Ora anche le app di dating puntano sui libri

Se ancora non fosse chiaro, leggere nel 2026 è diventato cool. Ve ne sarete senz’altro accorti prestando attenzione ai vostri amici performativi che fino all’altro ieri non sfogliavano una pagina neanche sotto tortura. Oggi invece, dentro all’ormai celebre kit matcha-tote bag-cuffiette con filo, rientra a pieno titolo anche un libro – magari l’Odissea – da tenere sotto braccio. Ma non è solo questo, performance o meno, i libri sono tornati ad essere un argomento d’interesse e un motivo di conversazione, in piena continuità con la tendenza che vede i più giovani allontanarsi gradualmente dal mondo online.


Questo Banu Guler, la fondatrice della famosa app di astrologia Co-Star, lo sa benissimo. Motivo per cui la product designer texana, cresciuta tra chiromanzia e tecnologia, ha unito le forze con Emily Segal, scrittrice e consulente creativa newyorkese. Il risultato di quest’unione è un’app di dating piuttosto inconsueta. Si chiama Readme, è stata lanciata qualche giorno fa a New York, e si propone di diventare la nuova Tinder (o Hinge, se preferite) per gli appassionati di letteratura.

Logo dell’app sviluppata da Banu Guler ed Emily Segal


Il lancio, avvenuto festeggiando in un bar di Manhattan, arriva in un momento storico favorevole, almeno sulla carta. Oltre alla rinascita dei libri, tra Booktok e Book Bar lanciati dalle celebrities, ci troviamo in un periodo di forte calo per le app di incontri che, da anni ormai, hanno difficoltà ad attrarre nuovi utenti. L’idea alla base di Readme è chiara, e anche piuttosto sensata. Se la maggior parte delle app di incontri disponibili sul mercato propone un’idea di dating piatta, transazionale e poco attraente, allora mettere al centro una passione intima e valoriale come quella per la letteratura può colmare un vuoto, emotivo e di mercato.


Readme, che ad oggi non è ancora disponibile in Italia, funziona in questo modo: dopo aver condiviso le classiche informazioni personali e l’obiettivo per cui si è scelto di scaricare l’app, bisogna rispondere ad un quiz di 25 domande riguardo scrittura, linguaggio e gusti letterari. Dopodiché Readme fa il resto: inserisce l’utente all’interno di uno dei 12 archetipi letterari disponibili, gli fornisce una valutazione della propria personalità e, infine, mostra ai match dell’utente un breve summary che riassume le informazioni più importanti che lo riguardano. Guler ha spiegato al New York Times che l’archetipo a cui si viene assegnati non funge da filtro rispetto agli altri utenti, ma che è pensato soprattutto per accompagnare il fruitore all’interno di un processo quotidiano di scoperta del sé e della propria interiorità. Seguendo, dunque, il principio sui cui si basa Co-Star e lo scopo dell’astrologia tout court, almeno secondo Guler.


Il fatto che il processo per cominciare ad utilizzare l’app non sia così immediato rappresenta da un lato un elemento attrattivo – uno sforzo maggiore presuppone un coinvolgimento maggiore – ma, dall’altra parte, un limite rispetto alla facilità che, soprattutto in un primo momento, porterebbe le persone ad avvicinarsi a Readme. Certo è che le premesse per il successo ci sono tutte: l’idea di conoscere una persona attraverso un libro è già entrata nell’immaginario collettivo. Dua Lipa, ad esempio, tra le più grandi promoter di questo ritorno della letteratura nell’immaginario pop, ha raccontato di aver conosciuto suo marito proprio grazie ad un
libro in comune (Trust di Hernán Diaz, per chi se lo stesse chiedendo). Ma non solo, pensate al successo di The Drama, tra i film più riusciti usciti in sala quest’anno. Anche in quel caso l’innesco alla base della travagliata storia d’amore tra Zendaya e Robert Pattinson è proprio un libro (inventato ad hoc per il film).


Insomma, il mondo cambia. E molto spesso cambiando finisce per tornare sempre al punto di partenza. Solamente da una prospettiva diversa. Readme prova ad intercettare questo tipo di cambiamento. Che ci riesca o meno poco conta. La nascita di un’app di questo tipo racconta comunque molto di noi, del nostro modo di vivere le relazioni e della nostra rinnovata necessità di avere legami più profondi con gli altri e con noi stessi. E se tutto questo porterà a leggere qualche libro in più, allora è tutto di guadagnato.