Adel Taarabt e gli altri calciatori rivalutati dal web

Quando la scorsa settimana Adel Taarabt ha annunciato il suo ritiro, è come se si fosse chiusa una fase per tutti quelli nati nella metà degli anni ’90. Non che il marocchino sia stato un giocatore particolarmente importante: in Italia lo ricordiamo per aver allietato le domeniche di San Siro in uno dei peggiori Milan della storia, oltre che per un paio di stagioni dignitose al Genoa.

Taarabt, però, è stato uno di quelli attraverso i quali, in maniera più o meno consapevole, abbiamo scoperto di poter fruire diversamente dei calciatori e delle loro gesta. Taarabt è stato il calciatore da YouTube per eccellenza. Chi ha visto per intero una sua partita al Tottenham o al Queens Park Rangers? Nessuno, probabilmente, tranne i tifosi di quelle squadre. Eppure, c’è da scommettere, chiunque di fronte a un suo video di highlights saprebbe riconoscere in anticipo la reazione di Anthony Gardner, suo compagno agli Spurs, dopo che Taarabt avrebbe fatto passare la palla tra le gambe del povero Craig Fagan. Gardner si sarebbe portato le mani alla testa come se avesse assistito a un’esecuzione in diretta, ed era quella la reazione di tutti noi di fronte ai primi videoclip di questo strano trequartista marocchino, con lo sguardo assonnato, il culone e le gambe lunghe, che non avrebbero dovuto consentirgli tanta grazia nello stretto. 

Adel Taarabt è l’esempio più emblematico di calciatore la cui celebrità su YouTube, e sul web in generale, ha superato i successi ottenuti in carriera. Anzi, nel caso di Taarabt si può operare una netta distinzione tra il Taarabt di YouTube e quello reale.

Non è il primo caso, ovviamente, di calciatore il cui mito viene alimentato lontano dai campi. Semplicemente, cambia il medium con cui lo abbiamo conosciuto. Se una volta un personaggio del genere sarebbe diventato culto attraverso il racconto orale, o al massimo grazie a qualche rivista, Taarabt è arrivato nel periodo in cui YouTube e il web sono diventati la nostra enciclopedia sul calcio. Il fatto che giocasse in squadre di secondo piano e che nessuno avesse mai visto una sua partita lo relegava, semplicemente, in una nicchia a parte.

Con gli anni, però, quella nicchia si è allargata. E così, in quello spazio che involontariamente si era procurato, Taarabt ha iniziato ad ospitare altri calciatori.

C’è tutto un filone che sicuramente avete conosciuto, riconducibile al claim The streets won’t forget. È una frase che forse è già diventata cliché, ma che comunque rimane d’impatto, comunica immediatamente il suo messaggio: esistono sono giocatori la cui bacheca è rimasta magra, ma il cui valore è stato apprezzato dai veri appassionati. Il sottotesto, allora, è che al web spetta il sacro compito di preservare il loro nome, diffonderne le gesta, e in qualche modo fare giustizia di una carriera che, a dire di chi stila queste compilation, non è stata all’altezza del talento posseduto dai protagonisti. A sua volta, quindi, cambia anche il messaggio dietro i video: chi nel 2010 si divertiva a montare clip di Taarabt lo faceva senza questo processo mentale dietro; chi, oggi, ne propone le giocate, lo fa con lo scopo di spandere il verbo. È effettivamente una dinamica da strada, da racconto che i più grandi lasciano ai più piccoli; solo che le strade, in questo caso, sono quelle di YouTube, TikTok e Instagram.

Taarabt è il padre putativo di tutti i giocatori che le strade non dimenticheranno. Lo è perché il web ha definito la sua carriera molto di più di quanto lo abbia fatto il campo. È paradossale dirlo, ma il marocchino ha vissuto i suoi anni migliori al crepuscolo, quando era già una celebrità di YouTube: giocava al Benfica, aveva scollinato ampiamente i trent’anni ed era stato riconvertito in centrocampista. Taarabt era lento, pesante; in quella posizione però, per la prima volta forse, la sua qualità tecnica spropositata aveva trovato un senso al livello più alto, anche in Champions League.

Di quella stagione, però, nella memoria collettiva rimane poco rispetto ai giorni col Queens Park Rangers o col Tottenham, di cui un suo compagno croato dell’epoca, che adesso gioca al Milan diceva che avrebbe potuto tranquillamente fare il titolare per Barcellona o Real Madrid.

Succede spesso così con questo tipo di calciatore. C’è sempre un loro ex compagno più celebre che afferma come quel determinato giocatore di culto avesse le potenzialità per dimostrarsi uno dei migliori al mondo. Parlate di Ben Arfa con qualche francese e c’è una possibilità concreta che vi dica che il suo talento, in purezza, era pari a quello di Messi. Lo sostiene, ad esempio, Karim Benzema: «Ha un talento enorme, è al livello di Messi, senza girarci intorno», aveva detto nel 2017.

Ben Arfa era il più talentuoso della Génération ’87, quella più florida e maledetta del calcio francese, la sua, di Benzema, di Nasri e di Menez. Tutti figli della banlieue intorno i quali, oltre che alle classiche compilation, è stato facile costruire narrazioni che attingevano al rap francese o al cinema. Di Ben Arfa, per esempio, esistono spettacolari edit su TikTok come una clip in cui immagini della sua carriera si alternano a quelle de La Háine.

@mcfoot26 so far, so good. 103 #lahaine #said #benarfa #football #niche #edit #ligue1 #movie #marseille #psg #hatembenarfa ♬ son original – MCFOOT26

Una storia del genere, fatta di lampi da fuoriclasse, talento sprecato e un background difficile, è perfetta per una piattaforma come TikTok che cerca sempre di evocare un sentimento, più che un ricordo oggettivo, sovrapponendo alle immagini canzoni e didascalia varie. 

Poiché si tratta di giocatori del passato, non esiste più materiale originale da caricare su di loro. Instagram e TikTok, spesso, si limitano a rimasticare ciò che già esisteva su YouTube. Inserire giocatori così all’interno di una cornice, creare intorno a loro un racconto, quello del calciatore che non merita di essere dimenticato, serve allora a dare un senso a questo tipo di clip.

Che da un po’ di tempo, peraltro, hanno iniziato a spopolare, tanto da meritarsi un video sul canale ufficiale della Premier League, che ha celebrato così alcuni dei propri eroi minori.

Ovviamente figurano Taarabt e Ben Arfa. E, altrettanto ovviamente, figura un altro giocatore più famoso per il ricordo del web che per le sue azioni: Michu, lo strano trequartista/attaccante dello Swansea, che costò una qualificazione alla Champions League al Napoli ma che qualche anno fa è tornato alla ribalta grazie ad Haaland, che lo aveva eletto a suo giocatore preferito.

Oltre a loro, comunque, non mancano giocatori che semplicemente sono stati sottovalutati, come Ousmane Démbéke del Tottenham e Dimitri Payet: se c’è chi ha lasciato più sul web che sul campo, come Taarabt, c’è anche chi ha reso al massimo delle proprie potenzialità, e allora in quel caso le clip servono a farci riapprezzare coloro ai quali, in passato, non abbiamo dato la giusta importanza. Quasi come i pittori rivalutati dalla critica dopo la morte.

I nomi visti fino ad ora sono tutti ex giocatori della Premier League. D’altra parte, il filone delle strade che non dimenticano è partito dal mondo anglofono, per cui è normale che la maggior parte dei calciatori “riscoperti” da internet abbia militato nel campionato inglese. 

E se usciamo dall’Inghilterra? In Italia, su TikTok, uno dei nomi più ricorrenti è quello di Balotelli, che sul web continua a raccogliere proseliti ben più di quanto abbia fatto quando giocava. Una menzione a parte, però, la merita Adriano. Come nel caso di Ben Arfa, la componente del talento sprecato finisce sempre per creare un alone di mito intorno a queste figure. Quella di Adriano, però, è una vicenda tragica, sfociata nella depressione e nelle dipendenze. E a differenza di molti dei protagonisti di questi video, per almeno due anni il brasiliano è stato davvero uno dei migliori calciatori al mondo. L’amore nei suoi confronti è rimasto intatto, e non solo tra i tifosi dell’Inter e del Parma.

@gioafter The streets will never forget the Emperor 🏟️👑|| #fyp #adriano #football #seriea #inter ♬ som original – GioAfter.am

Ovviamente, non può mancare Alexandre Pato, le cui gesta con la maglia dell’Internacional, prima di trasferirsi al Milan, erano già delle compilation di YouTube ante litteram.

Qualche anno fa era diventato virale un tweet piuttosto didascalico: «Dudes can literally just sit around and name old sports players and just have the best time». È il divertimento più semplice e popolare che ci sia, ricordare i giocatori che ci hanno fatto appassionare e che ci hanno reso felici: il filone di Taarabt e degli altri calciatori mai dimenticati dalle strade ne è solo una declinazione in chiave contemporanea. Qualcuno, però, continua a vivere in questi discorsi ben più di quanto avesse fatto durante la sua carriera. E da una parte, forse, è giusto così.