Gli hotel “adults only”, cioè le strutture ricettive riservate agli adulti, da qualche tempo non sono più una formula associata esclusivamente al turismo di lusso. Negli ultimi anni il modello si è diffuso anche in fasce di mercato più accessibili, diventando una soluzione sempre più conosciuta e ricercata da chi viaggia senza bambini. Secondo una ricerca realizzata da Booking.com, quest’anno nel Regno Unito il 37 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver cercato hotel adults only per le vacanze estive. Questo tipo di strutture – dove in genere l’accesso è consentito agli ospiti dai 16 o 18 anni in su – si trova soprattutto nelle destinazioni turistiche balneari, e in misura minore nelle località di montagna. A livello internazionale, l’offerta è particolarmente sviluppata nei Caraibi, in Messico e alle Maldive, oltre che in alcune delle principali destinazioni europee, come Grecia e Spagna. In Italia, invece, gli hotel di questo tipo sono ancora relativamente pochi. La formula “adults only”, però, spesso non ha semplicemente a che fare con l’assenza di bambini: queste strutture, infatti, progettano l’intera hospitality intorno alle esigenze della clientela adulta, con servizi e attività pensati per favorire soprattutto relax, benessere e socialità. Sono quindi comuni spa, trattamenti di benessere e massaggi, ma anche attività ricreative come tornei sportivi o lezioni di yoga, tra le tante cose.
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La formula “adults only”, in sostanza, punta a proporre un’esperienza più specifica rispetto a quella di un hotel tradizionale: non solo meno rumore e maggiore tranquillità, ma un’offerta pensata fin dall’inizio per chi cerca una vacanza incentrata sulla garanzia di benessere. Ma la clientela che apprezza questa formula non è composta soltanto da coppie senza figli: gli hotel adults only attirano anche piccoli gruppi di amici e genitori che scelgono di viaggiare da soli. Non è un caso, quindi, che, come riporta la rivista statunitense AFAR, nel settore turistico ci sia stato un aumento significativo delle richieste rivolte ai consulenti di viaggio per trovare hotel riservati agli adulti. Resta il fatto, però, che non sempre gli alberghi di fascia alta che adottano tale formula si presentano esplicitamente come “adults only”. La crescente diffusione del modello, infatti, ha aperto anche un dibattito sull’esclusione dei bambini: i più critici sostengono che vietarne l’accesso a una struttura alberghiera possa essere una forma di discriminazione e contribuire a rafforzare l’idea che i bambini siano, per definizione, un elemento di disturbo. Nel 2025 Sarah El Haïry, allora alta commissaria del governo francese per l’infanzia, aveva per esempio criticato pubblicamente la diffusione degli hotel adults only in Europa. La questione ha anche ricadute di natura etica e giuridica. In Italia, per esempio, la legge stabilisce che tutti gli esercenti – dunque anche gli albergatori – non possano rifiutarsi arbitrariamente di vendere beni e servizi a chi è disposto a pagarli. Fino a che punto, quindi, una struttura ricettiva può scegliere di escludere una determinata categoria di clienti, come i minori, senza che questa scelta venga considerata discriminatoria?
I’m not sure why everyone gets mad about the discussion of child free flights? No one’s saying you’re not allowed to take your kids on a flight, some people would just prefer a flight that doesn’t have kids, I always book child free hotels, that’s just what I prefer
— mr worldwide (nancy) (@nancyctattoos) May 19, 2023
Tra le strutture che adottano la formula adults only ci sono anche molti boutique hotel, alberghi di dimensioni contenute che puntano su un’identità precisa, un design curato e un’esperienza più personalizzata. Questo settore, ultimamente, ha attirato anche l’attenzione di Airbnb. L’azienda ha annunciato di voler stringere accordi con alcuni boutique hotel per consentire agli utenti di prenotarli direttamente attraverso la piattaforma – scelta che ha sorpreso diversi analisti. Airbnb era infatti nata nel 2008 con l’obiettivo di proporre un’alternativa alle strutture alberghiere, basata sulla possibilità di soggiornare in appartamenti e abitazioni private. Nel tempo, però, il comportamento degli utenti ha spinto l’azienda a cambiare strategia. «A un certo punto i nostri clienti mi hanno fatto cambiare idea», ha detto l’amministratore delegato di Airbnb Brian Chesky parlando con il New York Times. «Ci sono persone che alloggiano solo in hotel e altre che alloggiano solo in appartamenti Airbnb. E poi ci sono tantissime persone che usano entrambe le soluzioni […]. Stavamo perdendo quei viaggiatori». L’apertura da parte di Airbnb agli hotel risponde proprio a questa esigenza. Jesse Stein, responsabile del settore alberghiero di Airbnb, ha spiegato che l’obiettivo è raggiungere un segmento di viaggiatori che storicamente l’azienda faticava a intercettare: quello di chi preferisce le comodità di un hotel alla maggiore imprevedibilità che invece può caratterizzare un alloggio privato.