tale approccio stia iniziando a stancare persino i visitatori statunitensi, cioè la fetta di turisti a cui questi stessi stratagemmi sono maggiormente rivolti. La spettacolarizzazione della cultura gastronomica italiana è una trovata che coinvolge molto prodotti nazionali e locali, dal limoncello alla mortadella fino al gelato, ma la pasta è l’elemento su cui molti ristoratori fanno più leva: l’idea alla base di questo approccio è dimostrare la presunta qualità e autenticità del locale, ma è evidente che spesso si tratti di una forzatura.
@kroggyy Osteria da fortunata was infact worth the que, Thanks TikTok I guess #italy #milan #travel ♬ original sound – leah
Tra i locali che hanno contribuito maggiormente a rendere popolare l’idea di mostrare la preparazione della pasta fresca c’è Osteria da Fortunata, storico ristorante di Roma diventato particolarmente noto, a partire dai primi anni Duemila, anche grazie alla scelta di esporre le pastaie al lavoro dietro grandi vetrine affacciate sulla strada. Oggi il gruppo conta cinque sedi solo nella Capitale, tre a Milano, una a Firenze, una a Bologna e una a Miami – tutte nei rispettivi centri storici. La clientela è composta in larga parte da turisti stranieri, spesso disposti a fare lunghe code prima di poter entrare (le recensioni dei singoli locali sono comunque tendenzialmente positive). Un altro esempio simile è Bottega Portici, nel centro di Bologna, dove la preparazione della pasta a vista è parte dell’identità veicolata dal locale. Ci sono poi i casi come Tonnarello, ristorante con diverse sedi a Roma che ha costruito buona parte della propria narrazione intorno a un aspetto molto preciso: servire le portate – in questo caso i tonnarelli, il formato di pasta fresca che dà il nome all’insegna – direttamente in padelle di metallo, per richiamare un’idea di cucina domestica, semplice e informale. A spingere i turisti verso queste insegne, però, non sono soltanto gli elementi che – più o meno direttamente – finiscono per spettacolarizzare la cucina casalinga italiana: un ruolo importante lo svolgono anche i social network, dove i pasti all’interno di ristoranti del genere vengono ampiamente condivisi su piattaforme come Instagram e TikTok, contribuendo a rendere i singoli locali molto riconoscibili e desiderabili.
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Il cibo inteso come “forma di spettacolo” è comunque presente anche in altri contesti, più autentici e meno soggetti a flussi di visitatori stranieri. Non a caso, nel libro Cucina Aperta lo chef e scrittore Tommaso Melilli scrive che oggi, in determinate circostanze, spesso si va al ristorante allo stesso modo in cui in passato si andava a teatro. Resta il fatto che la crescita del turismo gastronomico in Italia ha contribuito, almeno indirettamente, a forzare ulteriormente questo tipo di narrazione. Ne è un esempio il caso di via dell’Arco Basso, a Bari, dove da diversi anni alcune signore stendono le orecchiette direttamente sulla strada: in passato, la preparazione della pasta fresca era soprattutto un’attività domestica, spesso relegata alla domenica; l’interesse dei turisti per prodotti come le orecchiette ha però trasformato progressivamente questa pratica in un’attività commerciale – creando un mercato molto redditizio attorno a una tradizione che in origine apparteneva alla dimensione casalinga. Lo scorso anno, tuttavia, è emerso che alcune pastaie in via dell’Arco Basso vendevano orecchiette prodotte industrialmente facendole passare per pasta preparata a mano, perché la domanda dei turisti era diventata troppo elevata per poter essere soddisfatta continuando a produrre tutto artigianalmente – a dimostrazione di quanto queste forme di spettacolarizzazione richiedano forzature che non di rado finiscono per generare delle contraddizioni.
@silviarux Watching the famous nonnas of Bari make fresh orecchiette by hand 🍝✨ The tradition and skill is incredible! 🇮🇹 #orecchiette #pasta #traveldiaries #traveltiktok #bari ♬ Che La Luna – Louis Prima