Abbiamo bisogno dei bar non performativi

Ne aprono mille, sempre diversi e sempre più belli. Sempre più pensati per proporre l’esperienza alternativa, il cibo più buono, il luogo più comodo. Eppure i bar di paese, o di quartiere, restano qualcosa di unico e irreplicabile.

Non solo perché ci ricordano da dove veniamo, ma perché sono gli unici posti rimasti in cui puoi entrare senza essere nessuno. 

Ad oggi dobbiamo performare ovunque, lavorare ovunque, rispondere al telefono ovunque. Siamo circondati da tutte quelle parole come networking, co-working. E in questo modo anche i luoghi che frequentiamo sono diventati un po’ una nostra estensione. E anche i bar, quindi, che abbiamo sempre vissuto come luoghi un po’ desolati, sono diventati performativi come noi.

Eppure i bar belli sono quelli in cui i signori anziani giocano a carte sui tavoli e le sedie di plastica, dove puoi scendere anche in pigiama a bere il caffè perché magari lo hai finito a casa. Dove puoi fermarti e fare niente, guardare soltanto lo scorrere delle macchine che ti passano di fronte.

Non dimentichiamoci dei bar non performativi, che alla fine sono quelli che ci hanno cresciuto.